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La testa di Ottaviano Augusto: dai musei di tutto il mondo allo scantinato del Paolo Orsi a Siracusa

Trovata casualmente durante degli scavi effettuati a Centuripe nel 1938, l'opera esposta a Roma e Berlino, giace tutt'ora nei magazzini del museo siracusano, in attesa di una collocazione definitiva

Dai musei di tutto il mondo alla polvere del magazzino del Paolo Orsi: la vicenda della testa dell'imperatore Ottaviano Augusto

Dalla gloria dei musei di Roma e Berlino alla polvere del magazzino del Paolo Orsi di Siracusa, dove giace da tre anni. È lunga e travagliata la storia della testa dell’imperatore Ottaviano Augusto, opera fedele risalente al periodo romano trovata casualmente durante degli scavi effettuati a Centuripe, in provincia di Enna, nel 1938.

LA VICENDA. «In quel periodo a Centuripe non c’erano il museo e l’antiquarium comunale e la competenza era di Siracusa, che l’ha prelevata per custodirla fino a quando è stata sistemata al Paolo Orsi» - spiega l’ingegnere centuripino Giuseppe Biondi ripercorrendo le tappe principali della complessa vicenda. «Ai tempi non è stata una scelta sbagliata, anche se la cittadinanza è insorta, manifestando spontaneamente e bloccando le strade del centro, convinta che questo reperto archeologico così importante avrebbe potuto cambiare le sorti del paese». La testa, insieme a quelle di due drusi, è stata esposta per un lungo periodo vicino al Duomo di Siracusa, dove si trovava la vecchia Soprintendenza. Fino all’inaugurazione del Paolo Orsi, dove nessuno, però, ha avuto il piacere di vederla esposta. «Nei primi anni del 2000 – aggiunge Biondi - è stata portata in giro per il mondo per testimoniare la sua importanza». Nel 2006 è volata in Germania, a Berlino, in occasione di una mostra dedicata alla Sicilia. Dal 17 ottobre 2013 al 2 febbraio 2014 è stata esposta alle Scuderie del Quirinale a Roma e dal 19 marzo al 13 luglio presso la Galeries Nationales de Gran Palais a Parigi. Nell’agosto 2014, invece, è arrivata al Museo Archeologico di Spoleto.

FAR RITORNARE IL REPERTO A CENTURIPE. «Quando ero amministratore al comune di Centuripe ho fatto di tutto per far ritornare la testa al museo locale – chiarisce Giuseppe Biondi. Ci siamo riusciti nel 2011 tramite un decreto assessoriale della regione con cui è tornata a casa per sei mesi, in prestito». Proprio in quel periodo le visite al museo di Centuripe sono aumentate in maniera esagerata, passando da mille presenze l’anno a 15 mila visitatori solo nel mese di dicembre. Quando è scaduto il prestito, però, è stata riportata a Siracusa, dove l’ingegnere si reca spesso per controllare se si trova ancora nei magazzini e per invitare la direttrice ad esporla, senza troppi orpelli. «Da dicembre 2011 si trova ancora nel sottoscala del Paolo Orsi – dice senza speranza Biondi, che fino a un mese fa ha parlato con la direttrice. Mi ha comunicato di essere in attesa di un finanziamento della Regione di circa 50 mila euro per allestire una vetrina ad hoc».

LA COPIA ESPOSTA IN AEROPORTO. Ma le stranezze non si esauriscono qui. «Un’altra assurdità riguarda la campagna di visibilità recentemente realizzata all’aeroporto di Catania dal Cnr. Nella hall di Fontanarossa sono state esposte in maniera digitale alcune delle opere più importanti della Sicilia, tra cui proprio la nostra testa, accompagnata da un cartello che invitava a visitarla al Paolo Orsi» - commenta con amarezza Biondi, che è anche consigliere regionale dell’associazione di volontariato Sicilia Antica, formata da professori, studenti e da tanti volontari che puntano alla valorizzazione e alla tutela dei beni culturali e che conta su tutto il territorio regionale più di sessanta sedi e mille soci. «La testa di Ottaviano è un pezzo importante perché è uno dei migliori ritratti trovati finora in Sicilia e testimonia il culto dell’imperatore Augusto anche a Centuripe», interviene l’archeologo Giacomo Biondi, originario di Centuripe e membro dell’Ibam Cnr, che oltre al cognome condivide con l’ingegnere l’interesse per questo reperto. «La zona in cui è stata ritrovata prende il nome di Edificio degli Augustales – continua - dal ritrovamento di un’iscrizione che fa pensare che nelle vicinanze doveva esserci il luogo dove si riunivano i sacerdoti che celebravano il culto degli imperatori». Negli anni ’80, come racconta lo studioso, i magazzini del museo di Centuripe sono stati scassinati ben due volte e una delle teste trovate nello stesso scavo di quella di Augusto è stata rubata, insieme a tanti altri oggetti di valore, marmi e vari pezzi di statue. «Se la testa in questione fosse stata lì probabilmente oggi staremmo raccontando un’altra storia, ma hanno ragione gli abitanti del luogo, anche a me farebbe piacere se fosse esposta nel nostro paese».

L'IBAM PER CENTURIPE. Con il contributo dell’Ibam è stata creata una carta archeologica di Centuripe e sono stati raccolti molti dati sugli Augustales, tratti non solo dalle giornate di scavo ma anche da documenti d’archivio ereditati dall’archeologo Guido Libertini - che negli anni Trenta allestì e fu direttore del Museo Civico di Catania all'interno del Castello Ursino - che verranno presentati il prossimo maggio durante un convegno che si terrà in Germania. «Inoltre – precisa Giacomo Biondi - è stata di recente realizzata una guida con cui cerchiamo di divulgare le notizie raccolte e condividerle con le persone, affinché il nostro lavoro non rimanga solamente tra le nostre quattro mura». 

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