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Leonardo Rundo, un post doc a Cambridge per la cura dei tumori

Di Maria Ausilia Boemi

Da Cambridge, col suo post doc, sogna di tornare in Italia, possibilmente nella sua Sicilia, per realizzarsi nella carriera accademica: l’ingegnere informatico Leonardo Rundo, 31enne di Acquedolci, non vuole diventare un cervello in fuga, ma considera questi anni all’estero come un percorso propedeutico a tornare a casa e ripagare la sua terra per l’ottima formazione ricevuta, che gli ha permesso di sbaragliare la concorrenza internazionale e gli consente di competere ad armi pari con i ricercatori da tutto il globo in uno dei templi mondiali della cultura. «Dopo il liceo scientifico a Sant’Agata di Militello - racconta l’ing. Rundo - mi sono laureato a Palermo in Ingegneria informatica e poi, grazie alla tesi della magistrale su interfacce grafiche per software di diagnostica per immagini che mi aveva fatto già spostare in ambito biomedico, ho lavorato per 2 anni come assegnista di ricerca all’istituto di Bioimmagine e fisiologia molecolare al Cnr di Cefalù».

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A questa esperienza, è seguito il primo strappo dalla Sicilia con il dottorato di ricerca a Milano Bicocca da novembre 2015 a ottobre 2018. «Ho discusso la tesi a febbraio 2019, ma già prima della fine del dottorato, ad agosto 2018, ero stato selezionato a Cambridge per un post doc al dipartimento di Radiologia. Durante il dottorato avevo infatti fatto dei periodi di visita all’estero: a Nashville negli Usa, a Tokyo in Giappone e appunto a Cambridge, dove in seguito è stata indicata questa posizione». Post doc che dura tre anni, fino a marzo 2022. Una tappa fondamentale che, in prospettiva, dovrebbe assicurare al dott. Rundo un posto permanente magari in qualche ateneo minore. Nel frattempo, il giovane post doc siciliano si occupa di studi quantitativi per imaging oncologico: «Il mio studio consiste nell’interpretare le immagini non solo da un punto di vista qualitativo, come è la prassi, ma di utilizzare, attraverso tecniche computazionali basate su Radiomica e Machine Learning, grosse moli di dati biomedicali per definire modelli che possano predire il decorso della malattia. Il mio progetto è finanziato, tra gli altri, da Cancer Research Uk, l’associazione di ricerca sul cancro britannica, che a Cambridge ha un istituto molto importante».

Fondamentale, per entrare nel prestigioso ateneo, il dottorato a Milano Bicocca che gli ha consentito di tessere rapporti con l’estero e di «comprendere, confrontandomi con i colleghi di altri Paesi, quanto noi italiani possiamo essere competitivi». E che le università del Sud, almeno in questo campo, non hanno nulla da invidiare alle altre: «Abbiamo solide fondamenta e competenze di base sia a Catania che a Palermo, ci sono realtà meridionali che sono competitive a livello europeo e mondiale». Per l’ingegnere Rundo l’esperienza all’estero, soprattutto in un ateneo prestigioso come Cambridge, è comunque fondamentale: «È una mia scelta, ma anche un po’ un obbligo perché oggi, per avere accesso a posizioni permanenti, sono richiesti determinati criteri tra cui un periodo di ricerca all’estero di almeno 6 mesi-un anno in università prestigiose». Per entrare a Cambridge, Leonardo Rundo ha dovuto sbaragliare una agguerrita concorrenza internazionale: «Si parla di concorsi per una posizione ai quali partecipano in media 10-15 persone, anche se non si conoscono i numeri esatti perché in Gran Bretagna i processi di selezione restano abbastanza riservati».

