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Domenico Pellegrino, l'artista che trasforma le feste popolari in narrazioni contemporanee

A lui affidata l’immagine del manifesto di Ortigia Film Festival in programma dal 20 al 27 settembre a Siracusa

04 Settembre 2025, 14:08

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C’è una luce che non abbaglia, ma racconta. Una luce che affonda le radici nelle feste patronali, nelle tradizioni popolari siciliane, nei miti antichi ma anche nei sogni contemporanei.

È l’arte di Domenico Pellegrino, artista palermitano, che ha trasformato le luminarie in uno strumento narrativo che guarda al futuro, voltandosi verso la tradizione con la capacità di parlare alla storia di questa terra. Le sue opere prendono vita nella sua mente per poi illuminarsi. E il suo amore per l’Isola vive attraverso luce, colore e materia. È denominato dalla critica “l’artista della luce” e lui stesso racconta che: «le prime volte che ho lavorato con la luce a me ha dato le stesse sensazioni che la gente mi ha attribuito. La luce ha un potere importante, potente, che ti dà a seconda di come la usi una forza interiore. A me riequilibra e mi dà la possibilità di disegnare come con una matita luminosa le storie. Un po’ come accenderle e farle rivivere».

La Disney lo ha scelto per StarWars, Hermès e Dior lo hanno voluto nei propri atelier; ha esposto alla 58a Biennale Arte di Venezia, a Manifesta 12, a Palermo Capitale della cultura e la sua ultima grande installazione è il simbolo di Procida Capitale della Cultura 2022. Si incanta a guardare il mondo e traduce le immagini attraverso un’arte in via d’estinzione.

«Nelle mie opere utilizzo le luminarie posizionando le luci in maniera frontale. Nelle luminarie le luci frontali non esistono se non per i nomi dei santi. Voglio distinguermi non per staccarmi dal luminarista ma per rispetto, perché non ho la storia delle famiglie dei luminaristi». La particolarità della luminaria siciliana è il colore. Domenico Pellegrino ha realizzato l’opera che ha dato vita poi all’immagine del manifesto di Ortigia Film Festival, giunto alla diciassettesima edizione, che si svolgerà dal 20 al 27 settembre, nata dall’incontro tra memoria antica e visione attuale. Eros raffigura il dio alato dell’amore in una posa dinamica, sospesa tra gesto e metamorfosi. Come ogni anno il festival si arricchisce del progetto Off sposa l’arte, progetto curato da Roberto Gallo.

«Quando ho ricevuto l’invito e mi hanno raccontato il progetto, il tema di quest’anno ovvero “Cinema ed Eros. L’amore salverà il mondo”, si è già illuminata nella mente l’immagine che volevo realizzare e ho iniziato le mie ricerche. A me interessa il rapporto che l’uomo ha con il mondo esterno. Ognuno di noi è un’isola all’interno di un arcipelago di persone che però vive all’interno di un cosmo che è il disegno. Mi piaceva la presenza dell’oca, la presenza delle ali e da lì è nato il mio Eros».