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“I Sansoni”, due fratelli che spopolano sul web con "Chiedo per un amico"

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“I Sansoni”, due fratelli che spopolano sul web con "Chiedo per un amico"

Di Elisa Petrillo

«Noi non andiamo alla ricerca della battuta, ma è la battuta che viene da noi, in modo spontaneo». Inizia così la simpatica chiacchierata con Fabrizio e Federico, l’esilarante duo di attori “I Sansoni”, che stanno spopolando sul web, con un milione di fans sulla pagina facebook e 20 milioni di visualizzazioni con il loro video virale “Ue' Sicilia”. Un fenomeno web, fatto di studio e professionalità, che nasce artisticamente il primo maggio del 2015, da un'esigenza «il bisogno di dire qualcosa» e «trasmettere significati» che assumono sembianze di risate riflessive.

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Il web come vetrina per mettere in mostra le vostre qualità ma ci tenete a non essere definiti "quelli dei video ", perché?

«Siamo attori prestati al web, le categorie non ci piacciono e cerchiamo di distaccarcene. Piano piano cercheremo di mostrare con la tecnologia, che all'interno del web ci sono diversi esempi, diverse forme di gusto con milioni di sfumature e stili. Non si ottiene nulla senza lavorare. E se qualcuno pensa che dietro un prodotto di queste “nuove generazioni d'intrattenitori” non ci sia fatica, commette un errore».

Le tematiche scelte sono prevalentemente di natura sociale?

«Tutto ciò che riguarda l'attualità lo raccontiamo in “Chiedo per un amico”, che è diventato un tormentone, con queste mail che scriviamo a chi ha bisogno, secondo noi, di consigli spassionati. Il sistema della lettera poi, ha un livello di epicità e comicità gigantesco, basti pensare a Totò e Peppino, e si creano spontaneamente delle situazioni comiche. Con la serie delle domande che mi danno “Fastidio”, vogliamo invece dire la nostra, ma non per portare il pubblico alla risata, l'ironia viene da dentro, e infine con i nostri “Webmetraggi”, adoriamo sconsacrare tutte le ingiustizie. Noi ci schieriamo umanamente e non politicamente, la nostra è un costante difesa dei diritti dell'uomo. La Sicilia ovviamente è sempre nella nostra indole e nel cuore, ma abbiamo una visione più nazionale, con la voglia di rivalsa non del Sud ma dell'Italia nel mondo, lottando contro le generalizzazioni e stereotipi come ad esempio gli italiani in America, pizza e mandolino. Partiamo da noi stessi».

Fratelli sul web e nella vita, hanno iniziato la loro carriera con dei video "fatti in casa", che furono notati dall'inviata di Striscia la Notizia, Stefania Petyx, che li mise in contatto con Fabio Nocchi, uno degli autori principali del programma, con cui ebbe inizio un rapporto di collaborazione che continua tutt'oggi. Dal 2017 hanno anche una produzione ufficiale, ATOM, capitanata da Manfredi Simonetti con cui hanno girato più di 400 contenuti audio/visivi. Valentino Picone e Salvo Ficarra hanno rappresentano per i due ragazzi siciliani, un punto di riferimento.

Il teatro vi ha visto in scena con grande successo?

«Il teatro è un punto di contatto, l'unico modo per incontrarsi da vicino, e vedere negli occhi il pubblico, speriamo di nuovo molto presto. Nel gennaio del 2018 abbiamo debuttato con il primo spettacolo, un atto unico dal titolo “Fratelli… ma non troppo!”. In Sicilia abbiamo realizzato più di 30 repliche collezionando sold-out. Ora ne stiamo preparando un secondo “Chiedo per un amico” con cui vorremmo partire proprio dalla nostra Isola».

Come definireste il vostro rapporto professionale, l'essere fratelli aiuta?

«Viviamo in un rapporto simbiotico ci sono alti e bassi. Se dovessimo fare una valutazione le cose belle sono di più rispetto quelle brutte. Non si sbaglia mai, si impara o si riprova, insomma uno scontro che deve generare cultura».

Progetti per il futuro?

«Ci piacerebbe diventare attori e registi professionisti e anche presentatori, come il nostro grande Pippo Baudo. Sul web ci adattiamo ad un linguaggio e incanaliamo la nostra energia, il nostro stile e le nostre linee narrative, ma ci sperimenteremo ovunque, vogliamo saper fare tutto. L'esposizione che ci ha dato questo video nuovo ci ha dato una fama che non ci aspettavamo. Ci piace veramente fare quello che facciamo».

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