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Catania e Sant'Agata, un legame profondo

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Catania e Sant'Agata, un legame profondo

La nostra intervista al sindaco Pogliese all'interno dell'inserto Speciale Sant'Agata 2021, ora disponibile online

Di Sonia Distefano

Nonostante le restrizioni dell’edizione 2021 per i catanesi Sant’Agata assume sempre un valore assoluto. Sul tema, tra preoccupazioni e speranze, interviene il sindaco Salvo Pogliese che piega: «Sant’Agata è Catania, e Catania è Sant’Agata. L’anima della città è la devozione per la Santa; non si può spiegare Catania se non si illustra tale rapporto che si tramanda nelle famiglie, di generazione in generazione. Io vivo questo legame come una delle cose più importanti della mia vita».

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Come ha vissuto e come vive la festa da catanese, da politico e primo cittadino?

«Oggi le tre cose coincidono. Da sindaco si ha la responsabilità di condurre la Festa per gli aspetti di pertinenza dell’amministrazione comunale, ma si ha anche l’opportunità di vedere Catania e i catanesi da un osservatorio privilegiato. Che, ancora di più, consente di apprezzare la totale immedesimazione che esiste tra il popolo dei devoti e la Santa».

C’è un momento privato tra Salvo Pogliese e Sant’Agata?

«Sì. E’ il momento del raccoglimento in preghiera. Un momento intimo, per tutti i catanesi. Anche per me».

Quest’anno nei momenti liturgici la cittadinanza non potrà partecipare in presenza e sarà rappresentata da Lei. Con quali sentimenti vivrà la messa dell’Aurora o il Pontificale? Cosa porterà nel cuore? Quale la preghiera che deporrà ai piedi di Agata?

«Sento in pieno la responsabilità di rappresentare tutti i catanesi. Abbiamo negli occhi le immagini della Festa con la cattedrale e la città invasa da centinaia di migliaia di cittadini. Questi momenti torneranno. Oggi dobbiamo tenere duro, perché stiamo giocando una partita per la tutela di un bene superiore: la salute. A sant’Agata chiederò di aiutarci ad essere perseveranti, a non abbatterci di fronte alle difficoltà che stiamo vivendo, a uscire fuori da questi momenti rinfrancati e più coesi come comunità».

Quest’anno la candelora d’oro all’arcivescovo mons. Salvatore Gristina. Un riconoscimento importante. Come è maturata questa scelta?

«Poco prima che venisse a mancare, mi ero confrontato con il commendatore Maina sulla scelta della personalità a cui assegnare la Candelora d’Oro 2021. Mi consenta di ricordare il commendatore, in questo frangente: per mezzo secolo è stato l’anima della Festa, e manca a tutti. Maina mi disse che, dopo 19 anni di servizio nella nostra diocesi, c’era una sola designazione possibile: quella dell’arcivescovo. Sono stato subito d’accordo: mons. Gristina, nel suo servizio pastorale a Catania, ha fatto tanto per la città e per i cittadini. Merita questo riconoscimento».

Stiamo attraversando una crisi pandemica ed economica molto grave, cosa la preoccupa maggiormente?

«Che si stia creando una contrapposizione tra le necessità legate al contenimento della pandemia e le preoccupazioni di chi ha dovuto chiudere le proprie attività ed è angosciato per il presente e per il futuro. Invece, a maggior ragione adesso che con l’arrivo dei vaccini vediamo il traguardo davanti a noi, dobbiamo essere rigorosi nella lotta alla pandemia ma senza che qualcuno possa pensare di essere abbandonato dalle istituzioni. Penso ai ristoratori, ai negozianti».

La Festa di Sant’Agata in un momento di vacatio del prefetto. Come pensa si comporteranno i catanesi e i devoti che solitamente affollano le vie del centro? Quale raccomandazione?

«Dimostriamo di essere responsabili. Rispettiamo rigorosamente le prescrizioni, ed evitiamo gli assembramenti. Nessuno pensi di fare il furbo perché farebbe un torto a tutti i catanesi e allo stesso spirito della Festa».

Qual è il messaggio che il sindaco di Catania vuole fare arrivare ai catanesi in questa particolare edizione dei festeggiamenti agatini?

«Non sarà facile per nessuno, quest’anno, dover fare a meno della Festa nel modo in cui l’abbiamo sempre vissuta. È proprio quel modo ad averla resa un qualcosa di unico al mondo, tra le feste della cristianità. Ma tutte queste cose torneranno, perché il legame tra la Santa e la città non si può scalfire, fondato com’è su una fede profonda, sull’affidamento che facciamo alla Santa e che rinnoviamo anno dopo anno. Ecco, affidiamoci nuovamente alla Santa: Lei saprà indicarci la strada».

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