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Gli scatti di una linguaglossese che rubano emozioni perfette

Rosita Lipari dalle falde dell'Etna ad ambasciatrice mondiale Nikon

Quegli scatti di una linguaglossese che rubano emozioni perfette

Catturare, rubare l’attimo effimero e fuggente in cui si crea una connessione perfetta tra fotografo, soggetto ripreso ed energia del mondo, conferendo a quel momento ideale il dono dell’eternità da custodire tra i ricordi indelebili. È questa la fotografia perfetta per Rosita Lipari, linguaglossese ambasciatrice mondiale Nikon per i matrimoni, per la quale fotografare è «donarsi, con forti emozioni, in un reciproco abbandono con il cliente».

La storia di Rosita Lipari è scandita da bravura e coincidenze fortunate che l’hanno portata, da un paese alle falde dell’Etna di poche migliaia di abitanti, a fare parte dell’élite mondiale dei fotografi. La 42enne linguaglossese, nata e cresciuta sui declivi del vulcano, dove da 10 anni ha lo studio fotografico con il marito Michele Lo Giudice, è quarta di 5 figli e, dopo essersi diplomata all'Istituto d’arte a Giarre, si è laureata in pittura all'Accademia delle Belle arti di Catania. In realtà il suo sogno era diventare architetto, ma «la mia famiglia non poteva mantenermi a un percorso di studi più impegnativo economicamente. Ho allora scelto l’Accademia - più abbordabile dal punto di vista finanziario - perché sono comunque una creativa, mi piace disegnare, creare, progettare».



Ma un sogno abbandonato per necessità si è trasformato nella spinta che ha dato la svolta alla vita di Rosita Lipari: «All'Accademia di Belle arti - racconta infatti - c’era un corso di fotografia da seguire: mi sono innamorata allora di questa disciplina e non l’ho più mollata». Dopo la laurea, Rosita Lipari ha frequentato corsi di fotografia a Catania e ha lavorato per un fotografo etneo specializzato in matrimoni: «Lì ho imparato il mestiere. Un caso, perché in realtà la mia idea era diventare una fotoreporter dell’agenzia Magnum. Sono diventata così fotografa di cerimonia: adoro i racconti che si creano all’interno delle famiglie, mi affascina l’idea di essere ladra di un istante e custode di emozioni».

Una passione folgorante che consente alla giovane creativa, timida di natura, «di rubare e bloccare un momento, un attimo, restando nascosta dietro qualcosa, perché comunque la macchina fotografica ti fa nascondere. Io ho sempre amato osservare, sono una persona molto introversa e quindi ho sempre guardato e osservato gli altri. Non mi piace essere protagonista. E nella fotografia ho trovato un perfetto mezzo di espressione: mi esprimo molto meglio con le foto che con le parole».


Poi il matrimonio con Michele Lo Giudice, laureato in Relazioni internazionali ma che, affascinato da Rosita Lipari e dalla sua passione, ha cambiato strada e ha deciso di seguire il proprio animo artistico diventando partner, oltre che nella vita, anche nella professione della moglie.

Due giovani, tuttavia, fino a quel momento fotografi come tanti, con uno studio in paese e con l’obiettivo di fare buona fotografia: «Tra me e mio marito - spiega -, in ogni matrimonio facciamo oltre 10.000 scatti dai quali selezioniamo 600-700 fotografie».



Ma alla creativa Rosita Lipari e al marito convertitosi all'arte questo non bastava, nella convinzione che le loro fotografie avessero quel “quid” in più. E avevano ragione: «Ho cominciato a partecipare a concorsi internazionali di fotografia: nel 2014, al concorso Canon My Wed su foto di matrimonio sono arrivata sesta», entrando così nella top 10 della classifica dell’Associazione nazionale di fotografi di matrimonio (Anfm). Grazie a questo concorso, Rosita Lipari ha iniziato a essere notata a livello internazionale e l’anno successivo, al contest mondiale Nikon “I am wedding storytelling”, è stata vincitrice assoluta su oltre 3.000 fotografi partecipanti: «È stato un evento pazzesco che mi ha dato tanta visibilità». Tanto da essere chiamata in India da due sposi per curare la fotografia delle loro nozze. Matrimonio estero - intervallato da diversi altri in tutta Italia - al quale ne è seguito un altro a Singapore e a cui, a fine dicembre prossimo, se ne aggiungerà uno a Stoccolma.

Ad affascinare i giudici dei concorsi internazionali lo stile di Rosita Lipari, che per lei è caratterizzato da «scatti espressivi, a volte anche inusuali, foto che magari non c’entrano col matrimonio ma che rappresentano un po’ anche la nostra terra. In tanti mi dicono che riesco a raccontare la Sicilia molto bene. Mi piace inserire gli sposi nei nostri contesti, anche in un vecchio rudere oppure se trovo un gruppo di vecchietti in piazza inserisco gli sposi in mezzo a loro». Niente pose: Rosita Lipari preferisce «la libertà di movimento. Quando le persone si mettono in posa davanti a me, mi sento in soggezione. Preferisco la libertà, cerco le foto spontanee».


