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Giustizia e corruzione, gli indagati sapevano: e uno è fuggito a Dubai

Si tratta dell'avvocato Giuseppe Calafiore che se non fosse partito sarebbe finito agli arresti domiciliari

ROMA - L’avvocato siracusano Giuseppe Calafiore raggiunto da un provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari in un’indagine congiunta tra la procura di Roma e quella di Messina, ha lasciato l’Italia ieri in direzione Dubai. E' quanto emerge da fonti giudiziarie a poche ore dall’operazione che ha portato alla richiesta di arresto di 15 persone. Evidentemente l'avvocato era venuto a conoscenza in qualche modo che per lui stava per scattare l'arresto ai domiciliari.

Nel corso degli accertamenti, inoltre, è emerso come parte degli indagati, in particolare quelli che operavano a Siracusa, sapessero in anticipo che la Procura di Roma avrebbe fatto scattare il 24 marzo dell’anno scorso una serie di intercettazioni poi attivate nel mese di aprile. Gli inquirenti indagando su un magistrato del Consiglio di Stato della Sicilia e su uno della Corte dei Conti, hanno scoperto che i due sono stati ricevuti un giorno dall’avvocato Pietro Amara presso il suo studio. Quest’ultimo li ha avvisati che le loro utenze erano sotto intercettazione. Infine proprio ieri è stato perquisito un dipendete del ministero dell’Economia che secondo quanto emerge in un’intercettazione si era adoperato per informare l'imprenditore Ezio Bigotti che l’Antitrust aveva acceso un faro su una sua società in corsa per gli appalti in Consip. Lo stesso dipendente comunque si sarebbe mosso per sapere se la Procura aveva avviato indagini. 

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