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Girolamo Piccione, il trapanese che con un' Ape ha espugnato Londra

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Girolamo Piccione, il trapanese che con un' Ape ha espugnato Londra

Di Maria Ausilia Boemi

Da Petrosino, nel Trapanese, alla conquista di Londra, metropoli espugnata prendendola alla gola con arancine, street food siciliano in generale e cannoli a bordo di una semplice Ape. Il 35enne Girolamo Federico Piccione, un diploma reparto cucina all’Alberghiero di Erice, ha scelto una via innovativa per esplicare la sua professionalità tra i fornelli: e la sua storia diventa la conferma del detto che la fortuna aiuta gli audaci. E l’innovazione e l’originalità pagano sempre.

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Appena diplomato, lo chef Piccione, che già durante il corso di studi in estate lavorava nei ristoranti, è stato occupato tra pentole e fornelli a Bologna per 4 anni e mezzo in una trattoria tipica bolognese. Poi per un anno è tornato in Sicilia sempre per lavorare in ristoranti, ma il suo sogno era mettersi in proprio. «Ho avuto allora l’idea di realizzare nel 2015 questa Ape per lo street food: con il mio amico Alessandro, anche lui impegnato nella ristorazione, abbiamo investito i nostri risparmi, perché per realizzare il progetto e modificare l’Ape alle nostre necessità ci volevano 25mila euro. In sostanza, abbiamo fatto restaurare e strutturare come friggitoria un’Ape, in modo da potere preparare lo street food e i cannoli a bordo». La scelta è caduta sull’Ape non tanto per ragioni legate al folclore ma, molto più razionalmente, perché «è un mezzo che, nonostante costi 25mila euro, può essere un buon punto di partenza per qualsiasi business. Si tratta di un piccolo investimento che può dare alte prestazioni: dall’Ape noi riusciamo a fare fino a 240 scontrini al giorno, si riesce a lavorare e a fare numeri nonostante gli spazi ridotti ma ottimizzati al meglio». L’Ape voleva poi dire anche libertà e in effetti i due amici sono partiti con l’idea di essere itineranti: avrebbero voluto partecipare all’Expo a Milano, «ma, per fortuna o sfortuna, non so - racconta Piccione - non ci siamo riusciti e allora siamo andati in giro per Milano con la nostra Ape». Ed è stato subito un grandissimo successo: «Ci sono foto con persone in fila per ore».

Un successo non passato inosservato e infatti i due amici, con la loro Ape, trovano posto nel Mercato metropolitano, un mercato a cielo aperto «dove c’erano 50 attività enogastronomiche regionali e internazionali di vario tipo, accomunate dall’intento di produrre e vendere in loco». La tappa di Milano dura un anno. Nel frattempo, però, l’amico si trasferisce in Germania e Piccione rileva le sue quote dell’Ape. «Ho quindi continuato da solo andando prima 6 mesi a Firenze, poi a Torino sempre con il Mercato metropolitano per un altro anno. Da Torino, infine, nel giugno 2016, sempre col Mercato metropolitano, ci siamo spostati a Londra: per un certo periodo ho curato in contemporanea sia Torino sia Londra da dove attualmente lavoro con un argentino e una ragazza del Nord Italia». A Londra, infatti, Piccione è rimasto, pur curando altre esperienze in contemporanea anche in Sicilia: «Nel 2017 per un anno al Nautoscopio di Palermo ho presentato il mio street food siciliano un po’ rivisitato con la pinza romana, la frittura celiaca, gli hambuger di tonno. È stata una bella esperienza, anche perché tramite l’Ape sono riuscito ad esprimere le mie “doti” a casa. Abbiamo fatto anche lì un buon successo, vendevamo circa 400 porzioni di cibo al giorno. Gestivo quindi sia Londra sia Palermo con un gruppo di 10 persone, ma era molto impegnativo e c’era il rischio di trascurare Londra e quindi ho preferito dedicarmi totalmente al business inglese».

