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Dai pascoli del Vallone a 75 milioni di fatturato: «Il segreto? La famiglia»

Navarra e la sua Pfe, colosso della pulizia con 4mila dipendenti

Dai pascoli del Vallone a 75 milioni di fatturato: «Il segreto? La famiglia»

E chissà se Totò, arrivato in Inghilterra come migrante - non su un barcone, ma sulla carrozza di terza classe di un treno - poteva mai pensare che, ottenuto il permesso di soggiorno dopo anni di sacrifici e messa su una piccola azienda di giardinaggio, la folle idea di tornare nell’Isola non sarebbe stata l’ennesima croce nel cimitero della sicilianitudine, ma un’altra tappa verso il lieto fine.

E chissà se Totò, mentre si scambiava il turno con la moglie, dalle quattro del mattino in poi, per lavare scale nei palazzi borghesi di Caltanissetta, prima di indossare la giacca e passare il resto della giornata a fare l’azzeccagarbugli per risolvere le rogne dei condomini, poteva mai ipotizzare che qualche decennio dopo avrebbe portato il business della pulizia industriale in tutta Italia, oltre che in Polonia, Regno Unito ed Emirati Arabi.

E chissà... E chissà... E chissà... Sembra troppo bella per essere vera. Eppure è autentica. Una storia di pietre, di fango e di sudore, prima ancora che di successo imprenditoriale. Totò (il vero nome all’anagrafe: un vezzeggiativo perenne) di cognome fa Navarra. Ed è il fondatore della Pfe, un colosso dei servizi di cleaning e facility manager. Un’azienda con sede legale a Milano, ma centro operativo a Caltanissetta, in quello che era un rudere di una villa del ‘900 e che oggi sembra il cuore di una start up della Silicon Valley, fra architetture avveniristiche, giovani talenti incravattati (ma rigorosamente in maniche di camicia), palestra aziendale con annessa sauna.

«I segreti del nostro successo? L’unione familiare, lo spirito di sacrificio e il ricordo delle nostre radici», dice Navarra, oggi affiancato dal figlio Salvatore, manager poliglotta e presidente del Cda. Già, perché la descrizione del presente sarebbe incompleta senza il racconto del passato. Ed è qui che la storia di Navarra diventa quasi una favola. Nato nel 1951 a Mussomeli, il piccolo Totò (unico maschio fra cinque sorelle) cresce temprato dal lavoro nei pascoli del Vallone. Fin quando - diciassettenne, dopo la morte del padre - parte per l’Inghilterra. Destinazione: Woking, nella periferia londinese. Dove c’erano talmente tanti mussomelesi da festeggiare lì, nel piovoso luglio britannico, la Madonna dei Miracoli. Totò scopre che esistono le discoteche e le ragazze in minigonna. Ma nella testa e nel cuore c’è sempre Tanina. Sposa, nel 1972, quella bambina diventata donna, che lo raggiunge in Inghilterra. Navarra trova lavoro in un’azienda di giardinaggio (di mister David Chittenden, che gli operai emigrati chiamano «Celentano» per nostalgica assonanza) e si fa apprezzare. Abitano in un sobborgo, in «una villetta condivisa con altre due coppie e un single». Mette qualcosa da parte e investe in una piccola impresa di import di carne italiana, ma le cose non andarono bene. Va meglio, invece, la Landscape, col ritorno alla cura del verde. Nel frattempo arrivano i figli: Salvatore e Liliana. Piccoli inglesi d’origine sicula, già ambientati e scolarizzati. Quando Navarra medita il ritorno. «Pensavo ai miei amici e ai loro figli. Se fossi tornato in Sicilia, sarebbe stato, con umiltà, per dare un futuro alla mia famiglia, ma anche a quelle degli altri».

Il congiuntivo, nell’inverno del 1985, diventa imperativo. «Partiamo!». Ma il rientro a casa (prima a Mussomeli e poi a Caltanissetta) è tutt’altro che trionfale. Prima l’esperienza negativa di un’impresa agricola. «Only the brave», soltanto i coraggiosi, è il mantra per incitarsi. E lavora duro, dalle quattro di mattina fino a notte fonda, nella sua impresa. Sistema i giardini dei condomini nisseni, e poi passa alle pulizie dei palazzi. Una impresa talmente micro che a lavare le scale e gli androni, sono spesso Totò e Tanina. La Puligenica cresce. E cresce anche Salvatore. Che incontra Maria, l’altra donna forte di questa famiglia. «Che ne dici se ci mettiamo a studiare le gazzette ufficiali per capire come funzionano questi bandi?». Scrivono i documenti con una Olivetti (che oggi campeggia nella sala-riunioni della multinazionale) e cominciano a vincere gli appalti. Il sacrificio del padre e l’innovazione del figlio. La pulizia dell’ufficio di collocamento di Caltanissetta, poi una gara vinta a Grammichele e la festa grande per il primo lavoro oltre lo stretto: la questura di Varese. Il passato è presente. Lavori in tutto il mondo, il brevetto di “Clever Job” (un innovativo sistema di pulizia), il fatturato che schizza. Crescono anche pressioni e responsabilità. Ma Totò Navarra, ancora oggi, nei momenti difficili, usa la stessa frase di quand’era un emigrato in attesa di permesso di soggiorno: «Fidatevi di me, andrà tutto bene. Non dovete preoccuparvi».

Twitter: @MarioBarresi

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commenti 1
  • peppedantoni

    14 Luglio 2017 - 17:05

    Meravigliosa storia di un grande uomo, di una grande famiglia.

    Rispondi

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