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Sicilians

Sarah, la mamma imprenditrice che porta fino a Londra il cuore pop della Sicilia

Di Maria Ausilia Boemi

Una creatrice di eventi che non sono solo mercati di prodotti siciliani, ma momenti di condivisione e convivialità, che a Catania con il Pop Up Market Sicily diventano occasioni di rigenerazione urbana di quartieri meno appetibili e nella metropoli londinese con il Sicily Fest occasioni per “assaggiare” l’autentica anima pop siciliana e restarne incantati. E magari, venire poi a scoprirla in loco da turisti. La 42enne catanese mamma, moglie e imprenditrice della comunicazione Sarah Spampinato ha anzitutto la Sicilia nel cuore, anche se da tre anni fa la pendolare tra Catania e Londra, dove ha aperto l’agenzia di comunicazione e marketing P&A, per meglio gestire il Sicily Fest.

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Sposatasi l’anno scorso, Sarah è mamma di carne e sangue di due figli, Andreas di 11 anni e Petra di quasi 2. L’essere mamma è per lei, donna multitasking, l’aspetto più importante della vita. «Entrambi i miei figli hanno nomi dall’etimologia importante - sottolinea -: Andreas l’ho scelto perché vuol dire uomo coraggioso e virile, categoria di cui la società di oggi è carente, e che spero sia di buon auspicio per mio figlio; Petra perché sono stata cresciuta da mia nonna, il cui secondo nome è Petronilla, e perché etimologicamente il nome significa “forgiata dalla lava”: nome perfetto alle falde dell’Etna, ma perché vorrei anche che mia figlia diventasse una donna forte, come necessario in questo mondo».

E si capisce che di forza e di visione creativa Sarah Spampinato deve averne dimostrata tanta: dopo avere abbandonato gli studi di Giurisprudenza, ha dapprima trascorso un periodo tra Londra e Irlanda («dove ho fatto tutti i lavoretti possibili per mantenermi») e poi ha iniziato a lavorare nella società di eventi di famiglia: «Ma la crisi economica nel 2008 ci ha costretti a chiudere». Sarah ricomincia allora da zero, per conto proprio: organizza eventi e dirige campagne di comunicazione per aziende e start up.

Poi, nel 2012, arriva la prima intuizione: inventa il format Pop Up Market Sicily, market event itinerante che ad oggi vanta più di 80 edizioni originali; esporta infine a Londra la formula vincente col “Sicily Fest”, un festival che porta nella capitale britannica la sicilianità e che ha raggiunto ormai un tale successo (40.000 visitatori a ottobre scorso) da essere diventato oggetto di studio dell’università di Catania e degli atenei inglesi della City University, University of Surrey e Greenwich University.

«Queste sono le mie due creature, nate dalla passione di cercare di esporre questa terra in una versione diversa rispetto a quella che tutti conoscono. Alla fine, infatti, nei miei eventi la percezione è quella di una Sicilia pop, nuova, dinamica, che si dà da fare e reagisce».

Valorizzare talenti, prodotti e luoghi è la mission del Pop Up Market Siciliy, «un market itinerante a Catania (ma siamo stati anche a Palermo e Noto), in cui ci sono musica, balli, artigianato, food, onlus, giochi e laboratori per i bambini. Dietro l’enorme lavoro di selezione dei migliori talenti dell’Isola, si crea un ambiente siciliano in senso nuovo: cool, moderno, pop, iconico. Pop Up Market Sicily è insomma la prima operazione di valorizzazione dello stile siciliano interpretato in chiave moderna. Abbiamo iniziato in Pescheria e girato le piazze della città, colonizzando parecchi luoghi e facendo rigenerazione urbana in modo concreto contribuendo ad abbattere la soglia della diffidenza rispetto a luoghi considerati nell’immaginario collettivo poco fruibili».