I piatti forti con cui l’Ape siciliana ha espugnato Londra, prendendola per la gola, sono comunque le arancine e i cannoli. «Siamo conosciuti per il migliore cannolo di Londra, o almeno così dicono: chiunque li ha assaggiati mi ha detto che neanche in Sicilia ne ha gustati di così buoni». Merito della maestria dello chef e delle materie prime, rigorosamente sicule al 100%: «Ricotta di pecora siciliana, pistacchio di Bronte e arancia candita del Ragusano, ordinate direttamente al produttore. Per l’arancina abbiamo invece dei fornitori italiani che importano riso, parmigiano, mozzarella e così via».

Piccione si dedica principalmente al cibo siciliano, cavallo vincente visto che la nostra cucina è molto apprezzata all’estero: «Molte persone hanno visitato la Sicilia e, appena vedono il cannolo, sono entusiasti, si ricordano la vacanza e cominciano a raccontare dove sono stati. La gente ama in generale il buon cibo italiano, ma quello siciliano in particolare lo ricorda bene: la nostra cucina starebbe nei primi tre posti sicuramente in una ipotetica gara tra regioni italiane. La mia tattica è fare il meglio possibile, quindi cercare di realizzare il cannolo e l’arancina perfetti». Arancine e cannoli rigorosamente preparati a vista, sul momento: «Dentro l’Ape realizziamo la parte finale. Per la preparazione è stato creato un prolungamento con un banco con il lavello, i fuochi e i fornelli, dove ogni giorno prepariamo il risotto al ragù, il sugo alla Norma, il sugo ai 4 formaggi, tutto in loco. Poi li assembliamo davanti alle persone. Anche il cannolo viene riempito rigorosamente al momento».

Fermo attualmente causa Covid, Piccione ha diversi progetti che bollono in pentola: «Stiamo cercando di sdoppiarci mantenendo la qualità e cercheremo una location da affiancare all’Ape». Piccione torna spesso nella sua Isola natale, dove ha la famiglia, e in nuce, sta pensando, in un futuro non immediato, di tornare in pianta stabile: «Per ora tuttavia sono giovane e voglio dare il meglio. In futuro, quando magari sarò affermato, si potrà fare qualche altra cosa più tranquilla, ma per ora voglio continuare a divertirmi sull’Ape». Perché comunque, sottotraccia, un po’ di nostalgia della Sicilia emerge: «Mi manca qualche piatto tipico cucinato di mia madre, il mare, il sole, l’aria sicula, gli amici. Nonostante talvolta la brutta fama, la Sicilia è infatti una bella terra dove la gente è rispettosa, ti aiuta se hai bisogno, quindi un pezzo del mio cuore resta in Sicilia. Vorrei tornarci a vivere, non ora però, magari in futuro». E che per Piccione il lavoro sia una gioia, lo si capisce chiedendogli se abbia rimpianti: «Zero, non rimpiango nulla, sono super felice di quello che faccio, mi dà gioia ed è una grandissima ricompensa vedere il cliente soddisfatto, instaurare con le persone un rapporto amichevole. Non rimpiango nulla, sono fortunato: considerando da dove sono partito, era impensabile pensare di arrivare dove sono oggi».

Gli ingredienti del suo successo sono quelli soliti: «Tanta passione, tanti sacrifici, ovviamente, perché non è stato per nulla facile, e materie prime di alta qualità alle quali non rinunciamo». Passione e sacrifici che hanno consentito di superare le difficoltà, tra cui l’onnipresente «burocrazia in Italia, che in Gran Bretagna è invece più snella» e poi lo sgambetto attuale del Covid «che speriamo consenta a tutti di riaprire presto». E la più grande soddisfazione, da buon siciliano, è «vedere i miei genitori contentissimi di cosa sono riuscito a realizzare. E poi l’entusiasmo dei clienti, che sono quelli che mi fanno continuare a fare bene nonostante le giornate storte che pure possono capitare». Ai giovani, dalla sua Ape, non può che consigliare infine «di sognare e di fare di tutto per realizzare il sogno, di qualsiasi campo si tratti, con la consapevolezza che bisogna fare sacrifici e che la gavetta serve per arrivare a determinati traguardi che ognuno può raggiungere». Arrivando, con un briciolo di inventiva e tanta passione, ad espugnare persino la metropoli londinese.

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