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Il sogno di Giusy è diventato realtà: «Dalla terra forza e armonia per tutti»

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Il sogno di Giusy è diventato realtà: «Dalla terra forza e armonia per tutti»

Di Maria Ausilia Boemi

Nemmeno una diagnosi impietosa di sclerosi multipla in giovane età ha fermato l’oggi 44enne regalbutese Giusy Fiumefreddo, sposata e mamma di un bambino di 8 anni e di una piccola di 3. Giusy Fiumefreddo ha trovato la forza nella sua terra e vuole condividere quello che chiama il suo «paradiso» con tutti coloro che, intrappolati nello stress della vita moderna, vogliono riconnettersi con loro stessi e ritrovare la propria armonia. Sì, perché per Giusy Fiumefreddo la terra è forza, bellezza, equilibrio, benessere.

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«Ho fatto - racconta - il liceo classico, poi mi sono iscritta all’università in Agraria ma senza completare gli studi, dopodiché mi sono immersa al 100% in questa avventura». L’avventura è quella di prendere in mano l’azienda di famiglia, situata nell’ultima lingua di territorio di Troina che si insinua in quello di Regalbuto: originariamente una estensione di 100 ettari del nonno. «Mio nonno - racconta la tenace imprenditrice agricola - ha comprato questa tenuta che non si poteva però coltivare perché era piena di pietre ed era quindi usata come pascolo per le sue mucche. Alla morte del nonno, mio padre ha effettuato lo spietramento rendendo i terreni coltivabili. Negli anni, per varie vicissitudini, i terreni sono stati venduti e alla fine sono rimasti solo 20 ettari, divisi poi tra mio padre e suo fratello. A mio padre ne sono rimasti 10, col caseggiato di 600 metri quadrati che profuma di storia». E qui il racconto si fa veramente epopea collettiva: «In questo caseggiato c’è un enorme magazzino che è la parte alla quale tengo di più, perché durante la seconda guerra mondiale molti regalbutesi si rifugiarono nelle grotte delle montagne attorno e, siccome da mio nonno c’era da mangiare, scendevano qui per rifornirsi di acqua e cibo. Nel frattempo, i bambini giocavano nel magazzino e sulle pareti ci sono ancora i loro disegni realizzati col carbone: la cosa commovente è che sono schizzi allegri, radiosi, perché i bambini, nonostante il periodo terribile che vivevano, riuscivano lo stesso a sognare». Un altro episodio, «stavolta triste ma che fa parte del vissuto di questa azienda, è l’uccisione qui per mano tedesca di un fratello di mio papà che stava dando acqua agli americani».

Giusy Fiumefreddo prende in mano l’azienda circa 16 anni fa, «quasi per gioco, ma dentro di me sapevo che questa era la mia strada perché la terra ce l’ho nel cuore. Ho cercato piano piano di capire cosa volevo fare: prima ho deciso di non utilizzare più i pesticidi, quindi di fare un’agricoltura biologica e rispettosa dell’ambiente e delle persone. Ho poi aperto una bottega del circuito Campagna amica e ho iniziato non solo a produrre olio, grano, ortaggi, uova, ma anche a fare trasformare il mio grano in pane, pasta e biscotti. Dopo questa prima innovazione di base, ho cominciato a vedere in questo posto, che io chiamo il mio paradiso, un luogo dove l’individuo può riconnettere mente e corpo. Tutte le persone che vengono a trovarci dicono infatti che qui trovano pace e perdono il senso del tempo. Da lì è nata l’idea dell’agrispa, intesa come un luogo dove trovare il benessere nel contatto con la natura». L’agrispa (in parte da completare: e per questo l’imprenditrice agricola cerca anche un finanziatore) nel progetto di Giusy Fiumefreddo è anzitutto un luogo dove chiunque possa esprimersi, uno spazio dove staccare e «ritrovare quell’atavico nesso che abbiamo con la terra». Ha quindi sperimentato l’orto-terapia, «con la bellezza di prendersi cura delle piante e, così facendo, imparare a prendersi cura di sé stessi. Persino togliere le erbacce dall’orto dà un senso di ordine, quell’ordine che nella vita non è semplice da raggiungere». Poi ha incentivato una sorta di laboratorio di scrittura creativa che, «diventando anche autobiografica, aiuta attraverso l’introspezione a conoscersi» e al quale affiancare un angolo lettura. Sta realizzando un piccolo laghetto con ninfee e piante acquatiche dove ci si potrà rinfrescare, mentre già ci si può prendere cura delle galline, «animali dolci e carini e, con ciò, imparare a prendersi cura di noi stessi». Un altro progetto in fieri è la realizzazione di uno spazio comune dove cucinare i prodotti che ciascuno raccoglie nell’orto e mangiarli in piena libertà. «Inoltre, siccome ho un forno storico, voglio sperimentare di fare qui il pane e i biscotti: sono tutte azioni che prima erano il nostro quotidiano e oggi non lo sono più, ma che secondo me sono belle, intense, importanti, un valore aggiunto al vivere frenetico di oggi».

