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Lentini, Roma, Cambridge, Venezia così Olga ha costruito il suo successo

Di Gianluca Reale

Olga Tribulato, professoressa associata di Lingua e letteratura greca all’Università Ca’ Foscari di Venezia, originaria di Lentini, è andata a studiare fuori Sicilia già a 20 anni. Ha studiato a Roma, poi a Cambridge, quindi nel 2011 è rientrata in Italia, a Venezia, grazie a una borsa “Rita Levi Montalcini”. Due giorni fa è stata una dei 7 ricercatori italiani ad aver ottenuto un Consolidator grant dello European Research Council (ERC), uno dei finanziamenti più competitivi e prestigiosi. I Consolidator grants, infatti, finanziano fino a 2 milioni di euro le migliori idee di ricercatrici e ricercatori di tutto il mondo e di ogni ambito che vogliano consolidare la propria indipendenza e il proprio team. La cosa speciale, però, è che Tribulato l’ha ottenuto nell’ambito delle scienze umanistiche, cosa ormai molto rara: per i prossimi 5 anni condurrà il progetto “PURA”, primo studio multidisciplinare sul purismo greco, un fenomeno che, a partire dal II secolo d.C., ha cercato di proteggere il greco dalla sua normale evoluzione e riportarlo alle origini.

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«Avevo già partecipato alla selezione l’anno scorso – rivela la docente – ma non ce l’avevo fatta, ho riprovato quest’anno dopo un duro lavoro e sono riuscita ad ottenere il grant. Sono molto contenta, ma c’è da dire che in Italia su questo fronte non siamo competitivi come negli altri paesi. Mentre gli italiani che lavorano all’estero sono molto competitivi e vincono tanto, quelli che lavorano in Italia molto meno». Lo dicono i numeri: solo 7 dei 23 italiani ad aver ottenuto un grant lavorano e fanno ricerca all’interno di enti italiani.

Perché è andata via dalla Sicilia?

«Io sono andata a studiare fuori già a 20 anni, lasciando l’università di Catania: prima a Roma, poi a Cambridge dove mi sono “innamorata” di quell’ateneo e dove ho avuto l’opportunità di restare con un dottorato. Poi grazie alle borse Rita Levi Montalcini sono riuscita a tornare in Italia, a Venezia. Quella delle borse Montalcini è stata una bella idea: nella mia tornata, nel 2011, anche altri siciliani sono rientrati. Ma non chiamatemi “cervello in fuga” perché non lo sono, né mi ci sento. Non sono andata via per cercare un lavoro che qui non trovavo. Ho solo scelto di fare la formazione più adeguata a quello che mi piaceva».

Ma quando si sceglie di rientrare, meglio andare in un ateneo del Nord o del Sud?

«C’è in generale un problema sistemico, magari si sceglie il posto e il centro di ricerca migliore per il tipo di ricerca che si svolge. In generale al Nord c’è un sistema più florido, con più risorse, ma bisogna valutare le condizioni dei singoli atenei. Chi vuole rientrare deve valutare se ci sono le condizioni per fare ricerca a un certo livello».

E al Sud c’è un sistema di ricerca meno competitivo?

«Sono troppo lontana per giudicare. Di sicuro in Italia c’è un sistema statale che premia gli atenei bravi e virtuosi secondo alcuni parametri che riguardano la gestione delle risorse, l’amministrazione, il reclutamento, il rapporto fra docenti e studenti. Questo non sempre premia il Sud.».

Lei, se avesse potuto, sarebbe tornata in Sicilia?

«Col cuore sarei tornata, ma per quello che volevo fare sinceramente no. Mi spiace dirlo, ma la mia vita personale e professionale ormai è a Ca’ Foscari, ateneo piccolo ma molto efficiente, con una fantastica attenzione alla ricerca, e inserito nel contesto del Nord-Est con tanti altri atenei. Mi dava e mi dà tante possibilità in più rispetto a quelle che probabilmente avrei trovato giù».

Quindi lo escluderebbe?

«A 36 anni (quando sono rientrata in Italia) e ora, otto anni dopo con una carriera avviata, mi è davvero difficile pensare di rientrare in Sicilia. Magari chi è cresciuto, nel senso che fatto la formazione e una parte del suo percorso professionale, in un ateneo del Sud, ha conservato una rete di contatti, è stato già inserito in un gruppo di ricerca e può avere interesse a tornare. Io ho avuto altri riferimenti accademici: Roma, l’Inghilterra, poi Venezia. Sto bene qui».

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