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Coronavirus, il sì dell'agrigentino Luca al bando della Protezione civile

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Coronavirus, il sì dell'agrigentino Luca al bando della Protezione civile

Di Elida Sergi

ROMA - «Quella della Protezione Civile era una chiamata di fronte alla quale non ci si poteva tirare indietro. Il lavoro che facciamo è legato all’aiutare gli altri e in questo momento ce n'è bisogno. Tra la professionalità e l'umanità di cui ognuno di noi è portatore, mettendoci in campo tutti assieme si può fare la differenza». A parlare è Luca Lombardo, operatore socio sanitario e delegato Fioss, Federazione italiana operatori socio sanitari, per la provincia di Agrigento, uno degli oltre 20mila che hanno risposto al bando della Protezione Civile relativo all’emergenza coronavirus: 1500 saranno impiegati nelle residenze sanitarie assistenziali per anziani e disabili e negli istituti penitenziari di tutta Italia, luoghi che, come ha spiegato il ministro della Salute Roberto Speranza «sono particolarmente delicati e questo rende ancor più importante il valore di questa partecipazione». «Se si guarda indietro - evidenzia Luca - si pensa magari di evitare per timore di poter sviluppare una positività al virus o altro, meglio cambiare lavoro».

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Luca, sposato con due bambini, ha quasi 12 anni di lavoro alle spalle, come assistenza domiciliare, nelle Rsa e in strutture ospedaliere. Conosce bene quindi le residenze sanitarie assistenziali, meno il mondo delle carceri, ma spiega di essere sicuro di poter mettere al servizio la sua professionalità ed esperienza. «Quella di partecipare al bando - spiega - è una decisione di cui sono convinto. La paura, nel caso in cui dovessi essere selezionato, sicuramente non manca, ma trovo che occorra tenerla dentro di sé. Il nostro non è un lavoro che si può fare con la paura. Si può sbagliare e sbagliando ci si può contaminare e a propria volta contaminare altri».

«Questa esperienza - prosegue - credo che sarebbe una di quelle che lascia il segno. Se si è fortunati, alla fine delle terapie ci si può abbracciare e farsi gli auguri, se si è sfortunati bisogna invece accompagnare il paziente fino alla fine. Queste persone sono sole, sole con noi operatori e ogni candela che si spegne ti lascia qualcosa dentro. Quando ho iniziato a lavorare mi è stato consigliato di non mettere troppo il cuore per ogni paziente perché altrimenti non se ne esce fuori. Ma è difficile. Noi come Operatori socio sanitari siamo stati spesso considerati alla stregua di inservienti, ma non è così. Oltre a essere Oss siamo bravi psicologi e anche bravi 'clown', per regalare un momento di spensieratezza. L’operatore entra nella tua intimità, nella tua testa: siamo buoni 'incassatorì. Ma anche noi abbiamo un cuore, ci fermiamo e pensiamo ai momenti che ci hanno lasciato qualcosa». «Oltre 20mila Oss hanno messo la propria professionalità e la propria vita al servizio di chi ha bisogno - aggiunge Marco Cavallaro, presidente della Federazione italiana Operatori Socio Sanitari - spero che per il futuro venga data la possibilità a tanti Oss che non lavorano di dare una mano a chi ne ha bisogno. Ringrazio tutti gli operatori socio sanitari che senza sosta sono a fianco di chi soffre e ha bisogno».

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