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Gli italiani, maggior consumatori di acqua in bottiglia

Secondo lo studio di The European House Ambrosetti, il risultato è determinato dalle condizioni delle reti idriche

Di Redazione

Gli italiani preferiscono bere acqua imbottigliata, piuttosto che dal rubinetto. A rivelarlo è uno studio condotto da The European House Ambrosetti, che ha raccolto in un libro dal titolo “Valore acqua 2021” le preferenze dei consumatori, strettamente correlate alle condizioni delle reti idriche.

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Approfondiamo i dettagli dello studio. Secondo le analisi dei ricercatori, gli italiani consumano 200 litri pro capite di acqua minerale in bottiglia, contro una media europea di 118 litri. L’Italia è anche il secondo Paese dell’Unione europea per consumo di acqua potabile con 153 metri cubi annui pro capite, due volte di più della media europea. A superarla è solo la Grecia, con 179 metri cubi annui pro capite.

Malgrado, però, gli italiani continuino a preferire l’acqua imbottigliata, la qualità della risorsa idrica presente nelle rete nazionale è molto elevata. Con oltre l’84% dell’acqua prelevata proveniente da fonti sotterranee, naturalmente protette, l’Italia è il settimo paese europeo per qualità dell’acqua potabile. Il problema pare essere la rete idrica, che è ritenuta obsoleta e, pertanto, poco rassicurante. 

The European House Ambrosetti, infatti, fa presente come le pessime condizioni delle tubature contribuiscono ad alimentare la diffidenza nei confronti dell’acqua del rubinetto. Circa il 60% della rete nazionale ha più di trent’anni e il 25% addirittura più di cinquanta. Inoltre, circa il 40% degli sprechi d’acqua dipende dalle dispersioni presenti nella rete di distribuzione. La media europea, invece, è dimezzata, registrando solo un 23%. 

Il dato diventa ancora più significativo se posto di fronte al rischio desertificazione in cui incorrono alcune aree del Paese: da decenni, nelle zone con un clima più arido la mancanza di acqua mette a rischio l’agricoltura e tutte le attività economiche ad essa connesse.

La gestione dell’acqua e le condizioni della rete cambiano sensibilmente da regione a regione. Il divario tra Nord e Sud riguardo le condizioni del servizio idrico dipende principalmente dalle caratteristiche idrografiche del territorio, ma anche da problemi di governance o ritardi nell’applicazione della regolazione nazionale. Nelle regioni del Nord, ad esempio, il tasso di dispersione di acqua nella rete è del 35%. Al Sud raggiunge il 49%. 

Per quel che riguarda la gestione della rete, il rapporto Ambrosetti evidenzia che la diversa concentrazione della risorsa idrica nelle regioni del Mezzogiorno fa sì che in molti casi sia necessario trasferire l’acqua da un territorio all’altro. E spesso ciò avviene tramite infrastrutture fatiscenti. Per superare questo gap appare chiara la necessità di investire in nuove risorse, partendo dal bene primario: l’acqua.

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