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L' atelier pittorico di Salvo Coglitore da Aci Trezza alla Crypt Gallery di Londra

Già protagonista di molte mostre all'estero, il pittore siciliano, per la prima volta, porta con sè anche i numerosi allievi che da lui apprendono l'arte di mettere su tela i propri pensieri, fantasie e idee

L' atelier pittorico di Salvo Coglitore da Aci Trezza alla  Crypt Gallery di Londra

Il suo è un piccolo atelier. Una finestra che si affaccia su un quadro. Un quadro che ricorda i colori, i sapori, gli odori verghiani che illustrano i “Malavoglia”. Perché oltre questa finestra, si staglia il mare di Aci Trezza con i suoi Faraglioni. Da lì passano, con le loro barchette, gli ultimi pescatori che tengono ancora viva la tradizione. In fin dei conti, spiega Salvo Coglitori, «di uno spazio più grande di questo, non saprei cosa farmene. Il mio studio è all’aria aperta, è il mare, è la luce del sole, è la natura».

Salvo Coglitori è un pittore il cui mestiere non è soltanto quello di mettere su tela ciò che vedono i suoi occhi. La sua è quasi una missione. Accanto a lui c’è Eleonora, una delle tante allieve che frequentano l’atelier. «A lei - spiega il pittore - cerco di insegnare ad usare pennello e colori per mettere su tela i suoi pensieri, le sue fantasie, le sue idee...».

E di allievi, Salvo Coglitore, ama circondarsi. E’ il caso di Chiara Battiato, Grazia Battiato, Patrizio Casale, Gabriella Catania, Eleonora Rita Chiello, Graziella Consoli, Anna Coppola, Andrea Di Benedetto, Liliana Faranda, Piera Fornasier, Giovanni Foti, Santina Giustolisi, Giovanna Leocata, Franco Leone, Barbara Liprino, Graziella Maceli, Rina Menzo, Rita Morabito, Maria Nastasi, Gabriella Privitera, Darcy Rader, Concetta Ragonesi, Alfio Rubino, Claudia Salvadori, Giuseppe Sanfilippo, Rosa Sciacca, Martina Siracusa, Francesca Teti, Giusi Torrisi, Maria Zappalà. Non sono, i loro, nomi buttati giù a caso. Questa nutrita schiera di pittori, accompagnerà, infatti, Salvo Coglitori, nella prima esperienza della Scuola d’arte catanese all’estero. E' stata inaugurata lo scorso 23 aprile (e sarà visitabile fino al 29 aprile), a Londra, negli spazi prestigiosi della Crypt Gallery, sotterraneo espositivo che si sviluppa sotto la conosciutissima e visitatissima St. Pancras Church di Euston Road, la mostra il cui intento è quello di recuperare il filo che unisce la nostra terra, la Sicilia, con la Gran Bretagna. Una storia lunga secoli che si estrinseca tra miti e leggende, come quella che vorrebbe la spada di Re Artù, la mitica Excalibur, forgiata nel fuoco dell’Etna. Lo stesso fuoco che, riprendendo le parole usate da Alessandra Erriquez in fase di presentazione della mostra “Schegge e simboli di una folle quotidianità”, si è presto riacceso, in questa terra di vulcani, permettendo a Salvo Coglitori di viaggiare (ribelle alle tradizioni familiari) e di conoscere i Maestri del Novecento, studiare l’arte «dalla preistoria al contemporaneo, appassionandosi all’Impressionismo di Monet, Degas, e al Post Impressionismo di Gauguin e Van Gogh, insomma agli artisti per cui “è il colore che dà emozione. Non importano le figure, contano i rossi dell’aggressività e i blu della serenità”...».

Tornando alla mostra londinese, Salvo Coglitori non nasconde il proprio entusiasmo affermando come «per noi, valorizzare l’arte, organizzare eventi, significa creare per l’arte stessa». Un entusiasmo contagioso. «Coglitori - sono, queste, parole del Wall Street International - insegna l’arte della pittura, sia in chiave moderna che classica, alle pendici dell’Etna, il maestoso vulcano che troneggia sulla Sicilia come guardiano della stupenda isola. La scuola attinge alla tradizione artistica siciliana inserendo spunti che di volta in volta gli allievi, provenienti da tutta Europa e non solo, apportano personalmente. Molti sono stati gli scambi culturali tra Inghilterra e Italia, molti gli inglesi che amano la Sicilia, e molti i siciliani che frequentano la capitale inglese, per hobby, turismo, e per l'arte: certo possiamo affermare che il patrimonio artistico siciliano superi quello inglese e possiamo anche ribadire che la vitalità odierna della City non sia paragonabile a nessuna altra città in Europa, tuttavia lo scambio culturale non fa mai paragoni o gare, ma serve a migliorarsi in modo reciproco e ad arricchirsi».

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