La festa
Sant'Agata accolta dai devoti in lacrime, Scionti: «Il “Sì” della fede ha vinto la ferocia brutale del carnefice»
Il discorso del parroco della Cattedrale annuncia l'inizio della processione
Catania abbraccia la sua amata Agata. Dopo un anno di attesa, ecco la Santa avvolta dal manto bianco dei devoti. Una piazza Duomo gremita. I volti dei devoti, con il tradizionale sacco, rigati dalle lacrime di commozione. Oggi il fercolo toccherà le tappe del lungo giro esterno. Una processione scandita da più momenti. Con il più atteso: la suggestiva salita dei Cappuccini oggi pomeriggio.
Il parroco della Cattedrale Monsignor Scionti ha salutato così i devoti pronti a seguire il cammino di Sant'Agata per le vie di Catania. «Carissimi devoti e voi tutti fedeli che gremite questa piazza per l'annuale, attesissimo, incontro con Sant'Agata, ci disponiamo ad iniziare un cammino carico di gioia e speranza anche se lungo e faticoso. Sant'Agata vuole camminare con noi e anche noi con lei, sui suoi passi, guardando a lei e facendo memoria della sua testimonianza: così vogliamo camminare per le strade della nostra amata Città. Lasciamo però che Sant'Agata, nel cammino, parli al nostro cuore, bisognoso di conforto e di ritrovata speranza: lasciamola parlare!
Sembra a volte che la nostra festa sia riempita di iniziative, le più svariate, che nulla hanno a che fare col messaggio cristiano di Sant'Agata; come se i proponenti volessero vendere il proprio prodotto “usando” Sant'Agata per giustificare idee e proposte personali, poiché ben conoscono quanto sia amata da tutti. Per una volta lasciamo parlare Sant'Agata! Riascoltiamo le importanti espressioni che Agata pronuncia e che la bella nostra tradizione custodisce e trasmette: “la mia persona è saldamente legata a Cristo”… “sono serva di Cristo”… “la massima libertà e nobiltà sta qui: nel dimostrare di essere servi di Cristo”… “la vostra libertà vi trascina a schiavitù che non solo vi fa servi del peccato, ma schiavi”… “la mia salvezza è Cristo”… “ho per salvatore il Signore Gesù Cristo, con la sola parola cura ogni ferita, la sola sua voce tutto ristora”… “io confesso Cristo con le labbra e con il cuore, non smetto giammai di invocarlo”.
Il racconto della passione di Agata ci narra, poi, che mentre viene eseguito l'ordine del perfido Quinziano ed Agata è distesa sui cocci taglienti ed i carboni ardenti, tutta la città di Catania fu scossa dalla veemenza del terremoto. Quinziano cercò di scappare e i suoi consiglieri di scelleratezze restarono sepolti. Il “Sì” della fede di Agata vince la ferocia brutale del carnefice.
Il “Sì” di Agata a Cristo nella Chiesa è come un terremoto che restituisce alla Città giustizia e verità mentre distrugge e seppellisce empietà, violenza e cattiveria: un terremoto che proclama la centralità di Gesù Cristo crocifisso e risorto. Agata è la donna del “Sì” a Cristo nella Chiesa!
Mi spiace che qualcuno in questi giorni abbia sottolineato che Agata è grande perché ha detto “No”. Attenzione! Senza il “Sì” della fede di Agata noi non avremmo ragione di stare qui né oggi né mai. È la forza potente della fede di Agata che sconfigge Quinziano ed i suoi progetti di male. È il “Sì” della fede che rende Agata forte e capace di Bontà: la Bontà sconfigge il male!
Il “Sì” della fede, che rende Agata “Buona”, è la grande lezione che vogliamo raccogliere alla scuola della nostra Santa Patrona. Il male si vince col Bene… e il Bene è Cristo; chi è amico di Cristo vince sempre! L'amicizia con Cristo è il segreto che Agata ci svela perché permette la vittoria del Bene sul male, della giustizia sull'ingiustizia, la vittoria dell'amore e della fede sulla violenza e sulla cattiveria umana. Il “Sì” a Cristo rende ogni persona forte perché libera e coraggiosa.
A questo punto mi piace anche ricordare le parole che San Giovanni Paolo II ci ha rivolto quando, nel 1994, venne a Catania e poté venerare il Busto reliquiario di Sant'Agata: «State in piedi concittadini della martire Agata… avete Sant'Agata dalla vostra parte, lei vi aiuterà» ed ancora «se domandiamo alla vostra giovanissima Patrona: spiegaci come hai potuto… essere già così forte… così matura… lei ci risponde: “non è merito mio se sono stata Buona, è stato Gesù a farmi Buona, è Lui il segreto del mio nome e della mia vita. Io sono stata semplicemente come un tralcio attaccato alla vite”. Ecco, questo è il segreto di Agata e di tanti come lei».
Sant'Agata, non solo ci svela il suo segreto, ma intende e desidera ardentemente condividerlo con tutti noi, in particolare con i suoi devoti e con quanti indossano il suo “sacco votivo”, che non è un'antica camicia da notte (con buona pace di tanti), ma piuttosto un “voto”, un segno che deve ritornare ad essere impegnativo per vivere sui passi di Sant'Agata ed essere come lei amici di Gesù lasciando che la sua Parola illumini le scelte di vita ogni giorno.
Da novecento anni (1126 - 17 agosto – 2026) nella nostra Cattedrale custodiamo non solo le reliquie ma soprattutto la memoria di una testimonianza che tanto ha da dire a tutti noi ed in particolare ai nostri giovani. Nei giorni scorsi tanti giovani abbiamo incontrato nelle scuole e abbiamo notato un grande interesse al messaggio e alla testimonianza di Agata, libera e coraggiosa; spesso però mostravano perplessità su come questo messaggio si traduca nei gesti, nelle parole, nelle iniziative della festa e nei suoi rituali.
Lasciamo dunque che Sant'Agata ci parli, lasciamola parlare, il suo “Sì” della fede darà al nostro cuore speranza e l'occasione unica per allearci con Colui che vince il male e la morte: Gesù Cristo nostro Signore al quale sia lode e gloria nei secoli dei secoli. Così e solo così possiamo gridare e sempre grideremo, nella gioia e con verità: Cittadini, viva Sant'Agata!»