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Da San Cataldo ecco il carillon 2.0 che coniuga tradizione e contemporaneità

E' stato inventato da Andrea Savattieri, un giovane architetto nisseno

Da San Cataldo ecco il carillon 2.0 che coniuga tradizione e contemporaneità

San Cataldo (Caltanissetta) - Chiamato in origine boîte à musique, il primo accenno al termine carillon si ha nel Medioevo ad indicare un insieme di campane poste sui campanili delle chiese o sulle torri civiche. Le campane venivano fatte suonare attraverso una tastiera i cui tasti erano connessi con delle funi a dei martelli. Una volta pigiati i tasti, questi attivavano il meccanismo. Ma è solo dalla fine del ’700 che col termine carillon si comincia a intendere una piccola “scatola magica” che grazie alla rotazione di una manovella produce un motivetto. E questo grazie all’ingegno di un orologiaio ginevrino, Antoine Favre, che brevettò il “carillon senza campane né martelli”. Un oggetto, questo, che negli anni ha appassionato persone di tutte le età, come Andrea Savattieri, giovane architetto di San Cataldo che ha trovato un modo originale di rivedere questo strumento. Savattieri, che proviene da una famiglia di restauratori ha infatti elaborato e prodotto dei carillon unici nel loro stile, unendo la tradizione alla contemporaneità. I suoi lavori non sono passati inosservati anche all’estero. Infatti, una nota rivista di design tedesca, la “Trend and style”, ha pubblicato un interessante servizio sulle sue produzioni. Abbiamo incontrato Andrea, che ci ha spiegato la nascita e i vari sviluppi della sua idea.

Il carillon 2.0, come nasce l’idea?

«Il carillon è un oggetto che richiama la nostra infanzia e affascina sia grandi che bambini. Ho quindi pensato un modo per rivisitarlo, per dargli un nuovo stile. Sono partito dalle forme geometriche elementari quali il quadrato e il rettangolo, una base minimalista su cui poi sviluppare un’idea creativa.»

Adopera anche una tecnica particolare. In cosa consiste?

«Sì, è una tecnica di colorazione usata nell’antichità. Utilizzo delle terre, dei pigmenti naturali che vengono successivamente sciolti in acqua. L’unica differenza rispetto al passato è la scelta del legante. Anticamente, infatti, si utilizzava l’uovo. Io preferisco l’acqua, questo per dare un color pastello al legno e mantenere il più possibile pura la natura del materiale. Infine, applico una patina di cera vergine d’ape per dare una finitura ancora più liscia al legno. La scelta di questa tecnica è dettata dal fatto che non amo utilizzare vernice o prodotti chimici, ma soltanto materiali naturali».

Ha sviluppato anche il carillon-giocattolo. Di cosa si tratta?

« È un modo per alimentare la creatività dei bambini, ma non solo. Si tratta di pezzi assemblabili che diventano costruzioni e quindi anche dei giocattoli. Ad esempio, ho prodotto un carillon composto di varie sezioni che una volta assemblate fra di loro diventano un trenino. Mi piace l’idea che i materiali possano interagire e diventare più cose: un carillon che diventa un giocattolo, ma anche un arredo per la casa. Credo che non ci siano limiti alla fantasia, e la creatività applicata alla manualità può alimentarla, farla crescere, fino a dare nuova forma e nuovo significato agli oggetti».

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