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Siracusa

Morte maresciallo, il giallo sugli schizzi di sangue

Di Francesco Nania

Siracusa - E’ necessaria un’altra udienza per riesaminare i consulenti nominati dal gup del tribunale, Salvatore Palmeri in modo da rispondere agli interrogativi sorti a conclusione del contraddittorio fra i periti, che si è celebrato ieri mattina nell’ambito del processo per la morte del maresciallo dei carabinieri Licia Gioia, avvenuta il 28 febbraio 2017 nella villetta di contrada Isola. Il giudice intende chiarire tutti gli aspetti relativi a un particolare emerso nel corso dell’udienza di ieri, legata alla valutazione di una fotografia. L’immagine è stata proposta dal medico legale Giuseppe Bulla, consulente di parte civile, costituita dai genitori dello sfortunato sottufficiale originario di Latina. Ritrae il palmo della mano destra di Licia Gioia, schizzato di sangue. Il consulente di parte, rispondendo alle domande dell’avvocato Aldo Ganci e a quelle del pm Gaetano Bono, oltre alle ormai note posture del corpo di Gioia, ha fatto notare l’incongruenza di quegli schizzi. Una considerazione che, per la parte civile e per il pubblico ministero, stride con l’ipotesi di suicidio atteso che, impugnando la pistola d’ordinanza con la destra, quegli spruzzi avrebbero dovuto essere presenti sul dorso della mano e non sul palmo.

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Su questo particolare si è concentrata, quindi, l’attenzione del giudice Palmeri, che ha deciso di riconvocare il perito balistico Felice Nunziata e il medico legale Cataldo Raffino, da egli nominati per dirimere i dubbi e le contraddizioni emerse dalle perizie depositate dagli altri consulenti, nominati a vario titolo. Dopo avere emesso un’ordinanza con cui il giudice ha rigettato un’eccezione avanzata dell’avvocato Stefano Rametta, che difende l’imputato Francesco Ferrari, tendente a non procedere con il contradditorio, l’udienza di ieri è durata oltre 5 ore. Sono stati esaminati a lungo i periti del pubblico ministero, Averna e Di Forti. I due periti hanno ribadito la loro posizione insistendo per un’ipotesi diversa dal suicidio. Sentiti anche i consulenti Nunziata e Raffino, che hanno rimarcato la loro tesi secondo la quale il maresciallo Gioia avrebbe posto fine alla propria vita sparandosi.

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