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Letizia at home: la stilista pop up che piace a Londra

Di Francesco Bianco

“Cu nesci arrinesci”. Il risaputo proverbio siciliano per indicare che chi si allontana dalla propria terra, molte volte, riesce ad avere successo, vale sempre. Eppure in questo caso si potrebbe anche aggiungere che “se fossi già riuscito nella tua città, lasciando quest’ultima, arriniscisti doppiamente”. Potrebbe ironicamente riassumersi così la storia, in continua evoluzione, della quasi 50enne - senza sentirli - Letizia Di Guardo, stilista etnea di base a Londra ma vera e propria giramondo che salutò la sua amata Catania nel 1999. «Lasciai la Sicilia a 28 anni per svariati motivi. Ero già stata a Londra diverse volte - dice - e mi piaceva molto stare a contatto con persone di ogni parte del mondo, di culture diverse. Ero molto curiosa e lo sono tuttora».

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In genere si va via per necessità di natura professionale, economica. Lei?

Avevo bellissime amicizie nella mia città e un lavoro soddisfacente. Catania, a fine anni Novanta, sprigionava nuove energie, si respirava un’aria diversa, davvero positiva. Inoltre viaggiavo anche moltissimo per l’Italia per motivi professionali».

Però?

«Sinceramente mi sentivo sempre insoddisfatta ed avevo molta voglia di cambiare».

E lo ha fatto con una buona dose di coraggio, lasciando il certo per l’incerto.

«Con l’assenso della mia famiglia che ha rispettato le mie scelte, ho lasciato il lavoro, venduto la macchina e sono andata a Londra ripartendo completamente da zero. Il mio inglese era pessimo, iniziai a lavorare in una pizzeria a Soho, al centro di Londra. Ero pagata pochissimo ma comunque felicissima, con una grande energia dentro. Era tutto nuovo. Mi iscrissi ad un corso di inglese. Dopo tre settimane l’esperienza in pizzeria terminò e andai a lavorare in una caffetteria. Conobbi lì una persona che a breve mi contattò per frequentare un corso pagato di sei mesi dalla nota stilista Vivienne Westwood. Lasciai pure Soho e mi trasferii a Notting Hill, altro quartiere londinese molto “misto”».

Il corso fu come una scoperta della sua passione per la moda?

«Beh. Non direi. La passione per il fashion l’ho sempre avuta. Sono sempre stata a contatto con tanta gente. A Catania lavoravo nel ramo vendite di un noto brand di prodotti omeopatici con ottimi guadagni. Ho sempre amato fare shopping e portare in giro le mie amiche. Attenzione, non in centri commerciali o negozi di “massa” ma sempre alla ricerca di nuove boutique. E comunque sino a fine del 2005 facevo altri lavori come quello in un’azienda farmaceutica e sempre nel settore vendite».

Quando allora la svolta?

«Sapevo che la mia strada non era questa. Fu mio marito Peter a darmi l’input, a spingermi ad aprire qualcosa di mio dato che, mi diceva sempre “chiunque ti chiede di vestiti, ti parla di stile e moda. Dove compri un capo piuttosto che un altro, chiedendo sempre consigli”. Così nel 2006 con Peter, all’epoca eravamo fidanzati, ci trasferimmo per due anni a Portland, in Oregon, negli Stati Uniti per via del suo lavoro di fotografia durante le riprese di un film. Eravamo circondati giornalmente da molta gente creativa che mi invitò ad investire sulle mie idee. Lì mi venne la voglia di creare qualcosa di mio. Mi convinsi, ed in quel biennio americano studiai e pianificai il mio business».

Dieci anni fa aprì finalmente la boutique “Di Guardo” a Notting Hill...

«Esattamente. Nel 2009. Tornata a Londra ho aperto la mia boutique portando stilisti americani indipendenti. Da lì è partita la mia avventura nel business del fashion. Ho sempre fatto mio il messaggio di comprare poco ma di qualità e soprattutto conoscere cosa acquisti. La storia, ad esempio, di una giacca, come è stata fatta, quali tessuti, il pensiero e la passione del designer nel crearla...».

