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Giustizia e corruzione, l'avvocato Calafiore annuncia il suo rientro in Italia

Il legale coinvolto nello scandalo che ha scosso il Tribunale di Siracusa era atteso per oggi ma avrebbe perso la coincidenza. Al momento del blitz della Guardia di Finanza si trovava a Dubai

Rientrerà domani in Italia l'avvocato Giuseppe Calafiore destinatario insieme ad altre 14 persone di un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta delle Procure di Messina e Roma che ha portato in carcere l’ex pm Giancarlo Longo e l’avvocato Piero Amara con l'accusa di associazione a delinquere.


«L'avvocato Calafiore si trovava all’estero quando ha appreso dalla stampa la notizia - ha spiegato il suo legale, l’avvocato Mario Fiaccavento - la sera stessa abbiamo comunicato ai Pm l'intenzione di rientrare per chiarire la sua posizione». Il rientro, previsto per oggi, per una problema di coincidenze è slittato a domani. «Siamo in costante contatto con gli stessi Pm - ha aggiunto Fiaccavento - ai quali abbiamo già comunicato ora e luogo d’arrivo». 

Calafiore è il compagno di Concetta Frontino, alla testa del gruppo imprenditoriale siracusano Frontino che, secondo l’accusa, avrebbe avuto la protezione anche dell’ex pm Giancarlo Longo.

Secondo gli inquirenti Calafiore, insieme a Longo e all’altro avvocato, Piero Amara, avrebbero pilotato procedimenti penali e insabbiato indagini a carico degli imprenditori siracusani.

Per «proteggere» gli imprenditori siracusani, Longo avrebbe estromesso la polizia giudiziaria e incaricato consulenti compiacenti, come l’ingegnere Mauro Verace, anche lui indagato, in modo da avere relazioni tecniche favorevoli ai Frontino in diversi procedimenti penali. E ancora avrebbe cercato di costruire un castello accusatorio contro dirigenti comunali che, in una causa degli imprenditori contro il Comune di Siracusa per un risarcimento del danno da ritardata concessione edilizia, avevano dato torto alla loro società. In alcuni casi poi apriva procedimenti penali ad hoc per farvi confluire false consulenze che avrebbero poi scagionato i Frontino: come nel caso di un fascicolo avviato contestualmente a un accertamento fiscale aperto sugli imprenditori dall’Agenzia delle Entrate.

Una gestione a dir poco personalistica della giustizia che, dicono gli inquirenti, veniva riservata anche a un altro «protetto» di Longo, uno dei clienti di Calafiore, l’impresa Cisma coinvolta in una inchiesta su reati ambientali.

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