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Gabriele Saluci, il videomaker gelese che gira il mondo e “parla” alle zebre

Di Domenico Russello

Quando parla dei suoi viaggi, ha lo sguardo che s’illumina. Quella luce che gli attraversa gli occhi racconta le avventure, le emozioni, l’adrenalina. Il suo sorriso fa il resto, il sorriso di chi nella vita fa ciò che ama. Una fortuna che hanno in pochi. Gabriele Saluci, siciliano di Gela, ha 30 anni ed è videomaker, reporter e direttore creativo di Sto Gran Tour, casa di produzione cinematografica e tour operator. Di sogni ne ha realizzati tanti partendo proprio dalla sua passione: viaggiare. Una passione diventata anche un lavoro a tutti gli effetti. Ha attraversato l’Islanda in bicicletta, godendo dello spettacolo dell’aurora boreale. È stato in tutti i continenti ma non fa fatica ad indicare il posto più emozionante mai visto: un’isoletta del Madagascar in cui ha ammirato la bioluminescenza. E poi il Vietnam, la Cina e lo Sri Lanka, oltre ai due paesi preferiti: Namibia e Mongolia. Un debole per il deserto «dove stai a contatto con te stesso. Hai questi spazi sconfinati e devi sapertela cavare con i tuoi mezzi, senza avere gente intorno. Solo tu e la libertà interiore, avventura pura».

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Proprio il deserto caratterizza la sua nuova impresa, un viaggio di 8mila chilometri dal Sudafrica fino al cuore del continente per intercettare il cammino di 30mila zebre migranti che vanno da nord a sud e viceversa, spostandosi seguendo la stagione delle piogge. «Decine di migliaia di zebre - ha spiegato - che da qualche anno si muovono attraverso il deserto del Kalahari per centinaia di chilometri alla ricerca dell’acqua. Un fenomeno scoperto da pochissimo. Vogliamo trovarle per raccontare il loro viaggio, che può incontrare anche gli ostacoli posti dall’intervento dell’uomo». Una narrazione che sarà al centro di un documentario programmato per il prossimo autunno e che oggi vede lui insieme ad Erica Rossi di nuovo “in cammino” dopo un anno di stop forzato, ovviamente causa pandemia. Partiti lo scorso 8 aprile da Fuerte Madrid, la prima tappa del viaggio è stata Città del Capo, capitale del Sudafrica. Una sosta al Capo di Buona Speranza, tradizionalmente considerato il punto più a sud del continente africano, quindi l’attraversamento del Parco nazionale Kruger e l’arrivo in Botswana, giovedì scorso, dopo aver già percorso circa 3500 chilometri.

«In Botswana - dice Saluci - contiamo di fare almeno 4mila chilometri. Da giovedì scorso abbiamo lasciato la strada principale per stare nel deserto tra le distese di fango in un paesaggio totalmente “wild”, tra i più selvaggi dell’Africa. Attraverseremo la regione desertica del Kalahari da dove partono le zebre, poi ci sposteremo seguendo la migrazione». Un’avventura che Gabriele Saluci ed Erica Rossi conducono a bordo del fuoristrada Land Cruiser 4500, sopra il quale si trova la tenda in cui dormono la notte immersi nella natura. «Abbiamo provviste per decine di giorni, acqua a sufficienza e 200 litri di carburante. Dobbiamo vedere in che condizioni sono le strade, seguiremo i letti dei fiumi. Le zebre si spostano verso nord fino al Parco nazionale del Chobe dove non ci sono strade, quindi ci tocca fare un giro largo per arrivare a Maun, l’ultima città che incontreremo: da lì guideremo nel Delta dell’Okavango, uno dei più spettacolari fiumi interni del mondo. Dormiremo in tenda avremo gli animali attorno. La sera cercheremo di fermarci e accendere il fuoco prima del tramonto per allontanarli, la notte intorno a noi potremo avere leoni o iene. In Botswana succede, ci vuole la giusta preparazione per questi viaggi e noi pensiamo di averla». Sui social sono decine di migliaia i fan che lo seguono: 80mila like su Facebook, 17mila iscritti al canale YouTube, 55mila followers su Instagram. Proprio su Instagram lo storytelling del viaggio procede serrato, connessione permettendo. «Dopo un anno chiuso a casa, me lo merito - ha scritto in un post - ma ce lo meriteremmo tutti. Spero di rallegrare un po’ anche voi con i miei racconti». E qui emerge anche l’altro grande obiettivo del giovane reporter gelese: «Il documentario che stiamo girando uscirà in autunno, quando ci auguriamo che sarà finalmente possibile tornare a viaggiare in serenità. Ci piace l’idea di questo parallelismo tra la nostra esperienza e la vita che ricomincia».

Vive in Spagna, gira il mondo, ma come ogni viaggiatore anche Gabriele Saluci riserva alla propria terra d’origine un posto speciale nel proprio cuore. «Sono nato e cresciuto a Gela, dove ho vissuto per due terzi della mia vita. Prima o poi magari ritornerò. Tornare a casa è sempre bello, è importante riuscire a portare nel proprio territorio qualche bella idea appresa in giro. Magari dopo aver viaggiato ancora un po’ potrei tornare davvero, chi lo sa. Ho condotto anche diversi progetti in Sicilia, girandola e raccontandone i luoghi più belli. Logistica e trasporti dovrebbero migliorare tanto nella nostra isola, come le strade e i servizi». Nel frattempo c’è una missione da completare, 30mila zebre da “conoscere” e raccontare. «Il turismo quest’anno è stato tra i settori più colpiti dalla crisi pandemica, si spera che in autunno ritorneremo a viaggiare proprio come hanno fatto le zebre, che hanno ripreso dopo mezzo secolo la loro migrazione. Un inno alla vita, per sottolineare ancora una volta che abbiamo tutti tanta voglia di ricominciare. È questa la similitudine che vogliamo narrare, prendendo spunto dalla natura affinchè arrivi per tutti la rinascita che aspettiamo. Veniamo a salutare le zebre chiedendo loro ispirazione per tornare alla nostra normalità, ai nostri viaggi. Il viaggio fa bene al mondo, fa bene al turismo, protegge e valorizza l’ambiente meraviglioso in cui viviamo». Un’avventura selvaggia che ha il sapore della vita che trionfa sulla sofferenza, perché un anno di pandemia non può sconfiggere la voglia di sognare e di viaggiare: è l’augurio di Gabriele Saluci, viaggiatore per passione e vocazione. È anche la speranza di tutti noi.

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