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Ragazzi, io di cultura cerco di camparci, quindi quello che vi dirò va contro i miei stessi interessi: non potete fare cultura con questo caldo! Non si può. E’ impossibile. Il cervello si scioglie e cola via dalle orecchie. Ma come vi viene in mente? Da quando non so chi – un pazzo maniaco scatenato e sadico - si inventò quella frase, “In Sicilia il Turismo è Cultura”, a tanti è venuto in mente di abbandonare le sagre del pesce spada e di mettersi a fare cultura d’estate.
Adesso, volete fare cultura con 45 gradi? E fatela. Ma fatela al chiuso, con l’aria condizionata al massimo, dico io.
E no! Loro la cultura la vogliono fare nella “splendida cornice”. Per cui ecco un fiorire di presentazioni di libri, teatro, concerti, mostre, balletti, nelle splendide cornici del nostro barocco o quello che è, dove si accupa dal caldo. Ma perché non vi fate bello bagno di mezzanotte e dopo la spaghettata che arrifriscate?
No, il turismo in Sicilia è cultura.
Ok.
Ma la cultura, in Sicilia, d’estate è sudore, mascara che cola, capelli sparati per aria a tipo pazzi per l’umidità, uomini costretti a mettersi la giacca (la giacca, perché la cultura in Sicilia è la giacca), e andarsi ad ascoltare musica, o tiatro, o quello che è, nei centri storici dove non tira un filo di vento, sventolandosi col “depilanters” dove c’è scritto quanto è bello lo spettacolo che stai vedendo mentre tu stai, letteralmente, abbruciando.
Dice, ma come è nata questa cosa della cultura d’estate?
Non ne ho idea. Ricordo soltanto che una volta, se proprio si voleva fare un po’ di cultura estiva, c’era il cinema o il teatro, vabbé anche il concertino (la musica classica all’aperto no, no per carità, no no no, l’acustica, l’acustica, l’acustica!!!), ma ti portavi la sedia di legno da casa e ci andavi comodamente in tappine, e ti abbiavi il gelato mentre davi un’occhiata distratta a quelli che si addannavano sul palco per qualche lira.
Poi, io non lo so cosa è successo. Si sono esaltati. Hanno voluto fare il salto di qualità. Al grido di “portiamo la vera cultura nelle piazze” hanno rovinato sia il pubblico che gli addetti ai lavori. E’ tutto uno sbummicamento di festival, premi, rappesentazzioni, peffomans, mostre (molte mostre) dove autori, attori, musicisti, pubblico, girovagano come zombie, con gli aloni di sudore ovunque, facendo finta, al contempo, di divertirsi e impegnarsi, mentre inizi a odiare tutti, e vuoi soltanto le tue tappine, i tuoi pantaloni corti, e, come si suol dire, “abbiariti a mari ccu tutti i robbi”.
Ma non lo puoi fare. Perché in Sicilia, d’estate, diventano tutti troppo intelligenti.

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