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Ingegneri e giocolieri: la doppia vita dei Sardella, "gemelli" non troppo diversi

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Ingegneri e giocolieri: la doppia vita dei Sardella, "gemelli" non troppo diversi

Di Nino Arena

Catania - «Io ti ho fatto le ali, tu vola dove credi». Non poteva scegliere parole più luminose mamma Lilla quando Daniele, più di 15 anni fa, le disse che avrebbe abbandonato il lavoro sicuro di ingegnere meccanico in un’azienda romana per fare l’acrobata. Né avrebbe potuto trovarne di diverse quando Valerio, pochi anni più tardi, le comunicò che avrebbe lasciato anche lui il posto fisso, ingegnere elettrico in un’azienda catanese, per fare il giocoliere. Non si trattava di decisioni da squilibrati, ma del maturare di una passione coltivata fin dall’adolescenza che si imponeva come scelta di vita. E che, in qualche enigmatica forma, avrebbe tenuto insieme una laurea impegnativa e il fascino dell’arte di strada: in sintesi la parabola dei fratelli Sardella, gemelli nel destino e diversi nell’età: Daniele e Valerio, 45 anni il primo, 40 il secondo. Ingegneri, giocolieri e acrobati.

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A questo punto è il caso di chiedersi cosa tenga insieme professioni così distanti: se il senso dei Sardella per l’equilibrio, il puro ingegno pre e post-accademico o, ancora, il piacere di attraversare e riattraversare la sottile linea d’ombra al confine tra normalità e follia... in fondo la vita stessa. Qualunque sia il segreto, però, Daniele e Valerio lo conoscono bene, al punto da piegare, nelle loro esibizioni, la realtà e curvarla verso nuove possibilità. A patto di avere una fune lenta su cui camminare e danzare o delle clave da far volteggiare in sella a un monociclo. «L’essere ingegneri - confessano entrambi - ci ha aiutato e ci aiuta a metterci di fronte ai problemi nel modo giusto. Anche nel preparare i nostri numeri».

«Per diversi anni - racconta Valerio - ho diviso il mio tempo tra lo studio prima, la professione di ingegnere poi e la passione di giocoliere sempre. Ho scoperto la giocoleria al primo anno di università e ho iniziato ad appassionarmi, imparare tante tecniche, scoprire l’esistenza di una rivista nazionale e di convention nazionali ed europee. «Sono andato a Grenoble e quell’esperienza mi ha aperto la mente - prosegue Valerio Sardella - non solo per quello che ho ammirato sotto il profilo delle tecniche. Ho visto cosa si poteva fare e attrezzi che neanche conoscevo». A riavvolgere il nastro del racconto di Valerio, non sai bene fino a che punto parli da giocoliere o da ingegnere. Poi ogni cosa si illumina: «Mi allenavo al Parco Gioeni quando mi vide un impresario che mi chiese se volevo fare qualche spettacolo. Così ha avuto inizio la mia carriera. Ho saputo che un’associazione culturale, una volta alla settimana dava la possibilità di allenarsi e lì ho conosciuto altri colleghi».

«Mio fratello - osserva Daniele - ha avuto un ruolo importante nella giocoleria di Catania, dove ha creato una vero e proprio vivaio, ha formato numerosi artisti guidandoli negli allenamenti e aiutandoli a trovare date per i loro spettacoli. Ad alcuni ha addirittura insegnato a parlare in italiano e ad avere un rapporto con le istituzioni». «Sì - conferma Valerio - poco a poco ho anche dato vita a una sorta di agenzia, poco a poco ho visto che con il lavoro di artista di strada e agente si guadagnava, e anche bene. Ancora studente facevo spese che i miei colleghi non potevano permettersi... Forse allora ho iniziato a pensare di vivere con l’arte di strada». Il percorso di Daniele è stato, invece, esterno e più “accidentato”. «Quando ai colleghi dell’azienda in cui lavoravo a Roma ho detto che dopo tre mesi me ne sarei andato - racconta - loro mi hanno deto che se era una questione di soldi me ne avrebbero dati di più. Quando ho detto che non c’era nulla che potevano darmi e che sarei andato a lavorare un strada sono rimasti a bocca aperta». Daniele ha girato l’Italia e l’Europa prima da giocoliere poi da funambolo «e grazie - spiega - a una malattia ho conosciuto un medico che mi ha insegnato a utilizzare il mio corpo, a 45 anni ho l’elasticità di un ragazzino. Un funambolo riesce a esibirsi al massimo fino a 35 anni di età, attraverso la tecnica che ho appreso - spiega - oggi mi consente di esibirmi raggiungendo risultati che nemmeno i giovani».

Daniele e Valerio Sardella si sono riuniti perché insieme hanno un sogno nel cassetto: aprire, di qui a due anni, una scuola professionale di giocoleria. «È la ragione per cui sono tornato dopo vent’anni» dice Daniele. «Ci sono altre scuole in giro per l’Italia - aggiunge Valerio - ma vivono con i contributi pubblici e noi, ma la nostra sfida, grazie anche ai Viagrande Studios, è quello di farne a meno». La seconda scommessa è quella di fare in modo che l’arte di strada, nei grandi come nei piccoli centri, venga riconosciuta da tutti come professione e guardata con l’attenzione e il rispetto che ogni espressione della creatività umana merita.

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