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IL TURISMO DEL GEOM. FLAVIO BRIATORE

IL TURISMO DEL GEOM. FLAVIO BRIATORE

Flavio Briatore, il geometra Flavio Briatore, diplomatosi con una tesina sulla costruzione di una stalla, ha detto che in Sicilia il turista non viene per la cultura, ma per farsi il bagno e mangiare bene: "per fare turismo culturale si va altrove".

Tempo fa, in questa stessa rubrichina, scrissi più o meno la stessa cosa, suggerendo di cambiare lo slogan da "In Sicilia il Turismo è Cultura" a "In Sicilia il Turismo è Turismo". Ma le intenzioni erano completamente all'opposto. Intendevo dire che la cultura siciliana era così famosa nel mondo che forse era il caso di pubblicizzare le nostre coste, il nostro cibo, la nostra Etna.
Flavio Briatore, invece, sostiene che il turismo culturale in Sicilia non si fa. Bisogna capirlo, il geometra, abituato da sempre a frequentare veri ricchi senza mai diventarlo di suo, ha quell'atteggiamento del parvenu (arrinisciutazzo) che apre il portafoglio in pubblico per fare vedere la grana (mentre, ad esempio, la regina di Giordania, andando a prendere un gelato a Scicli, si scusò per non avere contante con sé). Era qui per il Google Camp, nella Valle dei Templi di Agrigento, evento frequentato da quei ricchi del mondo che Briatore vorrebbe scimmiottare senza neanche averne idea.
La sua idea del Turismo è quella presa genialmente in giro dall'indimenticabbile Guido Nicheli, il "cumenda": un turismo di "cafonauti" alla ricerca di commesse che s'infernano in tacchi dodici sperando nel colpo della loro vita. E' ovvio che un piccolo borghese come Flavio Briatore non riesca a vedere nella Sicilia la nostra storia, la nostra cultura, talmente eccessiva che si hanno problemi (e non si dovrebbe averli) nella gestione dell'immenso patrimonio artistico.
Si veniva a villeggiare durante il Grand Tour che l'alta aristocrazia europea faceva nel Sette e nell'Otocento. Truman Capote, Gore Vidal, Steinbeck. Si riceveva (e ancora si riceve in segreto) nei palazzi nobiliari. Si prendeva qualche nobel per la letteratura e si gustava la granita sentendo l'eco storico dei drammi greci.
Questi invece hanno due lirette per bere champagne pessimo e farlo pure pagare ai loro stessi amici. Servitù che scimmiotta.

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commenti 2
  • enzoc

    02 Settembre 2017 - 12:12

    Mi verrebbe da dire: "Scusatelo, è talmente rozzo e ignorante che non sa quel che dice". Invece no, questa ignoranza non va scusata! Va additata al pubblico ludibrio! Purtroppo la sua cultura è ferma al turismo tipo Costa Smeralda con la sua fauna di nottambuli del "Billionaire" e non ha avuto il tempo di leggere qualcosa di Pirandello o di Verga o ad assistere a spettacoli nei teatri grechi di Taormina e di Siracusa. Sicuramente questo "ignorante" (nel senso che ignora) non ha mai visto i templi di Agrigento, di Selinunte, di Segesta e, se fosse per lui, li "spianerebbe" per costruirci su un bel resort con piscina e campi da tennis. Mi verrebbe da piangere, ma non vale la pena per un simile individuo che crede solo nel dio denaro. Puah!

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  • Sense

    06 Settembre 2017 - 11:11

    Sempre quando si fanno emergere delle debolezze le reazioni risultano scomposte. È vero che il bagaglio culturale della Sicilia è immenso ma minimo e' il risultato che si ottiene in termini di presenze. Provate a fare un giro per i tesori culturali dell'isola ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Pochi, pochissimi che cercano di fare funzionare la "cultura" e tanti tantissimi che vedono il turista e pensano di accontentarlo con caponate e cannoli. La Sicilia è lontanissima, come presenze e arrivi, da Veneto, Lazio, Toscana e financo Trentino. Quali le cause? Mancanza di managerialità, mancanza di visione, mancanza di una cultura che si fonda con la "Cultura" presente. Dovremmo avere le fila per entrare alla Valle dei Templi di Agrigento, a Selinunte, a Segesta, a Noto, a Siracusa, a Monreale, sull'Etna, a Catania e Palermo, a Piazza Armerina. La Sicilia non ha bisogno di Briatore ma neanche di chi piccato pensa che tutto vada bene. Nulla va bene ammettiamolo e impariamo a volar

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