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Su l’Inkiesta.it, un sito molto letterario, anche quando entra a gamba tesa sulla cronaca, ricordo Andrea Camilleri, in maniera pacata e lucida, con tutta la gratitudine che si deve a un Maestro.

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Eppure non sentirei di svolgere (eticamente e moralmente) il mio lavoro se non la dicessi tutta, fuori dai denti.

Andrea Camilleri è un fondo di investimento: come tale ha fatto letteratura.

Per cercare di comprenderci: cosa è un fondo di investimento? E’ un insieme di capitale gestito per produrre soldi. Il fondo di investimento non ha regole morali, può comprare aziende bollite e liquidarle, licenziando e facendo soldi sugli asset “materiali”, può investire su aziende che sfruttano il lavoro a basso costo in nazioni che lo permettono. Il fondo di investimento, in altre parole, è dove Voi mettete i soldi perché avete figli, nipoti, ai quali volete lasciare una sicurezza economica, e chi se ne fotte degli sconosciuti.

Andrea Camilleti ha figlie, nipoti. Non ha mai esulato dalla previsione di un successo popolare, scrivendo i suoi libri, non ha mai avuto un desiderio etico di salvare nessuno – e non è detto che sia un male assoluto, intendiamoci.

Ha collaborato con Di Pasquale, un regista che si è sempre mosso trasversalmente rispetto alle idee politiche, prima di sinistra, poi amico di Buttafuoco, poi vicino alla destra di Musumeci.

Eppure abbiamo in rete fotografie di Camilleri in redazione all’Unità.

Camilleri, in nome del suo marchio, non ha mai fatto problema di “allearsi” con chicchessia. Anche con Montante, quando tutti sapevamo, sottovoce, come quest’isola maledetta impone, che i metodi di Confindustria, all’epoca, non fossero proprio etici. Camilleri non lo sapeva? Può darsi. Ma i soldi di Montante gli sono piaciuti.

E’ stato l’incarnazione dello scrittore da salotto, engagé (impegnato) non troppo, pronto a dire frasi già fatte che riportavano lo stradetto dandogli altezza letteraria (le frasi su Berlusconi, su Salvini).

Credo che la definizione più esatta di Camilleri l’abbia fatta il mio caro amico Fulvio Abbate: “Uno Sciascia Hag, decaffeinato”, anche se bisognerebbe andare oltre e inchiodare la sua “narrativa” con il desiderio di fare soldi, come un fondo di investimenti, appunto.

C’è qualcosa di male?

No, non c’è, a patto che uno non si dichiari di sinistra.

La differenza tra narrativa e letteratura, al giorno d’oggi, sta in questo: essere disposti a rovinarsi per amore di una frase che rovescia il tavolo e dice la verità.

Andrea Camilleri è un grandissimo narratore.

Ma la letteratura sta tra i punkabbestia, cari.

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