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E LA' FUORI IL MONDO CHE VOLEVANO NASCONDERCI

E LA' FUORI IL MONDO CHE VOLEVANO NASCONDERCI

3 GIORNI DOPO

Siamo usciti timidamente dalle nostre case guardandoci in giro sperduti. Barcolliamo. Le nostre gambe esili non sono abituate alle distanze terrene. Incontrandoci ci siamo spaventati l’un l’altro. Le teste immense, gli occhi grandi, gli arti sottili, le mani sovradimensionate, il mignolo sinistro oramai un abbozzo di ricordo evolutivo, il mignolo destro ancora presente grazie al tasto “invio”. Non credevamo di avere preso questa forma. Sono secoli che la nostra razza non esce dagli appartementi. La nostra immagine modificata dai filtri. Abbellita con l’arte digitale come una volta – ho visto i video – si faceva con gli abiti. Ma non credevamo di essere diventati così simili ai “grigi”, la rappresentazione fantascientifica degli alieni così come ce l’ha trasmessa la filmografia a cavallo del millennio. E’ questo che abbiamo pensato tutti affacciandoci sulle strade, ricordi di asfalto che si affacciano tra le vegetazioni come i templi Maya nelle foreste del Guatemala. Che il problema alla “rete” fosse dovuta a un’invasione aliena. Poi ci siamo visti dentro le pozzanghere: eravamo “noi” ad avere preso quella forma: i muscoli degli arti atrofizzati dalla permanenza.

Sono un “coltivatore diretto”, la terminologia è rimasta immutata, dirigo “direttamente” dalla mia stanza un esercito di trattori su appezzamenti tracciati attraverso i satelliti. Non avevo mai sentito questo “odore”. L’odore dell’aria aperta. Non saprei come definirlo, forse il retrogusto barbaro degli spinaci che mi consegnano i droni. Dovrebbero esserci animali, qui fuori. Stiamo uscendo. Nuovamente e per la prima volta. Sono tre giorni che i droni non ci portano il cibo. Sono tre giorni che non abbiamo notizie. Per i primi due giorni sono rimasto così: immobile davanti allo schermo che non aggiornava più nulla. Niente social, niente news, niente comunicazioni verbali, nessun avatar. Ho aspettato come un riavvio di sistema, la mia mente sconnessa senza punti di riferimento, senza memoria, indifferente. In attesa del riavvio. Adesso, vagamente, ricordo che il corpo, l’involucro della spina dorsale che sorregge mente e mani, rischia la morte per disidratazione dopo tre giorni senza liquidi. Probabilmente è per questo che stiamo uscendo tutti adesso. L’istinto sepolto dalla coscienza digitale ci porta in luoghi a noi sconosciuti. Dobbiamo abbeverarci. La rete ha sospeso anche la somministrazione endovenosa.


3 MESI DOPO

Adesso sappiamo.

Abbiamo passato settimane nascondendoci dai Giganti. Credevamo fossero una fake news. Nessuno usciva. I video che li ritraevano, come una volta ritraevano il mostro di Loch-Ness o il Big Foot, dovevano essere sicuramente dei falsi, da guardare in condivisione ridendo e concedendoci una pizza. Con il mio gruppo di amici avevamo queste passioni vintage: pizza, patatine fritte. Non so che fine abbiano fatto, i miei amici. Non so neanche dove esistessero fisicamente. A un tratto la cosa aveva finito di avere importanza.

Invece i Giganti esistevano: alti, i muscoli delle gambe come non dovevano più esserci da centinaia di anni, i bicipiti, i tricipiti, il grasso addominale: per noi avevano la stessa credibilità degli eroi vikinghi nei film della Marvel.

E invece eccoli lì.

Spaventosi e reali.

Non ci hanno messo molto a catturarci. Ci consegnavamo inermi. Disabituati al contatto fisico quelle mani callose ci lasciavano lividi giallastri.

Avevano ancora la carta. Custodivano libri ammuffiti con le pagine scricchiolanti che odoravano di terra (era un odore che l’emozione ci diceva di apprezzare, l’odore curioso della terra dopo la pioggia). Ci tuffammo dentro quelle pagine, il nostro cervello in astinenza avanzata da informazioni.

I libri. Le riviste. Che cosa strana, all’inizio. Sembravano di un’antichità primitiva e arcaica. I “link” erano i nostri indici. Per “scrollare” un testo dovevi leccarti l’indice e girare pagina. Faceva ridere. Credo fu la prima volta che ridemmo.


Poi la magia.


Come sigilli antichi scolpiti nelle rocce, chiavistelli di metallo e roccia, meccanismi che si aprivano con clangore svelando civiltà disperse nello spazio, i libri fecero alle nostre menti meraviglie tecnologiche. Ci sembrava un gioco di ruolo fantasy, cyberpunk… Ci ritrovammo proiettati in un futuro che ci eravamo dimenticati… O che non ci avevano mai fatto conoscere.

Nelle nostre menti si aprirono schermi trasparenti, i “task” aprivano con il pensiero, con il pensiero “dentro” il pensiero. Era molto oltre il touch.

Era il “think”.

Scoprimmo di non avere bisogno di uno schermo. Lo avevamo già. Iniziammo a passare le giornate sdraiati sull’erba, guardando il cielo: nelle nostre menti vettori e colori, a una velocità di analisi che nessun supercomputer avrebbe mai potuto eguagliare. L’intelligenza artificiale, alla quale guardavamo come fosse il Santo Graal della nostra epoca iniziò a sembrarci una demenza artificiale.


12 MESI DOPO

Iniziamo a prendere la forma dei Giganti. Ci fanno fare ginnastica. Stiamo diventando alti come loro. Le nostre colonne vertebrali schiacciate e curve dalla posizione seduta si allungano. Io ho guadagnato 18 centimetri. Scricchiolando. Abbiamo sempre le teste un po’ troppo grandi, probabilmente per quello non c’è più niente da fare. Sembriamo Giganti che indossano un casco da moto. Ah, non ve lo avevo detto: hanno le moto!

Non solo buone notizie però.

Ce ne sono altri, di Giganti. Giganti cattivi. Giganti al servizio di chi ci aveva rinchiuso nelle case. Di chi ci aveva nascosto la possibilità del “think”, di chi ci aveva detto che la carta stampata era un device superato. Di chi ci aveva convinto che la nostra mente dovesse essere “implementata” dalla rete.

Sì, ci vuole più tempo perché una mail arrivi. La devi portare camminando. Ma nel frattempo lo vedi in altissima definizione, il mondo. Ricordo uno schermo antico e rivoluzionario per l’epoca. Si chiamava “cornea”. Nessuno ci aveva ci aveva invitato a riflettere che la cornea ce l’abbiamo di default. Negli occhi.

Siamo in guerra.

La Storia non è finita.

 

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