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Come vivere una giornata plastic-free

Lanciato in occasione della Giornata Mondiale della Terra del 22 aprile

Come vivere una giornata plastic-free

Roma, 20 apr. - (AdnKronos) - Dalla colazione alla ginnastica in palestra, dall’ufficio alla spesa. Vivere una giornata 'plastic free' è possibile. Per tagliare la nostra 'plastica quotidiana' le tre regole fondamentali sono: no al monouso, occhio all’etichetta di detergenti e cosmetici, sì al refill (ovvero, i prodotti alla spina). E poi vanno declinate nelle azioni che compiamo ogni giorno.

Si comincia dal mattino: visto che il consumo ‘medio’ di spazzolini da denti nella vita di ognuno è di almeno 300 pezzi, meglio scegliere quelli con testina intercambiabile. Lo stesso vale per i rasoi. Scegliere eco-ricariche per il bagnoschiuma, shampoo e altri detergenti. Possiamo risparmiare al mare le microplastiche se nell’etichetta di creme e bagnoschiuma non compare il polyethylene.

A colazione (apparecchiata con tovagliette in cotone, tazze e piattini in vetro o ceramica al posto di quelli in melamina) possiamo rinunciare ai prodotti troppo imballati, come merendine, biscotti, succhi di frutta confezionati: meglio spremute, centrifughe e frullati di prodotti freschi. Il caffè è meglio farlo con la moka oppure utilizzando cialde compostabili.

Al momento delle pulizie di casa, se ci rendiamo conto di possedere troppi di flaconi, riduciamone via via il numero usando i rimedi della nonna come aceto, limone, bicarbonato, the, essenze naturali e i prodotti alla spina. E poi, usiamo guanti riutilizzabili e non mono-uso, pezze di cotone per spolverare o in cellulosa. Meglio mollette di legno per stendere i panni. In ufficio no al bicchierino di plastica alla macchinetta, meglio una tazzina ‘spaiata’ portata da casa. Pranzo green con la schiscetta: si evitano stoviglie monouso, spese extra e si mangia anche meglio.

La spesa ideale per questa giornata senza plastica si fa al mercato, ma anche al supermercato cl'eccesso di plastica si combatte scegliendo prodotti sfusi al banco dei formaggi e salumi, carne, pesce, pane, reparto ortofrutta; uova o yogurt nei contenitori in carta o vetro; formati famiglia al posto di confezioni con porzioni monodose.

Sport e palestra: tappetini in fibra di bambù al posto di quelli sintetici; abbigliamento in tessuti naturali che non rilasciano microplastica al momento del lavaggio (ogni anno nel mondo, secondo la Ellen Mc Arthur Foundation, mezzo milione di tonnellate di microfibre di plastica sono rilasciate dal lavaggio dei tessuti sintetici, che equivale al 35% delle microplastiche primarie che entrano nell’oceano); borraccia al posto della bottiglietta di plastica; accappatoio e asciugamani in spugna e non in microfibra; ricariche per i flaconcini di shampoo e bagnoschiuma al posto delle monodosi.

Per gli amici animali, ciotole in ceramica o acciaio, giocattoli in corda o in altri materiali diversi dalla plastica, sacchetti in bioplastica per raccogliere gli escrementi, cucce di legno o cesti di vimini. Persino l’ora dell’aperitivo nasconde insidie: prime fra tutte le cannucce, se sono in plastica meglio farne a meno.

La nostra giornata ‘zero plastica’ sta per finire, è l’ora di cena: la sfida più difficile è quella del packaging dei prodotti alimentari. Impariamo a conservare i cibi sostituendo buste, pellicole e contenitori con quelli in vetro. Alternative alla plastica sono disponibili anche per cucchiai, spatole, taglieri, ciotole, piatti, tazze. Anche l’accendino può essere di metallo ricaricabile e non usa e getta.

Tutti consigli per ridurre il consumo di plastica usa e getta sono contenuti nel vademecum “H24” che il Wwf ha preparato per l’Earth Day, la Giornata Mondiale della Terra che si celebra il 22 aprile in tutto il mondo, quest’anno dedicata proprio alla lotta all’inquinamento da plastica.

Il vademecum del Wwf contiene anche consigli sul riciclo e la gestione dei rifiuti di plastica. Quasi tutte le plastiche, infatti, sono riciclabili. Nel concreto però, nella differenziata vanno solo gli imballaggi, perché il sistema della raccolta e del riciclo si basa sul contributo ambientale versato dai produttori di imballaggi. Un piatto e una posata di plastica sono realizzate spesso nello stesso materiale: il piatto è però classificato come imballaggio e versa il contributo, la forchetta no.

Ad oggi non si possono ancora riciclare un’infinità di prodotti di uso quotidiano come pezzi di plastica di dimensioni troppo piccole, giocattoli e peluche, palloni, biro e pennarelli, ciabatte, canotti, materassini e braccioli per il mare, contenitori che presentano grossi residui di cibi o di sostanze pericolose (vernici, colle,), custodie di cd e dvd e i cd e i dvd stessi, mollette per panni, posate di plastica, rifiuti ospedalieri, accendini, spazzolini da denti, rasoi, spazzole e pettini per capelli, secchi, bacinelle e complementi d’arredo.

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