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Avola, si avvia a soluzione il caso di Carmen Grande dopo 145 giorni di ricovero

Siracusa

Avola, si avvia a soluzione il caso di Carmen Grande dopo 145 giorni di ricovero

Di Redazione

SIRACUSA - Il caso della giovane Carmen Grande, 41 anni, affetta da paralisi cerebrale infantile, ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale "Di Maria di Avola" da 145 giorni, si avvia a soluzione. La paziente era stata presa in carico dalla struttura ospedaliera, considerate le sue condizioni e, tuttavia, la necessità di assicurarle un setting assistenziale più appropriato, ha indotto l’Asp di Siracusa ad avviare un piano di assistenza individuale al proprio domicilio.

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«Le difficoltà iniziali per l’organizzazione dell’assistenza domiciliare della giovane - si legge in una nota dell’Asp Siracusa - sono state superate con un provvedimento del direttore del distretto sanitario di Noto Giuseppe Consiglio del 16 giugno scorso per l'affidamento dell’incarico assistenziale ad una cooperativa specializzata che ha già preso contatti operativi con il direttore del reparto di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Avola. E’ stata avviata ieri la procedura di dimissione dal reparto con l’organizzazione della assistenza domiciliare per il trasferimento protetto della giovane, nei prossimi giorni, con la presa in carico a domicilio».

La famiglia per ottenere le dimissioni di Carmen aveva già richiesto l’intervento del presidente della repubblica Sergio Mattarella, del presidente della regione Nello Musumeci e dell’assessore regionale alla salute Ruggero Razza, oltre che del Prefetto di Siracusa. 

E nonostante le rassicurazioni dell’Azienda ospedaliera, la famiglia Grande che si dice stanca e sfiduciata. «Rivogliamo nostra figlia a casa subito, non possiamo più aspettare nemmeno mezza giornata Sono 104 giorni che è in ospedale e a tutt’oggi, nonostante le rassicurazioni dell’Asp non è stata dimessa» dice la mamma Pasqualina Cassibba.

«E’ impensabile - aggiunge la cognata Concetta Portuesi - dovere aspettare 3 mesi dall’emissione del piano assistenziale territoriale». La ragazza è stata ammessa al piano di assistenza personalizzata, sin dal 9 marzo scorso, ma pur essendo pronte tutte le attrezzature e avendo i sanitari del reparto di Rianimazione l’intendimento di volerla dimettere, ciò non è stato possibile in quanto pare che la cooperativa Primavera, che gestisce il servizio nel territorio, secondo la famiglia non si è attivata affatto e non ha messo a disposizione il necessario personale per garantire il servizio giornaliero della paziente. La ragazza, il cui ingresso in ospedale avvenne per insufficienza respiratoria grave, è stata curata con dedizione e professionalità dai medici e dagli infermieri del reparto, ma dopo le cure iniziali, la sua storia avrebbe potuto avere un epilogo diverso, con un ritorno a casa tra gli affetti familiari.

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