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Sea Watch, i pm di Siracusa: «La Ong ha scelto la rotta più sicura»

Il procuratore Scavone ha escluso, come invece auspicava il ministro Salvini, un sequestro della nave con a bordo 47 profughi da quattro giorni alla fonda al largo del capoluogo

Sea Watch, i pm di Siracusa: «La Ong ha scelto la rotta più sicura»

ROMA Nel decidere di non fare rotta per la Tunisia e puntare invece verso l’Italia il comandante di SeaWatch3 «non ha commesso alcun reato». Il pm di Siracusa Fabio Scavone contraddice il ministro dell’Interno Matteo Salvini che aveva parlato di «elementi concreti» per sostenere che la Ong tedesca, con le sue scelte, avesse disubbidito a precise indicazioni e messo a rischio la vita delle persone. Per ora il fascicolo aperto dalla procura resta dunque a "modello 45", vale a dire senza indagati e senza ipotesi di reato, e la nave non è stata posta sotto sequestro, come invece auspicato da Luigi Di Maio.

«Non ho ravvisato elementi», dice ancora il magistrato, per ipotizzare il reato di immigrazione clandestina.  Come sono andate dunque le cose? Come sostiene il governo gialloverde o come sembrano ipotizzare le prime mosse della procura?

Nelle prossime ore un’informativa della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera che ricostruisce tutte le comunicazioni dal 19 gennaio, giorno del salvataggio dei 47 migranti al largo della Libia, all’alba di venerdì 25, quando la Sea Watch 3 è entrata ufficialmente nelle acque italiane, arriverà sul tavolo del pm.

Ma parte di quelle comunicazioni sono già state pubblicate dalla stessa Ong, per «chiarire in tutta trasparenza» dice la portavoce italiana Giorgia Lunardi, la vicenda. E dunque: il 23 gennaio alle 14.35 Sea Watch contatta il ministero delle Infrastrutture olandese, competente per la guardia costiera, e chiede un porto rifugio in Italia o a Malta dove riparare a causa del maltempo in arrivo. E in una seconda comunicazione indica Lampedusa come porto rifugio più vicino.

La conferma che la richiesta è stata inviata all’Italia arriva sulla nave dall’Olanda alle 16.11. «Sea Watch - spiega Linardi - ha contattato autonomamente l’Olanda che, a sua volta, ha chiesto a Mrcc Italia e a Mrcc Malta di fornire un porto. Le autorità olandesi hanno poi ricevuto una risposta da Roma in cui si diceva che Lampedusa, che era lo scalo più vicino rispetto alla nave, non era un porto sicuro per ripararsi proprio a causa del ciclone che si stava per abbattere sul Mediterraneo».

La risposta giunta dall’Italia viene inviata dall’Olanda alla nave alle 19:05. E in quella stessa mail si aggiunge: «considerata la distanza, la Tunisia sembrerebbe essere una buona alternativa. Manderemo un messaggio alla guardia Costiera tunisina». Un passaggio, questo, confermato anche dal pm. «Era un suggerimento che era stato dato al comandante della nave - dice Scavone - Non una prescrizione. C'erano condizioni meteorologiche avverse, il comandante per motivi di sicurezza ha poi deciso di approdare a Siracusa».

Sostiene inoltre Linardi che la mail inviata a Tunisi dall’Olanda «non ha mai ricevuto risposta» né «Sea Watch ha ricevuto più risposta dall’Olanda». A questo punto il comandante ha deciso di puntare verso nord «in quanto era la rotta meno vessatoria per le persone a bordo visto il peggioramento delle condizioni meteo».

Ma non c'è solo questo nella ricostruzione di Sea Watch. La Ong sostiene che la nave si era avvicinata a Lampedusa anche perché «è stata invitata da un procuratore della Repubblica» (il pm Vella della procura di Agrigento) a dirigersi verso Lampedusa per consentire al capitano e al capomissione di testimoniare in merito al naufragio del 18 gennaio in cui sarebbero morte 117 persone. «Nonostante tutta la volontà di collaborare con la giustizia - sostiene ancora Linardi - Non hanno potuto incontrare il pm perché non è stato autorizzato l’approdo a Lampedusa». 

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