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Gigi D’Alessio, note in libertà: «I miei primi 25 anni di carriera»

Tre concerti in Sicilia: mercoledì 8 a Zafferana Etnea il 9 a Capo D’Orlando e il 10 a Palermo

Gigi D’Alessio, note in libertà: «I miei primi 25 anni di carriera»

«Sarà una scaletta di soli successi. Di solito, si cerca di promuovere l’ultimo disco, invece ho capito che bisogna avere grande rispetto per chi spende dei soldi per venire a vederti. Il pubblico vuole sentire le tue canzoni di successo, quelle che ha amato e che l’hanno fatto sognare».

Gigi D’Alessio presenta così la sua mini tournée estiva in Sicilia. Tre date, una dietro l’altra, da mercoledì a venerdì. La prima e la terza - organizzate da Show Biz e Puntoeacapo - all’Anfiteatro Falcone Borsellino di Zafferana (8 agosto) e al Teatro Verdura di Palermo (10 agosto). Nel mezzo, la tappa di Capo D’Orlando, il 9 agosto al Porto turistico, curata da Sfc Events. Sul palco con il popolarissimo cantautore napoletano ci sarà l’inseparabile band: Alfredo Golino alla batteria, Giorgio Savarese e Lorenzo Maffia alle tastiere, Roberto D’Aquino al basso, Maurizio Fiordiliso e Pippo Seno alle chitarre.

«Ho cercato di mettere in piedi una scaletta che riassuma i miei venticinque anni di carriera. Un “best of” di brani che il pubblico conosce a memoria. Potrei limitarmi a fare il pianista, lasciando al pubblico il compito di cantare. Perché la gente non viene a "vedere” un mio concerto ma viene a “farlo”. Siamo presi da tanti problemi, almeno trascorreremo insieme due ore e mezza diverse dalla routine giornaliera. Sarà una festa».

Gigi D’Alessio un ricordo legato alla Sicilia ce l’ha?

«Mi devi dedicare tutto il giornale, non ce la facciamo in una sola intervista! (ride). Vengo a cantare in Sicilia dal 1992, anzi da prima, dal 1990, quando facevo il pianista di Merola. Da voi si mangia benissimo e i siciliani che incontro in tutto il mondo mi regalano un affetto unico. L’aria che si respira, il mare bello, i posti meravigliosi. La gente va ai Caraibi ma noi i Caraibi ce li abbiamo in Italia, a due passi da casa nostra».

Quando si tagliano traguardi come i venticinque anni di carriera, di solito, ci si guarda alle spalle, si fanno dei bilanci…

«Io dico che i bilanci si devono fare tutti i giorni. Però, se ti devo dire la verità, il mio è un bilancio più che positivo perché non tutti hanno avuto la mia stessa fortuna. Ci sono tanti artisti molto più bravi di me, più belli di me, più capaci di me e non hanno avuto la mia stessa carriera. Indubbiamente ho fatto tanti sacrifici, non sono un improvvisato: ho studiato musica, mi sono diplomato, ho scritto tante canzoni, anche per altri artisti. Ho iniziato con i matrimoni, le comunioni, i battesimi e sono arrivato al Radio City Music Hall di New York, il tempio della musica mondiale. Al primo posto in classifica nella World Chart Music su Billboard negli Stati Uniti, passando per l’Olympia di Parigi, per gli stadi di tutta Italia, dai palazzetti dello sport in tutta Europa, ho fatto cento dischi di platino, dischi di diamante… che posso volere di più?».

Appunto, quando si raggiunge il massimo come si fa ad avere nuovi stimoli, nuovi obiettivi?

«Secondo me nella musica non c’è mai il massimo. Lo stesso Vasco Rossi dopo che ha fatto i 300mila paganti di Modena ha voluto rifare gli stadi. C’è sempre la voglia di fare musica e di condividerla. È come una storia d’amore con il pubblico, una storia che ha bisogno di conferme ogni giorno».

Rimpianti?

«No, rimpianti no. Perché quello che ho raggiunto oggi è tutto frutto di quello che ho fatto in passato. Certo, ho scritto un brano che si intitola “Si turnasse a nascere”. Uno dovrebbe fare una vita di prove per capire gli errori da non ripetere, ma questo non ci è concesso. La vita è una sola. E io della mia sono molto contento. Sia umanamente che professionalmente…».

Ti senti appagato, quindi?

«Ma sì, non scherziamo. Una volta la Sony mi ha regalato una sorta di biografia video e quando l’ho guardata sono rimasto senza parole, un’emozione indescrivibile vedere tutto quello che mi ha regalato il pubblico in questi anni. Quando disabili o ragazzi con varie problematiche vengono da me e sono contenti, mi rendo conto anche di quante responsabilità ho nei loro confronti. E di quante cose belle mi ha permesso di fare la musica».

Per esempio?

«Dare tanto lavoro. Perché la gente forse non sa che dietro un artista ci sono uno staff e tante persone che lavorano: dalla casa discografica ai musicisti, dagli impianti al service, dalla sicurezza agli attacchini dei manifesti. Il pubblico mi ha dato il successo ma io l’ho condiviso con tante altre persone. Ecco, così ti tendi conto che hai fatto qualcosa di bello».

E tutto il gossip che ti circonda come lo vivi?

«Purtroppo ci sono tanti tuoi pseudo colleghi che vivono solo di questo. Ogni giorno ci sono mille notizie che escono: una volta mi sono lasciato, una volta mi sono sposato, una volta ho un’altra… Ad un certo punto diventi idrorepellente: le cose te le devi fare scivolare addosso…».

Il prezzo della popolarità…

«Io non vivo di questo, non sono a caccia di questo. Però mi rendo conto che se mi muovo i paparazzi mi vengono dietro. Adesso sto in vacanza con la mia famiglia, con i miei figli, sto con Anna e la sua famiglia. E tra pochi giorni uscirà sicuramente qualche foto. Solo che, credimi, queste cose non fanno più notizia. A volte se le inventano proprio. Perché poi la rottura è proprio internet, con tutte le notizie che girano e si gonfiano. Se ti metti a rispondere non fai altro che far vivere quella notizia ancora più a lungo. È una guerra che non puoi vincere. Sono tutti a caccia dello scoop. C’è poco da fare, meglio vivere con serenità».

Hai una pagina Facebook molto seguita, te ne occupi personalmente?

«Sì, sì. Internet lo uso ma non mi faccio usare da internet. Ovviamente non sto lì tutti i giorni a fotografarmi e a dire “guardate cosa sto mangiando, che maglietta ho addosso e che scarpe ho comprato”. Se vuoi avere una telecamera fissa su di te vai a fare direttamente “Il grande fratello”. Quando non lavoro ho la mia vita privata, mi piace coccolare i miei figli, stare con la mia compagna. Certo se vado a fare una tournée è anche simpatico dialogare con il pubblico. Ma non mi piace fare il diario di bordo della mia vita, altrimenti avrei fatto il marinaio (ride)…».

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