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Corte dei Conti condanna l'ex sindaco di Priolo Antonello Rizza

Dovrà risarcire al Comune il pagamento di quasi 15 mila euro per alcuni incarichi ad un avvocato ritenuti illegittimi

Il Riesame conferma Antonello Rizza lontano da Priolo

PALERMO - I giudici della Corte dei Conti presieduta da Luciana Savagnone, (relatore Igina Maio e Paolo Gargiulo primo referendario), accogliendo le richieste del procuratore Gianluca Albo, hanno condannato l’ex sindaco di Priolo Gargallo, Antonello Rizza, a risarcire il Comune al pagamento di quasi 15 mila euro per alcuni incarichi ad un avvocato ritenuti illegittimi. Il sindaco ad ottobre dello scorso anno è stato arrestato dagli agenti di polizia su provvedimento del gip Giuseppe Tripi, con l’accusa di truffa, tentata truffa e turbativa d’asta ed era candidato alle regionali nella lista di Forza Italia. Secondo quanto ricostruito dalla procura contabile il professionista ha ricevuto incarichi tra il 4 settembre 2008 e il l’aprile del 2012 per circa 197 mila euro. Le somme contestate sono quelle del 2012, perché per quelle precedenti è scattata la prescrizione. Secondo la procura Rizza «ha travalicato i limiti legali fissati dalla legge regionale 7 del 1992 - si legge nella sentenza - trasformando un potere discrezionale riconosciuto dalla legge nell’esercizio di una prerogativa arbitraria. La Procura regionale rilevava che le determine sindacali prese in considerazione avevano una motivazione apparente, che non consentiva di dimostrare l'utilità dell’incarico conferito e la sussistenza dei relativi presupposti legali».

Secondo l’avvocato difensore Domenico Mignosa, «le motivazione delle determine non poteva ritenersi apparente, in quanto era stata esplicitata la necessità di un esperto legale per affrontare le problematiche connesse al contesto industriale in cui si inseriva il Comune di Priolo Gargallo ed era stato scelto un esperto di documentata professionalità». Per i giudici della Corte dei Conti vanno accolte le tesi della procura. «La genericità con la quale è stato definito l’oggetto degli incarichi - si legge nella sentenza - non soltanto non consentono di ricondurre l’incarico allo svolgimento delle funzioni sindacali, ma precludono anche l'individuazione dell’utilità attesa. D’altro canto, non risulta mai essere stato ottemperato l’obbligo di presentazione della relazione sindacale sull'attività svolta dal consulente al consiglio comunale, né è stata trovata altra documentazione idonea a compendiare i risultati di tale attività, né per questo incarico, né per i precedenti. I principi di economicità e buona amministrazione avrebbero altresì richiesto una preventiva ricognizione delle risorse interne al fine di verificare che le medesime attività non potessero essere svolte utilizzando i dipendenti del Comune».

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