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Minacce sui social per omicida infermiera di Avola

Giuseppe Lanteri, 19 anni, è detenuto con l'accusa di aver ucciso a coltellate Loredana Lopiano, 47 anni, madre della sua ex ragazza

Minacce sui social per omicida infermiera di Avola

Avola (Siracusa) - I navigatori dei social si sono scatenati contro Giuseppe Lanteri, il 19enne avolese, detenuto nella casa circondariale di Cavadonna perché accusato di avere ucciso con 5 coltellate Loredana Lopiano, la 47enne infermiera, madre della sua ex fidanzata. La sua pagina facebook è stata presa di mira da numerose persone che hanno postato messaggi di disapprovazione per il gesto consumato. Alcuni di questi sono molto crudi e violenti, mostrano la rabbia per l’uccisione di una donna senza alcuna colpa e disappunto per avere seminato il dolore e la disperazione nella sua famiglia.

«Che il profilo del giovane indagato sia stato tempestato anche di insulti, non lo trovo un fatto strano – spiega lo psicologo Roberto Cafiso – siamo in un momento storico in cui emerge innanzitutto l’istinto a farsi giustizia sommaria. Del resto, la gente è esasperata e lo si nota con quanto accaduto a Lanciano con i 4 romeni arrestati dopo le sevizie alla coppia di anziani. Se non fossero stati protetti, certamente venivano linciati dalla folla». Per tornare al caso di Giuseppe Lanteri, lo psicoterapeuta Cafiso sostiene come «siamo in una fase in cui il giovane deve essere protetto. Immagino che in carcere, dove è detenuto, lo stiano controllando a vista perché starà attraversando una fase molto delicata».

Nella casa circondariale che lo ospita, Lanteri condivide la cella con un altro detenuto. Chi ha avuto modo di parlargli sembra apparentemente tranquillo e continua a ripetere di non sapere perché abbia aggredito l’infermiera con quell’impeto e quella violenza. La difesa del giovane si trincera dietro un’incapacità di intendere e di volere a causa degli effetti dell’epilessia di cui soffre: «E’ una patologia che può manifestare comportamenti inconsulti – afferma Cafiso - ma nutro molte perplessità sul fatto che possa implicare vuoti di memoria. Bisognerebbe approfondire il caso per esprimere una valutazione clinica più pertinente».

Ancora una volta, però, a pagare con la vita è una donna. «Nel caso di Avola – afferma Cafiso - credo sia stata una coincidenza. Non siamo di fronte al classico femminicidio per motivi passionali però è una donna, una madre che si è fatta avanti, che si è esposta per proteggere la figlia». Intanto, dopo il corteo di sabato sera, che ha registrato la partecipazione di centinaia di persone, l’attenzione è rivolta verso i funerali dell’infermiera nissena. Il rito funebre quasi certamente si svolgerà tra martedì e mercoledì, da decidere se a Caltanissetta, città d’origine della vittima.

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