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L'avventura catanese di un cacciatore di libri antichi

Di Filippo Arriva

«Forse follia!». Allora Bruno Bugliarello che ha aperto a Catania una Antica Libreria di volumi antichi e moderni che cosa è? «Un uomo votato all’avventura. Perché, in realtà, non sono un commerciante dentro. Purtroppo! Ho alle spalle, dal 2003, una libreria online. Adesso provo con un punto vendita».

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La libreria ha all’interno una raffinata delicatezza, colori garbati, luci morbide, stampe, dipinti. Tanta gentilezza. Quanti libri contiene?

«In libreria ne ho 6 mila, ma in deposito supero i 20 mila. Tutti possono essere acquistati anche online».

E’ cambiato il mestiere di libraio.

«Sì. Oggi non puoi fare a meno di vendere online. Quindi non puoi fare a meno di un database con un elenco dettagliato, realizzato con cura e precise regole antiquarie. Ricordo quando si pubblicava il catalogo cartaceo che andavano a ruba. Era una gara tra collezionisti per averlo appena stampato e poter acquistare prima di altri. Oggi un database, cioè un catalogo ben fatto, costa lavoro, tempo, occorre una persona dedicata che studi il libro e lo sappia catalogare e fotografare».

Siete a due passi da piazza Duomo.

«Sì, ma passano giorni senza vedere un cliente. Vorrei che entrassero anche solo per guardare. Spiano dall’esterno, apro la porta a mo’ d’invito, ma vanno via. Giorni fa è entrato un signore che ha guardato, poi pensieroso mi ha detto: “Ma sono libri vecchi!”. Che dovevo rispondere?».

Siamo a pochi metri dal Comune di Catania, è entrato un consigliere comunale? Un politico?

«No!».

Oggi le librerie chiudono, scompaiono anche insegne storiche. I negozi di libri sono un bene prezioso da preservare, come un monumento. Gode di contributi economici? Facilitazioni fiscali?

«Nulla. Solo lungaggini burocratiche… Non può immaginare quante. E’ un pozzo senza fondo e senza risposte! Anche la legge nazionale che era stata creata - devo dire un’ottima legge - per aiutare le librerie ha esaurito, per il momento, i fondi e non credo in un rifinanziamento con questi chiari di luna…».

Il suo finanziamento è l’entusiasmo?

«Certo! Quello che mi ritrovo ogni mattina quando mi sveglio e comincio la giornata. Lo stesso che non deve mancare anche quando non torna nulla».

Accade spesso?

«Diciamo che adesso siamo in salita e certi giorni mi viene di mandare tutto a… quel paese. Ma poi resistiamo».

Noi chi?

«Mia moglie, mia figlia, le ragazze che lavorano in libreria. Siamo un piccolo gruppo, ma agguerrito, appassionato. Amiamo i libri».

Certo non ha scelto il periodo migliore per aprire una libreria a Catania, una città ormai nel burrone della caduta libera culturale, con istituzioni allo sbando e assenza di stimoli. In questo la città è una vera punta di diamante!

«Certo che ne risentiamo. Però i catanesi per altro spendono. Nei locali, nei negozi comprano… E’ la cultura che soffre».

Manca o è debole quella classe borghese che un tempo spendeva in cultura. Intendo non solamente libri.

«Credo proprio di sì. Non ho fatto un’analisi sociologica, ma è certo che in questo momento viviamo uno stato di sofferenza. La città non risponde, e come diceva lei non solo alle librerie. Certo, la cultura genera cultura e se le istituzioni sono in crisi non si genera nulla. Devo dire però che cominciano ad affacciarsi i turisti e acquistano qualche libro».

Quale è il libro più costoso che mostrate?

«Una “Storia naturale e generale dell’Etna” di Giuseppe Recupero edito nel 1815. Un libro rarissimo».

Il prezzo?

«Circa 6 mila euro».

Sic!

«Ma è un libro rarissimo, con meravigliose tavole… Un libro siciliano, bellissimo. Questo genere di volumi in altre città si vendono subito. Abbiamo anche una “Storia” di Tommaso Fazello, la prima edizione. E’ un pezzo bellissimo, rarissimo e, mi creda, sono meravigliato che nessuno la compri».

Il prezzo?

«Duemilaottocento euro. Mi creda non è caro. Un libro così si dovrebbe vendere subito. La verità è quella che si diceva, il vuoto culturale. Ma non solamente a Catania, ma in tutto il Meridione. Un esempio: la nostra libreria fa parte dell’Associazione librai antiquari d’Italia che conta decine e decine di librerie al nord, quindi una a Napoli e dopo, nel Sud, solo noi. Entrare in questa associazione – a sua volta legata alla corrispettiva internazionale – è indice di garanzia assoluta sui volumi, è l’orgoglio e il prestigio di far parte di una vasta rete culturale».

