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Il messinese Saccà riceve le chiavi della città di Miami

Ha portato il calcio ad alti livelli nella "capitale" della Florida e spera che vi si possa realizzare anche lo stadio che ora non c'è

Il messinese Saccà riceve le chiavi della città di Miami

Il sindaco di Miami, Tomas Regalado, gli ha appena consegnato le chiavi della città della Florida più famosa al mondo, i commissari della Contea (Miami-Dade County) hanno anche voluto che il 27 aprile 2017 fosse il “Miami United Day”, proprio in suo onore. Saccà è stato premiato per aver promosso la cultura del calcio, il “beautiful game”, sport che in questa città Usa non veniva né praticato né seguito; per aver dato un contributo positivo alla comunità di Miami rappresentando lo spirito vincente della città, la sua cultura, i suoi valori; per aver portato il nome della città in alto nella Florida e negli Stati Uniti.

«Il nostro motto è “United for the love of the game”, uniamo la comunità attraverso l’amore per lo sport», spiega Saccà, amante del calcio da sempre. All’età di 21 anni, dopo gli studi in Psicologia e tanti lavoretti tra Messina e Taormina, Roberto lascia la Sicilia per andare a Londra. Nella capitale britannica lavora in un’azienda di vino dove, nel giro di un anno, diventa General Manager. «Certo, lavoravo 15 ore al giorno, ma vedevo i risultati e questo mi gratificava. Nonostante questo, però, Londra mi rendeva triste, forse perché non c’era mai il sole e, per un siciliano, è difficile da sopportare».

Da Londra, quindi, decide di ripartire per andare in Brasile. «Londra mi ha dato tanto, ho imparato quattro lingue e sono cresciuto tanto umanamente. In Brasile, invece, visto che avevo messo da parte qualcosa, ero partito per investire nell’immobiliare, ma non è andata benissimo, così ho deciso di provare a tornare in Sicilia».

Visto che il calcio è da sempre il suo vero amore, fonda un club calcistico a Messina. «Inizialmente andava tutto bene, avevamo un sacco di iscritti, ma col tempo vedevo che non si cresceva, non c’era spazio per chi aveva voglia di fare. Avevo avuto il coraggio di andare a Londra, che praticamente è come restare a casa. Il vero coraggio c’è voluto per andare molto più lontano, in America. Era come iniziare una partita con due gol di scarto».

Ma di coraggio Roberto ne ha da vendere quindi via a Washington, poi New York, Los Angeles e Chicago, fino a Miami, la città della Florida che gli ricorda un po’ la sua Santa Teresa di Riva, forse per il sole e per il mare che qui ci sono eccome.

Inizia a lavorare nei locali, poi nel mercato immobiliare. «Era come iniziare ogni volta da zero, i momenti di sconforto erano tantissimi, ma io non sono uno che si fa avvilire o scoraggiare così facilmente, anzi».

Nel frattempo arriva anche l’amore per Delia, una bellissima ragazza torinese che oggi è sua moglie e madre di suo figlio. Fanno sacrifici insieme, lei lo segue e incoraggia. Riescono ad aprire un risto-bar e tutto finalmente sembra andar meglio.

«Un giorno vado a vedere una partita di calcio e mi viene un’idea. Chiamo Delia e le dico che voglio portare il calcio a Miami! Non esisteva ancora una vera squadra di calcio, ma secondo me la cosa poteva funzionare e ho cominciato a cercare sponsor. Tutti mi credevano matto, mi chiudevano le porte in faccia, ma sentivo che il mio sogno si stava per realizzare. Vendiamo il risto-bar e investiamo tutti i nostri risparmi in questo progetto. Il primo anno è stato il più difficile ma poi le cose sono migliorate sempre di più».

Addirittura David Beckham aveva dimostrato un concreto interesse per la squadra e tra i giocatori della sua squadra è passato anche il brasiliano Adriano Leite Ribeiro, chiamato Adriano “l’imperatore”, campione conosciuto in tutto il mondo e con un passato in varie squadre anche italiane, soprattutto nell’Inter.

La consegna delle chiavi della città per Roberto è importante anche perché di sogni ne ha tanti, come quello di realizzare un centro sportivo con uno stadio. «Voglio che i ragazzi di questa città credano e investano il tempo e il loro futuro in questo sport. Abbiamo già portato il calcio a Miami e questo è già un gran successo, ma chissà che queste chiavi non aprano anche i cancelli di un nuovo stadio, quello che ci manca adesso». Dal 2016 il Mufc collabora con uno dei gruppi più importanti del Cile, quello dell’imprenditore Miguel Nasur, diventato presidente mentre Saccà è adesso appunto Ceo, amministratore delegato del Club.

La squadra del Miami United rappresenta la città nella prestigiosa Us Open Cup (Coppa America) dove è riuscita ad imporsi al primo turno ed è attualmente nei primi posti nella classifica del Campionato Npsl (National premiere Soccer League). Non manca la solidarietà nel team che è fiero membro di un’organizzazione no profit che mira a fornire divertimento e crescita ai i giovani autistici. Nello staff di Roberto Saccà non potevano mancare degli italiani, tra cui il tecnico Stefano Agresti, vice per anni dell’allenatore Alberto Zaccheroni. Tra gli ambasciatori del Miami United anche una vecchia conoscenza del calcio italiano e mondiale, Marcos Evangelista Cafù.

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