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Un dj di Grammichele con la sua mano bionica fa ballare tutta l'Italia

Michele Specchiale è l'unico al mondo che suona in consolle con una protesi mioelettrica, funzionante attraverso gli impulsi dei muscoli. La sua è la storia di chi non si è arreso alla disabilità

Un dj di Grammichele con la sua mano bionica fa ballare tutta l'Italia

Quando la forza di volontà supera anche le avversità che la vita mette dinanzi, la disabilità diventa unicità. È la storia del grammichelese Michele Specchiale, 42 anni, in arte “djmikybionic”, l’unico deejay al mondo che suona in consolle con una protesi mioelettrica, funzionante attraverso gli impulsi dei muscoli. Michele con la sua mano “bionica” fa ballare tutta Italia e ha regalato momenti di musica e divertimento a quanti assistevano all'apertura del Festival della Cultura Paralimpica a Roma. Una passione per la musica coltivata sin da bambino e che nemmeno l’invalidità è riuscita a sopire e, anzi, gli ha dato quella spinta in più per non mollare. Quella stessa spinta che ora lo accompagna nel coronamento del suo grande sogno: far conoscere la sua storia anche al grande pubblico e coltivare la sua passione per la musica.

La storia di Michele Specchiale ha purtroppo inizio da una disgrazia. Circa vent’anni fa, quand’era ancora studente d’Ingegneria, perse il braccio sinistro in un tragico incidente col trattore. Da allora divenne diversamente abile. Il momento iniziale di sconforto per fortuna durò poco. Lui abituato a praticare diversi sport, tra cui nuoto e hockey, oltre la passione per il clarinetto, non gli rimase altro che reagire a quella fatalità. «Quando ho perso il braccio - racconta Michele - ho pensato che non ce l’avrei mai fatta e che non avrei più potuto fare tutto ciò che facevo da normodotato. La prima settimana la vissi come se il mondo mi fosse crollato addosso. Poi mi sono ricreduto. Fu come si fossi svegliato da un brutto incubo. Ho dimostrato che anche con l’utilizzo di una protesi - prosegue - si possono fare cose che altre persone, magari con due mani normali, non riescono a fare».

E così, armato di grande forza d’animo e tenacia fuori dal comune, Michele, decise di non arrendersi a quel destino che gli portò via il braccio sinistro e, contestualmente, il sogno di diventare un dj. Le speranze di tornare a condurre una vita normale furono così alimentate dalla riabilitazione. Michele lasciò così Grammichele, per partire alla volta di Budrio. Proprio qui, nel Bolognese, ha sede il Centro protesi Inail, nella cui struttura sanitaria riabilitativa Michele si fermò quindi per un lungo lasso temporale. A quel punto cominciò quella che lui stesso ama definire la sua “rinascita”. Il tutto frequentando un corso di disegno meccanico a Bologna e vivendo in un appartamento messo a disposizione dall’Inail. Un’esperienza che gli permette di trovare anche un lavoro come ragioniere perito aziendale, disegnatore meccanico e programmatore di macchine a controllo numerico. Ma il percorso riabilitativo è lungo, così come i corridoi di quel centro di riabilitazione. Ed è proprio in quei corridoi che Michele trova l’amore. Conosce Daniela, a Budrio, che era in attesa di due protesi alle gambe, anch’essa vittima di un incidente; lei fu investita a 17 anni da un’auto pirata a pochi passi da casa sua. Fra i due fu colpo di fulmine. Michele, iniziò pertanto a frequentare Daniela che viveva con i suoi genitori nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno ma, nonostante i problemi legati alla lontananza, non le fece mancare il conforto della sua presenza attraverso continue telefonate. E così, dopo un periodo di amore a distanza, Michele decise di rompere gli indugi e ricongiungersi con Daniela a Padula, piccolo centro del salernitano. Qui si sposarono e, ormai da un decennio, vivono tutt’oggi assieme in una casa che si sono costruiti da soli, su un pezzo di terreno dove lui cura perfino il prato e coltiva le verdure. «Il centro Inail di Budrio per me è stato un posto magico - continua Michele - perché mi ha restituito la fiducia alla vita e fatto conoscere l’amore. Un ringraziamento particolare va ai tecnici di quel centro, che hanno creato una protesi ad hoc, grazie alla quale oggi posso continuare a suonare e a coltivare la mia grande passione».

Per Michele e Daniela è cominciata dunque una nuova vita, che va al di là delle barriere della disabilità. Il loro obiettivo adesso è quello di aiutare le persone che vivono la loro stessa situazione. Entrambi si sforzano ad aiutare quanti si trovano nella loro stessa condizione. Li aiutano a sentirsi persone normali, mettendoli a conoscenza di quelli che possono essere gli strumenti che esistono per migliorare anche la loro esistenza. «Non mollare mai, crederci sempre», è il mantra che ha accompagnato Michele a Daniela nei loro momenti di sconforto. Un’unione la loro che, negli anni si è arricchita con l’arrivo di due splendide bambine, Giulia e Martina, rispettivamente di otto e due anni. «La nostra famiglia è la dimostrazione lampante che la vita può essere ugualmente bella nonostante la diversità - chiosa Michele - Una diversità che non ci ha impedito di essere felici. In fondo non siamo così diversi dagli altri, ma uguali». Il braccio bionico di Michele pesa appena 3 kg ed è di vetroresina, carbonio e titanio. È controllato mediante una serie di impulsi captati attraverso degli elettrodi in oro mentre, la mano, collegata tramite wi-fi al computer, ha sedici prese, oltre a quelle necessarie per “scratchare”, termine utilizzato da quanti stanno alla consolle. E proprio per queste caratteristiche lo rendono unico al mondo. A riprova di ciò il dj bionico grammichelese sogna di entrare a far parte del “Guinness word record”, l’elenco speciale riservato a coloro i quali compiono imprese straordinarie o sono unici nel loro genere. Altro sogno è magari quello di una casa discografica. Ad oggi non disdegna l’idea di prendere parte ad uno dei talent show delle tv nazionali, a cui ha già partecipato alle selezioni, ed è in attesa di risposte.

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