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Filippo Alongi, a Verona un medico siciliano che combatte il cancro con la radioterapia

Di Alessandra Rutili

Nel cuore della Valpolicella, a pochi chilometri dalla città di Romeo e Giulietta, sospeso tra le colline venete, si erge l’Ircss Sacro Cuore Don Calabria, un ospedale sorto agli inizi degli anni ‘20 del secolo scorso per volere di Don Sempreboni, parroco di Negrar. L’Opera, pensata come luogo di sollievo per gli abitanti e sostenuta dall’ instancabile lavoro di Don Giovanni Calabria, a distanza di quasi 100 anni è diventata una realtà consolidata e apprezzata in ambito nazionale e internazionale. Un punto di riferimento per tanti pazienti che arrivano da ogni parte del mondo e che ritrovano in questo luogo competenza, assistenza ed umanità. Tanti i centri d’eccellenza; dall’oculistica al Centro di malattie infettive e tropicali, dalla ginecologia all’ortopedia. Senza dimenticare l’Unità Gravi Celebrolesi e tutto il settore del Cancer Center. Proprio sulla sfida contro il cancro il Centro Sacro Cuore Don Calabria di Negrar ha investito moltissimo puntando sulle migliori figure professionali, in primis, e dotando la struttura di apparecchiature all’avanguardia. Un connubio perfetto, che ha visto crescere medici e ricercatori, donne e uomini che ogni giorno lavorano con dedizione e passione. Tra le figure di riferimento per la lotta al cancro c’è un giovane Professore Universitario Filippo Alongi, la medicina nel dna e la Sicilia nel cuore. Un padre chirurgo ed un fratello medico. Il dott. Alongi si laurea, cum lode, a Palermo. Lascia la Trinacria per Milano dove si forma negli Istituti più prestigiosi; IEO, San Raffaele ed Humanitas. Con oltre 300 pubblicazioni, in ambito oncologico e radioterapico, diventa uno dei più giovani primari del settore e si afferma come uno dei maggiori esperti internazionali sulla moderna radioterapia.

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Dal cuore del mediterraneo al Nord Est, che cosa l’ha spinta a scegliere l’Ospedale Sacro cuore di Negrar?

«La prima volta che giunsi a Verona, a Negrar mi colpì molto il clima che respirai. Ho capito immediatamente che l’attenzione per la persona era palpabile e che il paziente era davvero al primo posto. Lo avvertii nel sorriso di ogni figura professionale incontrata. Ebbi la netta sensazione che questo luogo di cura fosse completamente diverso dai freddi ospedali. Con il tempo le mie sensazioni trovarono conferma. Qui a Negrar ho avuto la possibilità di crescere non solo professionalmente, ma anche umanamente. Il rapporto con i colleghi è basato sulla collaborazione reciproca. La direzione è attenta alle esigenze di ogni Unità e mi ha sempre seguito nei progetti che ho realizzato. Tutti i miei pazienti sottolineano il clima di umanità ed empatia che incontrano con tutto il mio staff. Credo che in nessun altro posto avrei realizzato ciò che qui, oggi, abbiamo».

Nel Dipartimento di Radioterapia Avanzata la cura dei tumori è effettuata con la più moderna radioterapia. Nel suo ambulatorio quotidianamente transitano decine di persone con storie cliniche, ricche di esami e documenti ma soprattutto di umanità.

«Non tutti torneranno a casa guariti, perché il cancro è una malattia dura e spesso impegnativa da affrontare ma in oncologia, le vittorie sono sempre più frequenti ed i trattamenti sempre più vincenti e meno gravati da effetti collaterali. La radioterapia moderna è una metodica di cura efficace, sicura e ben tollerata. Viene impiegata in circa il 60% dei tumori solidi. Da sola guarisce definitivamente tumori in fase precoce come quello della prostata, della laringe e del polmone. Coadiuva terapie chirurgiche come nel trattamento post-operatorio al seno, facilità interventi meno invasivi come nel caso della radioterapia preoperatoria nel retto; agisce inoltre curando tumori del distretto otorino-laringoiatrico insieme alla chemioterapia con risultati estremamente soddisfacenti, evitando spesso interventi mutilanti. E laddove la malattia non può più essere eradicata, riesce a contenerne i danni, migliorando la qualità di vita».

