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Quando la devozione diventa arte e bellezza

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Quando la devozione diventa arte e bellezza

Di Carmelo Aurite

La devozione dei catanesi a Sant’Agata è qualcosa di molto intimo, misto a espressioni di esternazione, che non sono esibizionismo, ma volontà di condivisione di un sentimento profondo. Nei confronti di Agata i cittadini esprimono «una devozione popolare immensa» come sussurrò mons. Luigi Bommarito a Papa Giovanni Paolo II nel corso della visita pastorale a Catania nel 1994. Per i catanesi Agata è sorella e madre a cui guadare nella quotidianità. Molteplici, dentro e fuori la Festa, sono le espressioni di fede: le candelore come credo vivo delle corporazioni locali; la cera portata in spalla; il sacco bianco indossato per la processione.

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Quest’anno, in città, gli odori del torrone, della calia e semenza non ci saranno. La festa non sarà vissuta come le passate edizioni, ma c’è chi già, cogliendo il messaggio della curia catanese, si appresta a vivere il ricordo di Agata attraverso la propria attività professionale, plasmando la devozione in arte con le mani di donna.

Valentina Santagati, docente e giovane stilista catanese, ha utilizzato il lockdown per dedicarsi con maggiore vigore alla sua passione per la moda e la pittura, ispirandosi a Sant’Agata e alla sua fede.

«L’iconografia di sant’Agata – spiega l’artista - è dipinta a mano su abiti e borse in velluto ed è adornata da preziosi ricami con pietre colorate, pizzi fiorati neri e laminati in color oro».

Il desiderio di manifestare la propria fede e la propria devozione trova quindi spazio di diverse e originali forme artistiche. «L’arte, la moda e la pittura – continua la stilista – sono strette in un connubio con cui cerco di soddisfare il bisogno di esprimere la mia fede e la devozione».

Questa attività artigianale diventa quindi anche uno strumento di salvezza, capace di sollevare l’animo dalle difficoltà e dalla sofferenza che stiamo vivendo in questo tempo di pandemia. Valentina Santagati è così riuscita a fare suo e mettere in atto l’insegnamento del Concilio vaticano secondo. I Padri conciliari si rivolsero infatti agli artisti con le seguenti parole: «Il mondo in cui viviamo ha bisogno di bellezza per non oscurarsi nella disperazione, la bellezza come la verità è ciò che mette gioia al cuore».

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