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Siracusa

«L'Isola di Capo Passero in vendita? Una corbelleria». Ma sorgerà un resort sotto il Castello Tafuri

Di Tony Zermo

La favoletta della vendita dell’isolotto di Capo Passero di Portopalo che ogni tanto riappare è come il mostro di Loch Ness. Tutti ne parlano, nessuno ne sa niente. Le notizie della Tv, incontrollate, danno l’isolotto in vendita per qualche milioncino, il che non è vero per il semplice motivo che è invendibile, essendo stato acquisito dalla Regione come oasi naturale. Ricordo che il vecchio «re del mare», don Pietro Bruno dei marchesi di Belmonte, si dannava l’anima: «Io che ne sono il proprietario non posso nemmeno metterci piede», gridava.

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Due anni fa il tentativo di mettere su un residence di lusso fu avversato dagli ambientalisti, noi stessi ci mettemmo del nostro, e il progetto venne messo a mollo, nonostante che la Soprintendenza di Siracusa avesse dato un parere propedeutico possibilista. Ora qualcuno ritenta l’assalto, ma lì ogni pietra è un pezzo di storia. L’isolotto di Capo Passero su cui sorge una fortezza asburgica comprendeva la più antica tonnara del mondo. Già al tempo dei greci i cacciatori di tonni si piazzavano all’estremità dello scoglio e con una lunga lancia infilzavano i tonni di passaggio diretti verso l’Africa per partorire. Le donne lavoravano le interiora dei tonni per farne il «garum», una pietanza speziata destinata ai triclini romani.

In epoca moderna Pietro Bruno di Belmonte investiva centinaia di milioni per stendere una rete d’acciaio da un capo all’altro dell’isolotto per fare la «camera della morte» dei tonni durante la mattanza. Che era un rito a cui partecipava tutto il paese. Quando i tonnaroti catturavano i primi cento tonni, tutti da 200-300 chili, issavano sui remi i loro giacconi pesanti, e dalla riva si gridava con entusiasmo, «u cappottu, u cappottu!».

Le donne inscatolavano il tonno secondo gli insegnamenti di un imprenditore genovese e tutti ci guadagnavano.
Poi all’improvviso i tonni, che per millenni e millenni erano passati dall’isolotto di Capo Passero, non si videro più. Erano scomparsi, avevano preso altre itinerari per andare in Africa. Un mistero che non si è mai risolto in maniera definitiva. Pietro Bruno di Belmonte, che abitava in una villa dirimpetto alla sua tonnara, diceva che forse la colpa era dell’allevamento ittico di Alfio Puglisi Cosentino, che aveva piazzato anche delle enormi vasche a mare. Oppure la causa può essere stata la grande affluenza di turisti a Marzamemi, la frazione di Pachino situata pochi chilometri a nord di Capo Passero.

Ora Pietro Bruno di Belmonte è morto e la proprietà è passata al nipote Francesco, i tonni continuano a non passare e ritorna il progetto di resort turistico di lusso.

Sull’isolotto c’è quella fortezza che era stata ristrutturata per la seconda volta ai tempi di Lino Lenza, assessore ai Beni culturali, con la Regione che ci aveva speso alcuni milioni di euro. Doveva esserci l’inaugurazione quando Soprintendente di Siracusa era la dottoressa Mariella Muti, ma non si potè procedere perché il mare era increspato e la Capitaneria di porto non aveva dato il, premesso, nonostante la distanza dalla terraferma fosse di appena una cinquantina di metri. Io stesso ci andai d’estate con uno dei mezzi di Pippo Pedalò, un catanese che d’estate noleggia per i turisti.

Ora è necessario ripristinare il forte, adibirlo a conferenze di alto livello e affidare la custodia a un gruppo di giovani motivati per visite ed escursioni.

C’è un nuovo sindaco, Gaetano Montoneri, medico, di cui tutti parlano bene. Dice: «La vendita di Capo Passero non esiste, è una corbelleria. Il progetto è stato bloccato e i proprietari hanno fatto un ricorso al Tar. Invece la tonnara dove si faceva la lavorazione a terra, diciamo sotto il castello Tafuri, lì stanno per cominciare dei lavori per un resort di livello alto».

«Per quanto riguarda i due porti turistici di cui anni fa si è parlato, quello da 1200 barche non si farà, mentre sarà realizzato quello da 600 barche, un progetto di un ingegnere siracusano morto anni addietro. Insomma, qualcosa si sta muovendo con il dovuto raziocinio, e spero di poter dare a breve un’altra buona notizia. Ma non mi chieda quale».

Portopalo di Capo Passero non solo è più a sud di Tunisi, non solo è l’ultimo paese dell’Unione europea e il più assolato, ma è anche un luogo di una pace infinita dove ti sembra di sentire le sirene, sospeso tra l’Europa e l’Africa nel ricordo dei tonni che passavano.

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