Il progetto, il sogno, l’idea è comunque di tornare, sia pure «a certe condizioni». Non per nulla, il dott. Rundo mantiene i contatti con l’Italia e continua a collaborare «soprattutto con il gruppo che a Palermo mi ha seguito durante la tesi magistrale e con quello di Cefalù». Perché il sogno, sotto sotto, è tornare non solo in Italia, ma addirittura in Sicilia, laddove però mancano oggettivamente «opportunità di crescita graduale. Diciamo che ci stiamo ancora adattando al sistema europeo: prima si diventava ricercatori a tempo indeterminato fin troppo presto, il che ha comportato che qualcuno si sia adagiato sugli allori, facendo perdere competitività al sistema Italia. E di ciò ora paghiamo le conseguenze, anche se non mi lamento di fare un periodo all’estero, perché è un’opportunità di crescita personale e professionale e quindi non lo considero un sacrificio». Ciò che però vorrebbe il ricercatore siciliano è potere tornare e che ciò «non fosse l’eccezione, ma la normalità». Anche se, nel suo campo specifico, il dott. Rundo non ha percepito una maggiore difficoltà nella ricerca in Italia rispetto ad altri Paesi: «Io ho sempre lavorato bene, forse ci sono altri settori dove si percepisce una difficoltà maggiore come ad esempio nella biologia (lo vedo con la mia fidanzata campana che è biologa) in cui c’è spesso mancanza di fondi. Se di difficoltà vogliamo parlare nel mio campo, forse c’è il fatto che non sempre in Italia c’è disponibilità di immagini e non è dunque sempre facile collezionare data set o seguire i pazienti nel tempo, cosa che invece qua a Cambridge viene eseguita bene. Invece da Milano, dove ho imparato nuove tecniche computazionali, ho sempre lavorato con immagini cliniche provenienti dalla Sicilia». Certo, con la consapevolezza di lavorare oggi «in un posto particolare, perché Cambridge funziona particolarmente bene».

Della Sicilia il dott. Rundo ha nostalgia per gli affetti, la famiglia, il meteo, e di primo acchito non riesce a trovare qualcosa che invece non gli manchi della sua Isola: «Sono innamorato della nostra terra, vorrei solo che cambiassero le cose in modo da valorizzare le persone che hanno voglia di lavorare. E questo non si modifica in breve. Poi non vorrei fare il solito discorso delle raccomandazioni, perché non è sempre vero e tra l’altro adesso è veramente difficile fare carriera accademica anche con le “spinte”, perché le università sono scese nelle classifiche e quindi hanno meno posti a disposizione». Insomma, sempre il conto degli errori precedenti che comporta che in Italia «gli studi post lauream non vengano molto valorizzati e ci siano pochi posti di dottorato, tappa fondamentale per formare i ricercatori del futuro. Ad esempio, il dipartimento di Ingegneria informatica a Palermo era stato fuso con altri corsi di laurea e in media c’erano due posti di dottorato per corso di laurea: una miseria. Ho conosciuto gente valida che ha dovuto abbandonare l’idea di proseguire con il dottorato». Lui stesso, ad esempio, che poi lo ha superato a Milano Bicocca. E se nel medio periodo l’ing. Rundo progetta di «continuare a lavorare e portare a termine gli studi a Cambridge», ai coetanei giovani consiglia di «non mollare alle prime difficoltà, che nel percorso accademico ci sono, e di non ascoltare troppo i commenti sul fatto che è impossibile fare ricerca e carriera accademica in Italia». Brexit, invece, un po’ lo preoccupa, soprattutto per il fatto che la Gran Bretagna perderà i fondi Ue per la ricerca: i progetti in corso, ovviamente, continueranno ma «gli inglesi possono contare su introiti cospicui da fondazioni e charity oltre che sugli agganci con progetti legati al Commonwealth».

Non si sofferma però sulle difficoltà il dott. Rundo: «Mi sono focalizzato sul lavoro e, se si fa quello che piace e si tengono con ciò occupate le giornate, va tutto bene, nonostante la mancanza di genitori, famiglia ed affetti». Tiene il punto, invece, sulle soddisfazioni: «Accorgersi piano piano di essere all’altezza e riuscire a dimostrarlo giorno per giorno rispetto agli altri colleghi che vengono da università prestigiose: è qualcosa che mi aiuta a capire che non è vano quello che faccio e che i miei studi, con i dati retrospettivi validati in maniera prospettica, possono cambiare le terapie e salvare la vita di pazienti».

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