Ricerca continua, scambio di esperienze, competenze in relazione. E’ questa la medicina del futuro?

«L’interazione con l’immunoterapia e le terapie biologiche hanno amplificato la sopravvivenza e ottenuto risultati impensabili fino a qualche anno fa. Adesso abbiamo pazienti in fase metastatica che, trattati con la sola radioterapia o con l’associazione delle radiazioni a questi nuovi farmaci, vivono molto a lungo in ottime condizioni generali, continuando a fare la propria vita di lavoro e di relazioni».

Come è cambiata la radioterapia negli ultimi anni?

«In medicina la rivoluzione copernicana è stata quella tecnologica. In radioterapia la tecnologia accompagna il medico rappresentando lo strumento attraverso cui il bisturi si sostituisce alle radiazioni non invasive del radio-oncologo. In particolare nel nostro dipartimento di radioterapia oncologica avanzata trattiamo 1500 casi l’anno con apparecchiature di ultima generazione, dotate di strumenti di precisione a bordo dell’acceleratore lineare e quindi in grado di colpire con grande meticolosità la malattia tumorale risparmiando i tessuti sani circostanti».

Un centro di eccellenza anche per quanto riguarda la dotazione tecnica?

«Nel nostro Istituto, abbiamo un’apparecchiatura unica in Italia e tra le poche al mondo in grado di modificare il piano di cura seduta per seduta grazie ad una risonanza magnetica dentro l’anima sala di trattamento di Radioterapia. E’ come se fosse un super telescopio che mira il tumore e ci fa fare delle correzioni in tempo reale. Nel mondo ne esistono solo 22. Quello che ci permette di fare non sarebbe possibile con la radioterapia tradizionale. Questa è la radioterapia “Adaptive”, perché si adatta alle condizioni pel paziente ad ogni seduta, sino a colpire il tumore con massima precisione, preservando i tessuti circostanti non malati. Con questa macchina in meno di due anni abbiamo effettuato più di 2500 sedute, trattando in modo efficace in sole 5 sedute per esempio diverse centinaia di pazienti con tumore della prostata o con ricadute linfonodali pelviche e addominali».

La lotta al cancro non si ferma mai. Lei da opinion leader in radioterapia quali immagina possano essere le strategie future?

«Sono ottimista di natura, ma il mio ottimismo si fonda sui dati dei nostri studi e delle nostre continue ricerche. Prevenzione, diagnosi precoce e terapie sempre meno invasive e più personalizzate, come la nostra moderna radioterapia, stanno facendo diminuire sempre più i casi di tumore non curabile, aumentando le guarigioni e la sopravvivenza. Le terapie del futuro saranno “vestiti” confezionati su misura del paziente e terranno conto della storia clinica, della genetica e del vissuto di ogni persona. Non più protocolli standard ma trattamenti sagomati sull’individuo».

L’Università a Brescia, il Dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata a Negrar di Valpolicella, i convegni in ogni parte del mondo, ma lei prof. pensa spesso alla Sicilia?

«Sempre. Non dimentico mai da dove provengo e quali sono le mie origini, amo la mia terra e mi riservo quasi un mese in estate per tornare a casa. Ad Agosto con la mia famiglia trascorro bellissime giornate con gli amici di sempre. E’ la mia confort zone, mi ricarico. Ma devo aggiungere che ai congressi, tra i colleghi incontro sempre grandi professionalità siciliane. La sicilianità autentica, che nel mio piccolo cerco di rappresentare al meglio. Non dimentico la difficoltà che molti giovani possono incontrare in Sicilia rispetto ad altre zone d’Italia ed è per questo offro a medici e specializzandi provenienti dall’Università di Palermo di venire a Negrar. Qui possono formarsi e acquisire competenze spendibili in futuro, lavorando fianco a fianco con il mio staff. Sono il frutto della mia terra. Con tenacia ed impegno sono riuscito però a portare un pezzetto di Sicilia anche nel cuore della Valpolicella».

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