Solo stilisti americani nel suo negozio?

«No. Anche molte stiliste europee anche se, a causa della crisi, molte hanno lasciato questo lavoro. Personalmente sono sempre alla ricerca di nuovi talenti e stilisti legati a questo pensiero. Non compro da massima ma da piccola produzione. So benissimo che la mia clientela è selezionata e capisce il mio pensiero».

C’é un segreto al quale è legato il suo successo?

«L’essere siciliana. L’80% del mio successo è perché sono italiana, catanese. Tutto ciò che riguarda la moda, il fatto a mano, come risaputo è italiano. Noi abbiamo questa marcia in più. Mio nonno era un sarto, in famiglia si vendevano vestiti. Sarà poi il modo di fare, l’accento esotico, l'empatia. L'essere catanese mi aiuta tantissimo a vendere. Gli inglesi e gli stranieri adorano questo».

A proposito ma come ci vedono gli inglesi?

«Molto bene. Il turista inglese che viene nell’isola è un turista curioso, intellettuale che vuole conoscere la nostra storia le nostre bellezze uniche».

Ma come è cambiata Londra in questi anni. Adesso anche la Brexit...

«È cambiata in peggio. Come altre parti del mondo a causa di una sfrenata globalizzazione. L’antiquariato inglese, i mercatini caratteristici stanno morendo. Sulla Brexit c’è invece tanta confusione ma le difficoltà attuali si sentono ed il futuro in tal senso non promette nulla di buono».

Cosa le manca della sua terra?

«Il mare. I colori. Vengo spesso per godermi la Sicilia. È proprio in questi giorni sto facendo un pop up qui».

Ha mai pensato però di ritornare?

«Ad oggi no. Inoltre non ho mai pensato di portare a Catania qualcosa di inglese. Semmai siamo noi che possiamo dare e portare cose a loro. Il nostro talento, la nostra genialità, la nostra creatività. Spesso ho diviso il mio negozio affittandone una parte per brevi periodi ad altre “colleghe”: russe, brasiliane, israeliane, inglesi. Posso garantire che da siciliana, con i clienti, si raggiunge subito un feeling particolare, abbiamo molta più presa positiva sulla gente. È così. E non c’é mai stata partita con le altre che restavano sempre stupefatte».

Lei è molto attiva anche sulla rete, rigorosamente al passo con i tempi?

«Certo! Ho il mio sito sempre aggiornato. Vendo molto anche on line. A quattro anni dall’apertura ho chiuso il negozio permanente a Notting Hill che oggi è comunque il mio ufficio. E lascio sempre attivo il web site. Ho iniziato così con i negozi pop-up, “a tempo” ed eventi out side a Londra e fuori Londra da settembre a dicembre e da marzo a giugno. In questo momento vendo una decina di stiliste, australiane, inglesi, americane, italiane, israeliane e francesi».

Perché questa scelta?

«È migliore. Ho capito che così la gente non si annoia. Vedo che i clienti amano vedere nuove cose. Quando hai il negozio permanente magari i capi non cambiano per due mesi. Così invece si hanno sempre ricambi».

E da poco, finalmente, ha anche una sua linea...

«Si è ne sono fiera. Si chiama Home. Ho iniziato con due vestiti nel 2018 che ovviamente aumenteranno in questo 2019».

Come definirebbe il suo stile?

«Molto femminile. Secondo me la donna può sempre essere elegante e non solo quando esce la sera. Le donne che indossando “Di Guardo” si sentono sicure, chic. Le mie clienti dentro e fuori Londra hanno un lavoro in genere creativo: scrittrici, giornaliste, architetti, avvocatesse. La mia è una moda “timeless” che non passa appunto mai di moda...».

Cosa consiglierebbe ai giovani siciliani?

«Di fare ciò che sentono. Con passione e naturalezza. Personalmente consiglio sempre, se si può, fare una o più esperienza all’estero. Siate curiosi e credeteci sempre».

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