Ma per Rosita Lipari le soddisfazioni non erano ancora finite: «La Nikon ha diverse sezioni nel mondo. La casa madre è Nikon Singapore, poi ci sono le sezioni Europa, America, Africa. Nikon Europa ha una rivista, Nikon Pro, dove ogni mese intervistano grandi fotografi professionisti. Qualcuno ha fatto il mio nome per un’intervista. Mi hanno così contattata per un articolo e sono piaciuta loro tantissimo. Nel frattempo, Nikon Europa sapeva che Nikon Singapore stava cercando ambasciatori per la nuova campagna pubblicitaria per la macchina che stava per uscire, la Nikon D850. Nikon Europa ha allora fatto il mio nome e la casa madre mi ha scelta per lo spot pubblicitario». Così dal 2017, per almeno 3 anni, la linguaglossese Rosita Lipari è protagonista dello spot e, unica donna e sola europea, “Ambassador Nikon” per i matrimoni, assieme ad altri 3 fotografi di calibro mondiale (due americani e un australiano) rispettivamente negli altri settori (moda, sport e natura). Ciò vuole dire essere «ispiratrice per altri fotografi: molti mi contattano chiedendomi consigli per quanto riguarda l’aspetto dell’approccio fotografico, su come fare belle fotografie».

Come, appunto? «Credo che sia molto importante il proprio gusto: di base ci deve essere una forma mentis. Sia io che mio marito siamo due persone molto precise e puntigliose, ci piace l’ordine, la geometria e anche nella fotografia cerchiamo l’ordine, la composizione, oltre che l’espressività. Credo che si facciano belle foto seguendo il proprio gusto, quindi bisogna lavorare molto su sé stessi, occorre avere buon gusto per fare cose belle».



Sembra però una contraddizione questa ricerca di ordine, rispetto alle foto spontanee. E invece no, spiega Rosita Lipari: «Quando scatti la foto, ci sono tanti fattori di cui tenere conto e, anche se la foto è spontanea, devi sempre seguire un certo ordine: noi cerchiamo un certo ordine mentale anche nella foto rubata».

Obiettivi internazionali puntati, da allora, sulla timida fotografa etnea che, ormai artisticamente cresciuta, non si è più potuta nascondere dietro la macchina fotografica: tanto è vero che lo scorso ottobre è stata lei la protagonista di un documentario in cui, seguendola in un matrimonio, Nikon ha raccontato la sua storia. L’obiettivo di Rosita Lipari è «continuare a fare quello che sto facendo e che mi piace: Destination Wedding, facendo la fotografa in tutto il mondo». Con il marito Michele Lo Giudice, anche lui vincitore del concorso Nikon Egadi Wedding and Glamour edizione 2013 - 2015: «Se siamo riusciti a realizzare tutto questo - ci tiene a precisare Rosita Lipari, - è perché siamo due teste, quattro occhi, due sensibilità diverse e siamo cresciuti grazie al confronto reciproco. Tra noi c’è una sana competizione».



Con la consapevolezza che le foto perfette sono rare, sì, ma ogni tanto qualcuna arriva: «La foto perfetta arriva quando c’è una connessione perfetta con l’energia del mondo, quando mi trovo al posto giusto al momento giusto. Ciò avviene quando si segue il cuore e quando il cliente che ti sceglie lo fa non perché hai un prezzo ottimo o un pacchetto conveniente, ma perché si trova bene con te. Il soggetto che hai di fronte si lascia allora andare e le fotografie vengono da sole. Il soggetto è molto importante e io devo essere predisposta a servire il cliente, perché la foto è donarsi: io devo donare quello che so alle persone che stanno davanti a me, ma allo stesso tempo loro si devono abbandonare a me». Foto perfetta come lo scatto che ritrae una bambina ferma, in un momento di confusione, in mezzo a un volo improvviso di piccioni: una foto che emoziona Rosita Lipari perché «mi piace il momento che ho bloccato, lo senti già quando scatti la foto di trovarti nel posto giusto al momento giusto, consapevole che poi resterai legata per sempre a quello scatto».

La difficoltà più grande? «In Sicilia è farsi pagare - sottolinea Rosita Lipari, che però non crede che ciò sia la conferma dell’adagio “Nemo profeta in patria” -. È questa terra che in realtà è difficile. È una terra bellissima che amo e che non lascio, anche se tanti mi suggeriscono di trasferirmi in una grande città. Ma qui io sto bene e la Sicilia per me è una grande fonte di ispirazione, perché qui vedi la cultura ovunque e trovi il bello sempre». Di contro, la sua più grande soddisfazione è «lavorare con la mia passione. Quando ho aperto lo studio, tutti mi dicevano: “Ora fai i matrimoni dei tuoi amici e poi non lavori più”. Lamentarsi è un po’ nella cultura dei siciliani, mentre invece bisogna agire e avere sempre pensieri positivi. Sì, la mia soddisfazione è avere ascoltato le mie sensazioni, il mio cuore e non gli altri, riuscendo così a fare grandi cose».
Conseguenziale il consiglio ai giovani: «Seguire i sogni, non mollare e non fermarsi ai primi ostacoli». Nella convinzione che, anche se oggi siamo bombardati dalle immagini fino alla saturazione, «la fotografia non diventerà mai una forma di comunicazione superata: la sua magia resterà sempre». Negli occhi di chi scatta e in quelli di chi guarda quel granello di emozione fissato nell'eternità.

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