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Siracusa, catturati i quattro latitanti del blitz Bronx

Si nascondevano in un casolare a Canicattini Bagni. I carabinieri hanno anche arrestato il proprietario del rudere

Siracusa, catturati i quattro latitanti del blitz Bronx

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Siracusa hanno catturato i quattro latitanti dell’operazione antidroga “Bronx” messa a segno nelle scorse settimane dai militari di Siracusa. In manette sono finiti Francesco Capodieci, pregiudicato siracusano di 41 anni, Riccardo Di Falco, pregiudicato siracusano di 36 anni, Giancarlo De Benedictis, pregiudicato siracusano di 42 anni ed Salvatore Aimone, pluripregiudicato di 51 anni. I quattro esponenti di spicco del gruppo criminale del “Bronx” si nascondevano con la complicità del proprietario di casa, R.A., 71enne siracusano incensurato, arrestato anch’egli per favoreggiamento, all’interno di un casolare di campagna in zona Canicattini Bagni.

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I quattro latitanti si erano resi irreperibili dal giorno 20 febbraio 2018, momento in cui era stata data esecuzione a ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei 18 componenti del gruppo criminale del “Bronx” al termine dell’omonima attività investigativa condotta dalla Dda di Catania.

Le indagini avevano messo in luce la commissione, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al commercio, trasporto, detenzione, cessione ed offerta di sostanze stupefacenti, fra il gennaio 2015 e il novembre del 2016 fra Siracusa, Napoli e Catania.

L’indagine dei Carabinieri inoltre aveva consentito di delineare con chiarezza il ruolo svolto da ogni singolo affiliato in seno all’organizzazione: Capodieci era il capo perché in via Marco Costanzo di Siracusa, coordinava e controllare l’attività di spaccio delle sostanze stupefacenti praticata dai suoi affiliati. I suoi più stretti collaboratori erano Di Falco, De Benedicts e Aimone, che tenevano i contatti con i fornitori di droga ed organizzavano e dirigevano l’operato degli affiliati. L’abitazione di Di Falco in particolare, era utilizzata dagli arrestati come base operativa ove poter tagliare e confezionare in singole dosi le consistenti partite di droga che poi venivano distribuite agli altri affiliati del gruppo criminale.

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