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Scieri, Procura di Pisa non "molla" l'inchiesta: «Chiudiamo in 7 giorni»

Siracusa

Scieri, Procura di Pisa non "molla" l'inchiesta: «Chiudiamo in 7 giorni»

Di Massimiliano Torneo

Anche Pisa chiuderà l’indagine nei prossimi giorni. A dirimere la questione della giurisdizione tra le due procure (quella generale militare di Roma e quella ordinaria di Pisa) sarà la Corte di Cassazione. Accadrà questo, dunque, affinché un tribunale giunga alla verità, oramai prossima, sulla morte di Emanuele Scieri, avvenuta 21 anni fa all’interno della caserma di addestramento dei parà, la Gamerra di Pisa. Lo lascia intendere il procuratore capo di Pisa, Alessandro Crini, che non pensa affatto di mollare l’inchiesta che il suo ufficio ha riaperto nell’ottobre del 2017, attingendo all’incartamento della commissione parlamentare presieduta da Sofia Amoddio. Martedì scorso l’avviso di conclusione indagini emanato dall’altra Procura, quella generale militare, che parallelamente, dallo scorso autunno, indaga sullo stesso crimine. L’accusa formulata dai giudici militari è di “violenza ad inferiore mediante omicidio pluriaggravato, in concorso tra loro” nei confronti dei tre indagati. Gli stessi tre che sono indagati anche a Pisa: i 41enni Andrea Antico e Alessandro Panella, e il 43enne Luigi Zabara, che all’epoca dei fatti alla Gamerra vestivano il grado di caporale.

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Ieri il capo della Procura pisana, parlando con La Sicilia, ha annunciato la chiusura delle indagini anche da parte del proprio ufficio. «Qualche settimana al massimo», ha detto. Ma tutto è pronto. Anche quella perizia che mancava, ossia la nuova ispezione sui resti di Emanuele disposta esattamente un anno fa e affidata a Cristina Cattaneo, direttore del laboratorio di antropologia e odontologia forense (Labanof) dell’Università di Milano, cui sono state affiancate via via altre consulenti, come Debora Mazzarelli, antropologa forense dell’istituto di Medicina legale milanese specializzata nella ricostruzione dei cadaveri, e Vera Merelli.

Sarebbe stato già tutto pronto da mesi, a quanto lascia intendere Crini. Il ritardo è stato determinato dall’emergenza Covid, che ha rallentato i lavori sia della Procura, sia del laboratorio in cui si stava effettuando la perizia sul corpo di Lele, che è stato chiuso. «Il lavoro era completato – dice il procuratore Crini – restava da fare una riunione conclusiva con i consulenti di tutte le parti: un paio di adempimenti formali da completare». E aggiunge: «Dal punto di vista nostro abbiamo un’indagine che si concluderà nel giro di qualche settimana. Noi – precisa - saremmo già in grado di tirare le somme e di concludere. Avremmo già fatto, se l’emergenza sanitaria non ci avesse fatto allungare i tempi. Dopodiché – prosegue – c’è la questione della giurisdizione. E le questioni di giurisdizione le dirimono i giudici, non i pm. Quindi la Corte di Cassazione». Anche se non dice apertamente, dunque, che la Procura di Pisa ha già sollevato o solleverà formale conflitto di giurisdizione, la sostanza delle parole di Crini è chiarissima. Lascia intendere pure di non avere dubbi su un conflitto di giurisdizione a favore della sua Procura: «Ci siamo già posti il problema – dice - Non saremmo arrivati a questo punto se non fossimo stati certi».

La Procura di Pisa ha riaperto l’indagine, dopo 18 anni dalla morte di Lele e cinque archiviazioni, nell’ottobre del 2017. Raccogliendo e completando il lavoro di due anni della Commissione parlamentare d’inchiesta. Qualche mese dopo, nell’estate 2018 indagava, con l’accusa di omicidio volontario in concorso, i tre ex caporali Panella, Zabara e Antico. Panella veniva arrestato essendo, per la Procura pisana, in procinto di lasciare l’Italia (tre mesi dopo un gip gli sostituiva gli arresti domiciliari con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per aver spontaneamente consegnato i documenti validi per l’espatrio). Nel maggio del 2019 il corpo di Emanuele veniva fatto riesumare: la Procura disponeva nuovi esami autoptici che qualche mese dopo avrebbero rivelato “nuove evidenze” che potrebbero avere un peso nell’obiettivo della Procura: dimostrare la volontarietà dell’omicidio. Nel luglio 2019, durante le indagini, un altro colpo di scena: alla lista degli indagati dalla Procura di Pisa si aggiunge l’ex comandante della Folgore, Enrico Celentano: l’accusa è favoreggiamento e false informazioni ai pm.

Il resto è storia recente. Anche la Procura generale militare di Roma apre un fascicolo e nel giro di pochi mesi chiude l’indagine ipotizzando per i tre ex caporali il reato (non prescritto) di omicidio pluriaggravato. Anche Pisa chiuderà le indagini a breve. Il conflitto di giurisdizione tra le due Procure, seguendo la logica e le parole del procuratore Crimi, sarà risolto dalla Cassazione.

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