A portare avanti l’azienda e il sogno di terminare l’agrispa, insieme con Giusy, il marito geometra (nel tempo libero) e un’altra persona, «a me tanto cara, la mia spalla destra». Ma al centro di tutto resta lei, femmina non per nulla: la terra. Indissolubile da Giusy Fiumefreddo. «Le racconto un aneddoto così magari capisce da sé cosa è per me la terra: ieri sono stata a raccogliere gli ortaggi nell’orto. C’era molto fango perché era piovuto tanto. Dopo un po’ ho deciso di togliermi gli scarponcini e di camminare a piedi nudi sulla terra bagnata: mi sentivo meglio. Il contatto con la terra è una cosa naturale, solo che non riusciamo a lasciarci andare perché siamo pieni di costrizioni e costruzioni mentali. La terra è un elemento naturale, è vita, è amore, è generosa».

Ovviamente l’obiettivo resta quello di completare l’agrispa, i cui lavori sono stati frenati nei mesi passati dal lockdown per la pandemia da Covid-19: «Per me non è solo un discorso economico. Sono convinta che la condivisione del mio paradiso possa essere di beneficio a chi ha bisogno di ritrovare il benessere interiore, oggi così raro».

Eppure da ragazzina Giusy Fiumefreddo non pensava di diventare un’imprenditrice agricola e una dispensatrice di benessere, «anche se il legame con la terra per me è sempre stato fortissimo: sono cresciuta qui, i miei bagni in estate non erano al mare ma nel grano di cui l’enorme magazzino era ricolmo. Quindi questa cosa probabilmente l’ho sempre avuta dentro, ma non era ancora esplosa. A 22 anni ho scoperto di avere la sclerosi multipla e questo mi ha un po’ frenato, perché temevo di non potere avere una vita normale. E invece no, la mia vita è normale, vivo bene, ho soltanto avuto bisogno di un po’ di tempo per capire cosa potevo e cosa non potevo fare. E quando l’ho capito, sono partita. Non volevo vedere sfumare i sacrifici di mio nonno e di mio papà. Sono orgogliosa di questa terra, di ciò che ha rappresentato, perché nel periodo della guerra tre quarti del paese si è sfamato con i prodotti elargiti da questi campi».

La difficoltà all’inizio è stata principalmente quella di reperire informazioni su come muoversi: «Quando però sono venuta a contatto con la Coldiretti si è aperto un mondo, perché c’è stato chi mi ha indicato la strada giusta da percorrere e ho conosciuto tante realtà diverse, il che mi è stato di grande aiuto per aprire i miei orizzonti». Due, invece, le maggiori soddisfazioni per questa tenace imprenditrice agricola: «Quando la gente apprezza ciò che faccio e riesce a leggere ciò che sta dietro il prodotto in sé; l’altra soddisfazione è vedere crescere sani e forti i bimbi che mangiano i nostri prodotti». Perché dietro un prodotto c’è tanto: «C’è ovviamente il lavoro, ma soprattutto c’è l’aspettativa, l’ansia, l’emozione di mettere a dimora una piantina e aspettare che diventi grande, di vederla crescere e di sapere che quella piantina dipende da te, perché sei tu che innaffi, zappi, la curi. C’è l’emozione di sapere che sei tu che produci insieme con la terra».

Nonostante la Sicilia stenti a decollare, anche quella agricola: «Sicuramente manca la cultura di avere la coscienza di ciò che siamo. Io dico sempre che le troppe dominazioni ci hanno reso un popolo un po’ confuso, non abbiamo ben chiaro il fatto che la nostra terra è meravigliosa, generosa e dobbiamo prendercene cura. Se parliamo delle istituzioni dico poi che dovrebbero essere più attente al valore che noi aziende agricole rappresentiamo, che non è scontato ma non è valorizzato».

Ai giovani non può che consigliare «la terra, che secondo me è il migliore investimento, forse non tanto dal punto di vista economico ma sicuramente da quello umano. La terra per me è una esperienza bellissima». Ovviamente, rigorosamente in Sicilia. Con la terra sempre salda sotto i piedi e nel cuore tanta «caparbietà e testardaggine, che sono forse i miei punti di forza».

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