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BASTA CON DJ E APERICENE, RIDATEMI 'U MULUNARO!

BASTA CON DJ E APERICENE, RIDATEMI 'U MULUNARO!

Ha fatto notizia l'albergatore bolognese che ha cercato una cameriera italiana senza trovarla. Evidentemente, a Bologna, fare la cameriera in un albergo non è chic. In Sicilia la situazione è diversa, con la malura che c'è ci sono barbuti camionisti che si metterebbero con piacere grembiulino e cuffietta. Ma anche noi siculi abbiamo un problemone. Ci sono mestieri che il siciliano non vuole più fare e che però, soprattutto in questi giorni in cui manna cauru fotti fotti, avrebbero sicuro successo: il mulunaro notturno.
Adesso, io lo so che fa figo aprirsi il bistrot, il fud fud che Dio perdona tud, addiventare scief, jittarsi in della movida dell'aperilido, oppure fare il diggei, ma cca semu tutti chini chini di diggei, non puoi uscire per strada che piglia e pesti un diggei (dice che porta fortuna). Ma è possibile che uno, per mangiarsi una fedda di muluni ghiacciato all'aperto, deve passarsi le informazioni a uso caccia al tesoro?
Adesso io lo capisco che magari vi suona meglio (ma questo è un problema vostro) dire "faccio lo scief" o "faccio i' diggei", "c'ho i' pobblema cco comune ppe i' dehors" (che dà quell'esotismo inglese e ti fa sembrare pure uno che lotta contro il comune per la giustizia e no ppe' i tavolini all'aperto) al posto di dire, semplicemente, "sugnu mulunaro notturno".
Allora ecco la proposta: facciamo diventare alla moda il mulunaro notturno. Penso a un aperimuluni, a un mulunilounge, certo dobbiamo iniziare a chiamarlo "street mulun", anche se è una vita che ce lo mangiamo per strada. Ci puotete abbiare macari le ragazze immagini, le "mulunine". Per le serate più secchisi ci potete scrivere sull'evento feisbuc: "E a menzannotte le mulunine con la prova!".
Io lo capisco che in Sicilia siamo cioppo sbrechisi-trend- aperi-uaccio. Ma metti che appoi attracchi con una turista, vuoi mettere dire "ti porto ad abballare" che quelle se vogliono abballano a casa loro e invece dire: "vieni che ti potto con la lapa a sucarti bellu muluni in della notte stellata". Diggei e scief, ascutate zio Ottavio, abbiatevi nel mulune.

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