Chi vi fa concorrenza?

«Le racconto una cosa: alcuni entrano, chiedono il prezzo di qualche libro e poi dicono: è caro, lo cerco sulle bancarelle. Ecco, le bancarelle. A cui aggiungerei certi siti privati online fuori dalle regole. L’acquirente cerca un libro, cerca soprattutto il prezzo più basso. Anche di un euro».

Anche voi vendete online.

«Certo, ed è il versante che rende di più. Ma paghiamo le tasse, l’Iva, rilasciamo regolari ricevute o fatture. E aggiungo: come ogni libreria antiquaria che si rispetti schediamo accuratamente tutti i libri, e guardi che pago una persona per farlo. Un volume non può andare al di sotto di una certa cifra. Non spedisco mai senza ricevuta e con raccomandata. Sa quanti direbbero, se usassi la posta semplice, di non aver ricevuto il libro! Oggi siamo tutti su internet e c’è un gioco al ribasso che non porta a nulla. Anzi, porta al disastro. Noi siamo sui maggiori portali, abbiamo una clientela internazionale. E mi permetto di dire con soddisfazione che con la nostra libreria il nome di Catania va in rete, fa il giro del mondo su un binario culturale».

Qualche soddisfazione?

«Online sì. Buone vendite, acquirenti soddisfatti. Tra i nostri clienti abbiamo avuto Dario Fo, la Walt Disney, il castello di Windsor… Mi creda fa un certo effetto spedire un libro al castello di Windsor».

Che libro?

«Non vorrei infrangere la privacy. Diciamo di non alto prezzo e di storia dell’arte».

Legge molto?

«Non quanto vorrei. Libri tecnici, vecchie pubblicazioni di ingegneria e medicina. E’ affascinante seguire i progressi tra Ottocento e Novecento… Per esempio pochi giorni fa notavo come i libri di medicina siano cambiati dopo la scoperta dell’anestesia. Leggere i libri pre-anestesia è veramente raccapricciante…».

…In libreria, nel silenzio senza clienti, cosa legge?

«Vengo ogni giorno, mille carte da controllare. La burocrazia da seguire. Mi piace prendere in mano i libri del passato, leggere quelli della generazione di mio padre, di mio nonno. Andare morbidamente indietro nel tempo attraverso quelle pagine. Si accendono ricordi, conversazioni fatte… Sa, in alcuni momenti, attraverso quelle loro letture, oggi mie, mi sembra di capire meglio cosa pensassero i miei parenti. Un gioco ad incastri che mi affascina».

E’ un libraio puro o è un hobby?

«Ero… Anzi, sono un geometra, ho lavorato in alcune aziende. Poi sono arrivati i libri. Un cospicuo numero di libri…».

Da chi li ha avuti?

«Non vorrei dirlo».

Può però permettersi di avere una libreria ancora – e speriamo per poco - con sparuti clienti.

«Mi sono ripromesso di tentare per due anni, poi vedremo. Provengo da una famiglia che sta bene, una famiglia ricca di storia, tradizione e folte biblioteche. Erano militari di carriera, carbonari, patrioti, podestà, uomini politici… Ho avuto una famiglia movimentata. Le posso dire che i nostri documenti familiari fanno parte dell’archivio storico di Lentini».

Quali sono i libri più venduti?

«Mi scusi se sorrido, vorrei non dirglielo… Ma sì: i libri di Delly, i famosi romanzi popolari francesi pubblicati dall’inizio del Novecento agli Anni Cinquanta. I predecessori di Liala. Ne ho venduti moltissimi e subito, appena inseriti nel catalogo. Un signore mi ha scritto ringraziandomi perché gli avevo ridato la vita, perché finalmente la sera poteva addormentarsi sereno dopo la lettura di Delly».

E’ una bella storia.

«Sì, in verità sì. E’ un bel modo di leggere, sereno, di cuore. E mostra un legame al libro, alla pagina stampata, che oggi forse si è perduto».

Il primo libro che ha venduto?

«Mannaggia! Mi scusi, ma ogni volta che ci penso… Un Pinocchio che ho venduto online per 15 euro e poi ho capito che ne valeva quasi 200».

E il libro che non vuole vendere?

«Le favole di Esopo con i disegni di Rakham, da cui ho tratto l’elefante che ho usato come logo della libreria. Non volevo venderlo. Non volevo. Era esposto proprio in libreria, poi un giorno è svanito».

Venduto?

«Sì, mi ero distratto».

E’ orgoglioso della sua libreria?

«Sì, moltissimo. Ma mi ripeto sempre: attento Bruno, un libro sin quando non lo vendi è solamente carta».

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