L’altro “figlio” professionale di Sarah Spampinato è il Sicily Fest, un festival di cibo siciliano a Londra che da agosto 2015 si ripete due volte l’anno (a maggio e ottobre) per tre giorni e di cui si sta organizzando la settima edizione: «Un evento unico nel suo genere e un format vincente perché noi proponiamo la classica sagra di paese in versione metropolitana, portando la Sicilia a domicilio agli inglesi. Londra ha ogni genere di cibo, evento e food festival, ma quello che in realtà le manca è la tradizione, il calore che invece noi abbiamo. La tradizione della nostra cucina portata in una metropoli ha avuto un successo notevole e, nonostante tutte le difficoltà (logistiche, di trasporti, amministrative), devo dire che ne vale la pena perché è diventato un business veramente importante».

Una quarantina gli stand di aziende nostrane che partecipano nel segno della tradizione e della festa siciliana: «I prodotti siciliani tirano tantissimo, sono felice di contribuire a fare conoscere un aspetto siciliano diverso. Facciamo marketing territoriale, un’altra cosa di cui tutti parlano ma che poi pochi attuano: noi la Sicilia la portiamo a domicilio, la facciamo toccare, gustare, assaggiare, aggiungendo poi sempre anche qualche novità in termini di esibizioni artistiche (dai Pupi al carretto siciliano) perché, oltre che da gustare, c’è anche una Sicilia da raccontare. Ed è bello pensare che, grazie al mio evento, tanta gente viene poi a fare le vacanze in Sicilia». Un progetto diventato talmente importante da avere costretto Sarah a fondare nel 2016 a Londra l’agenzia di comunicazione e marketing P&A, che gestisce non solo il format Sicily Fest ma anche la sezione creativa di molte aziende sul territorio e collabora con la Federazione italiana di Atletica leggera e Junior Achievement per Antonio Perdichizzi.

Il progetto è di espandersi, con eventi simili, anche in altre capitali europee: «Stiamo cercando - spiega - di diventare “contagiosi”. È la mia prossima missione, perché ho sempre bisogno di sfide nuove da affrontare, la vetta non la vedo mai, nelle mie “scalate” la parte più importante è il percorso e la cima si “sposta” ogni giorno un po’ più su».

Se si chiede a Sarah se ha rimpianti, sostiene che «forse ogni tanto mi viene la fisima di non avere completato gli studi universitari. Per il resto no, ho sempre fatto e detto tutto ciò che volevo: il coraggio di pensare progetti anche ambiziosi me lo porto dentro». Ma nonostante a Londra abbia dovuto creare da zero qualcosa che non esisteva, «è in Sicilia che è tutto più difficile, mi spiace doverlo dire: è più complicato perché noi siciliani non facciamo squadra e perché ancora purtroppo da noi funziona il discorso dell’amicizia politica. È chiaro che quando hai la “spintarella” tutto è più facile; io invece amici politici non ne ho, purtroppo o per fortuna sono una persona veramente libera, indipendente e disobbediente».

Magari ce ne fossero di più in Sicilia… forse in quel modo l’Isola, che ha tutto, potrebbe finalmente fiorire: «Vero, la nostra terra è penalizzata dal fatto che noi siciliani non sappiamo fare squadra, unirci per le cose che ci spettano, per i nostri diritti, essere più ribelli. E anche dal fatto che siamo spesso molto presuntuosi». Certo, riuscire a farcela da sola aumenta le soddisfazioni: «La maggiore è rendermi conto a fine evento di avere creato qualcosa che fa bene agli altri. E allora penso che, a parte il business e la mia soddisfazione morale ed economica, ho fatto anche contente altre persone. E questo mi rende molto felice».

Più difficile per una donna, soprattutto mamma: «Per una donna è difficilissimo: quando ho scoperto di essere incinta di Petra sono entrata in crisi perché non sapevo come avrei fatto. Poi mi sono organizzata. Alla fine, se lo vuoi veramente, tutto si può fare. In fondo, non sto facendo nulla di che: sto solo inseguendo i miei sogni». Mescolando nella vita, come ingredienti di successo, «determinazione, coraggio e un pizzico di pazzia». Conseguenziale il consiglio ai giovani, «che è quello che poi auguro ai miei figli: sognare, senza pensare che ciò che si sogna debba cadere dal cielo, ma con la consapevolezza di dovere lottare per ottenerlo».

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