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Giacomo Porcelli, il ceramista con la Luna nel cuore

Di Rosario Scollo

Nella notte tra il 20 e il 21 luglio 1969 l’uomo mette piede sulla Luna e realizza quell’antico sogno che cambia per sempre la nostra storia, trasformando lo spazio in un mito a cui intere generazioni hanno pensato con fascinazione straordinaria. Per ricordare questa data storica il 20 luglio parte da Baikonur la missione Beyond per la Stazione Spaziale Internazionale guidata dal nostro Luca Parmitano e nel 2024 la missione Artemis prevede lo sbarco sulla luna di una donna, in vista del futuro viaggio verso Marte. Ma anche i siciliani hanno la Luna nel cuore e il ceramista Giacomo Porcelli (classe 1968), di Caltagirone, ha realizzato un tavolo in ceramica per ricordare la missione Apollo 11, un’opera di grande bellezza .

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Cosa rappresenta per lei quella notte storica?

«Per me il 20 luglio 1969 rappresenta il culmine di un epoca in cui la civiltà umana guardava verso l’alto. Tutto in quegli anni era in movimento, arte, musica, scienza, conquiste sociali e lo sbarco dell’uomo sulla Luna non fu, a mio modo di vedere, il semplice risultato di una gara con l’Unione Sovietica, ma il prodotto dello spirito di quel tempo. Molte volte mi sono chiesto cosa hanno provato i dodici uomini che hanno calpestato il suolo lunare nelle sei missioni Apollo. Che effetto poteva fare il fatto di trovarsi da soli a più di 380.000 km dalla Terra, in quel misterioso deserto, silenzioso e inospitale... certo, mi sarebbe piaciuto se il programma Apollo non fosse mai stato annullato dopo Apollo 17, ma così è andata e lentamente, la nostra civiltà ha iniziato a piegare lo sguardo verso il basso ed eccoci qua».

Perché ha realizzato quest’opera?

«Ho sempre desiderato fare qualcosa ispirata a quel viaggio incredibile, ma non mi si è mai presentata l’occasione, né come fumettista né come ceramista. A gennaio del 2019, in vista del cinquantesimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla Luna, ho pensato di realizzare di mia iniziativa un’opera dedicata a questa storica impresa e fin da subito non ho avuto alcun dubbio sulla scelta della pietra lavica come base su cui realizzare il disegno che avevo in mente. A differenza dell’argilla che è un materiale totalmente estraneo alla Luna, il basalto che troviamo sulla Terra seppur con alcune differenze è molto affine a quello della Luna. Il primo allunaggio avvenne nel “Mare della Tranquillità”, una pianura di basalto che potrebbe somigliare molto a quello su cui ho realizzato l’opera. Anche la scelta della forma tonda non è stata casuale, volevo che richiamasse alla mente l’immagine della Luna piena. Per quanto riguarda la finalità dell’opera non mi sono soffermato più di tanto a pensarci. Quando crei un’opera segui un impulso che ti spinge a farla e tutte le tue energie si concentrano su quel unico obbiettivo».

Quale tecnica ha usato?

«Una tecnica di lavorazione molto simile a quella della maiolica tradizionale, ma che utilizza come supporto la pietra lavica al posto della terracotta. L’immagine l’ho dipinta interamente a mano, utilizzando il mio stile fumettistico su una lastra di pietra lavica dell’Etna rivestita da uno strato di smalto stannifero. Dopo la realizzazione dell’immagine, la lastra ha affrontato una prima cottura a circa 950° C e successivamente, ha subito una seconda cottura a temperatura più bassa per il lustro metallico dorato che ho applicato sul numero 50».

Quale sarà la destinazione dell’opera?

«L’opera è esposta a Taormina nel punto vendita dell’azienda per cui lavoro. Dopo l’anniversario si vedrà cosa fare. Una bella idea potrebbe essere quella di regalarla all’astronauta Buzz Aldrin e alla sua fondazione, a nome mio, dell’azienda e volendo anche di tutta la Sicilia».

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