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Da Catania a La Scala, il violino da sogno di Caterina Coco

Di Grazia Calanna

Brillante, determinata, innamoratissima del suo violino, il “più umano di tutti gli strumenti”. Parliamo di Caterina Coco, catanese classe 1991, reduce dal fortunato tour con Laura Pausini e Biagio Antonacci.

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Dopo il diploma con lode all’istituto musicale “Vincenzo Bellini” di Catania, ha vinto, per due edizioni consecutive, l’audizione per l’orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, con cui ha collaborato da membro effettivo dal 2014 al 2018 e con cui collabora tuttora; abilitata all’insegnamento del violino col massimo dei voti, collabora, in Italia e all’estero, con varie formazioni cameristiche e importanti realtà come quella del “Teatro sociale” di Como, “Ernst&Young” di Roma, del Teatro Comunale di Sassari, con le Orchestre giovanile “L. Cherubini” e da camera “Canova” di Milano. Inoltre, ha collaborato con Mina per la registrazione di un album, ha ricoperto il ruolo di prima parte in “Danza con me” di Roberto Bolle, su Rai1 con Cesare Cremonini, ha partecipato a “Radio Italia Live 2018”, in piazza Duomo a Milano, come membro dell’Orchestra Filarmonica Italiana.

Ascoltandola, si resta colpiti dalla grande abilità per l’improvvisazione, un’innata passione che le consente di “volare” dal jazz, al soul, alla fusion, con la “leggerezza” e la grazia di una farfalla.

«La mia passione per la musica è nata da piccola - racconta Caterina - cantavo nel coro della chiesa di Zafferana, dove sono cresciuta e dove torno sempre quando stacco dagli impegni lavorativi. Ricordo che mio nonno Alfio mi faceva ascoltare e imparare a memoria brani tradizionali siciliani, mi divertivo a cantare con lui. All’età di nove anni ho conosciuto il violino, grazie alla direttrice della mia scuola elementare, Gabriella Zammataro, che ha inserito nei programmi scolastici pomeridiani un corso di “Metodo Suzuki”; dopo un anno e mezzo di studi ho sostenuto l’esame per entrare all’istituto Bellini di Catania che ho poi frequentato per dieci anni nella classe della professoressa Carla Marotta. Ciò che alimenta la mia passione per la musica è prima di tutto la curiosità di conoscere i vari linguaggi e le infinite sfumature con cui è possibile trasmettere un’emozione, un’atmosfera, un ricordo. La musica che sia suonata o anche solo ascoltata è viaggio e ricerca infinita, fuori e dentro di noi».

C’è un aneddoto particolare legato alla sua crescita artistica?

«Durante i quattro anni di collaborazione con l’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala, mi sono resa conto che i più grandi direttori d’orchestra con cui ho avuto l’onore di collaborare hanno una particolare caratteristica comune: l’umiltà e un immenso spirito di ricerca e gratitudine verso la musica. Solo trasmettendo costantemente questi messaggi è possibile creare un contatto autentico con l’orchestra e con il pubblico».

Qual è la sua attuale definizione di musica?

«La musica è ricerca costante da molteplici punti di vista. Mentre si suona, da soli o con gli altri, si vive sempre l’unicità di un momento in cui tutti i filtri si abbattono: la musica è verità allo stato puro».

Qual è - potendola descrivere - la sua relazione con il suo violino?

«Sin dall’inizio ho avuto un rapporto di curiosità e confidenza col violino dal punto di vista musicale, ma la stessa curiosità mi ha spesso portata ad avere uno sguardo più analitico sullo strumento e sulle sue possibilità per lavorare sulla tecnica, con un grande contributo da parte degli insegnanti, in maniera quanto più obiettiva possibile. Ricercare sulla tecnica è un importante passo per i musicisti e per gli artisti in generale: essa dà l’opportunità di arricchire la “tavolozza dei colori” da utilizzare per dipingere nella maniera più fedele possibile l’idea che si ha in mente».

Esiste una figura che considera punto assoluto di riferimento per il suono del violino?

«Sicuramente l’insegnante è una figura importante per sviluppare al massimo la conoscenza dello strumento: è una guida essenziale per renderci indipendenti e consapevoli di ciò che impariamo. Inoltre per me è stato essenziale anche il contributo di grandi esecutori entrati nella storia del violino, i miei preferiti in assoluto sono Maxim Vengerov e Jascha Heifetz. Hanno caratteristiche molto differenti ma la cosa che mi piace di più di entrambi è il loro essere diretti con il loro strumento, eseguono senza creare barriere di nessun tipo tra musicista e ascoltatore».

Ha appena concluso una stagione concertistica con Laura Pausini e Biagio Antonacci, puoi raccontarci questa esperienza, cosa le ha dato, quali i momenti indimenticabili?

«Mi ha dato tantissimo, è stata una grande occasione di ulteriore crescita insieme ad artisti di grande spessore umano, musicale e professionale. Durante le undici tappe negli stadi italiani un momento indimenticabile è stato sicuramente la prima volta che ho suonato in quartetto in uno stadio: al San Nicola di Bari insieme a Laura e Biagio. Vedere tutta quella gente ha scatenato in me un’emozione difficile da spiegare, un misto di gioia, entusiasmo e stupore. Un altro momento incredibile è stato l’accensione di 50mila torce allo stadio di San Siro per un’atmosfera che definire magica è riduttivo. Suonare vedendo un pubblico che sogna mentre canta le canzoni che ama è uno spettacolo mozzafiato che ti strappa un sorriso e qualche lacrima di gioia. Ognuna di queste tappe è stata unica e per ogni luogo conservo ricordi indelebili, dallo Stadio olimpico di Torino, all’Olimpico di Roma, al nostro stadio Sanfilippo di Messina. Laura e Biagio sono degli artisti straordinari, incredibili, sempre positivi, sempre al “100%”, dalle prove agli show, così come la band, composta da musicisti eccellenti con cui ho avuto l’onore di condividere il palco suonando nella formazione di quartetto d’archi».

Qual è stato ad oggi il più grande insegnamento appreso dal suo violino?

«La ricerca di disciplina e consapevolezza, condizioni imprescindibili per vivere il percorso della musica e della vita».

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