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Siracusa

Cassibile, contratti veri e paghe false: l'Usb tra i migranti sfruttati nei campi

Di Andrea Lodato

Cassibile (Siracusa) - La beffa dei contratti, firmati, ma non rispettati. Lavoratori apparentemente messi in regola, ma ancora una volta a loro le briciole, ai padroni quattrini che li fanno arricchire aggirando tutte le regole, le leggi, i doveri. E calpestando la dignità di esseri umani. Una delegazione della Federazione del Sociale USB Sicilia, rappresentanti delle federazioni di Catania, Siracusa e Ragusa, ha deciso, proprio per denunciare con forza e ad alta voce questa situazione sempre più intollerabile anche e soprattutto nel comparto agricolo in Sicilia, di visitare il ghetto-baraccopoli di Cassibile, in provincia di Siracusa, dove circa 250 lavoratori agricoli, in gran parte provenienti dal Senegal e dal Ciad, «vivono in condizioni non accettabili, sfruttati e mal retribuiti», come racconta dopo la visita Claudia Urzì, responsabile regionale della Fds Usb Sicilia e membro del coordinamento nazionale della Fds Usb.

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Durante la visita-ispezione al campo, le sindacaliste e sindacalisti hanno distribuito un volantino redatto in arabo, francese, inglese e italiano, una testimonianza in più di come ci si dovrebbe rapportare con i migranti presenti nel nostro Paese, per accorciare le distanze per la reciproca comprensione, per favorire una progressiva integrazione culturale, linguistica, sociale.

«Abbiamo visitato il ghetto di Cassibile - dice ancora Claudia Urzì - un luogo fatto di tende e di capanne, dove cercano di vivere, o meglio sopravvivere, i lavoratori agricoli. Una situazione assolutamente inaccettabile. La maggior parte di questi lavoratori ha un contratto, ma il problema è che quello che loro chiamano "il padrone" non consegna loro le buste paga. Quindi, i lavoratori delle​ aziende agricole di Cassibile, come accade in altre zone del Paese, sono costretti a vivere in condizioni di schiavitù, mentre i padroni guadagnano migliaia di euro e vendono la merce alla grande distribuzione». Come Usb - conclude Claudia Urzì - - siamo stati nel ghetto di Cassibile per denunciare la situazione del luogo, per informare i lavoratori sui loro diritti calpestati e per sostenere la loro sindacalizzazione, come facciamo in altri campi, come era riuscito a fare il nostro fratello e compagno Soumaila Sacko, ucciso vigliaccamente nella baraccopoli di San Ferdinando».

«A differenza degli anni scorsi - spiega Michele Melilli, responsabile della Federazione del Sociale USB Ragusa - il ghetto di Cassibile quest'anno è in un solo campo dove al momento sono presenti circa 250 lavoratori. Molti di loro hanno un contratto, ma ricevono una retribuzione inferiore alla paga prevista dal Ccnl di categoria. In più, ai lavoratori, pur essendo contrattualizzati, vengono versate meno giornate rispetto a quelle effettivamente lavorate. Eppure questi lavoratori permettono a tanti imprenditori italiani di guadagnare tanti soldi con la raccolta e la vendita delle patate, delle fragole, dei limoni. Un'economia che si regge sullo sfruttamento selvaggio dei lavoratori».​

Sulla proposta di dare vita ad un campo attrezzato, Michele Melilli esprime la totale contrarietà dell'Usb: «Siamo contrari contrari​ a soluzioni tampone, come alloggi con tende attrezzate, perché crediamo che questi lavoratori abbiano il diritto di vivere in case e alloggi adeguati». Dopo questa visita dell’Usb, dopo che è stata ribadita la situazione di massiccio sfruttamento di questi esseri umani, la richiesta forte e pressante è che le istituzioni siano più presenti e attente e che gli uffici dell’ispettorato del lavoro siano davvero messi nelle condizioni di verificare che i diritti dei lavoratori sfruttatati nei campo vengano rispettati.

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