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Spettacoli

Teatro, Enrico Guarneri: «Il mio Don Procopio un inno all'onestà»

Di Ombretta Grasso

Catania - «Un inno a Catania e alla catanesità. Un affresco per chi vuol ricordare o conoscere com’era il cuore di Catania, la Civita». Così il protagonista Enrico Guarneri presenta la commedia del grande Nino Martoglio, ’U contra che per la regia di Antonello Capodici ha debuttato oggi, 24 marzo, per poi replicare il 29, 30 e 31 marzo, al Teatro Abc di Catania per la stagione di prosa “Turi Ferro”. Rappresentata per la prima volta nel 1918, la commedia racconta la Civita nei giorni del colera sulle cui cause si scontrano Don Procopio Ballaccheri, interpretato da Guarneri, e Don Cocimu Binanti, in scena Mario Opinato, tra i “culunnisti” che pensano che sia portato dalle correnti d’aria, e i “baddisti”, che pensano che il colera si diffonda attraverso polpette avvelenate, e traccia un affresco vivace della Catania popolare d’inizio secolo. Per combattere il terribile morbo ci si inventa una pozione miracolosa, ma è un imbroglio: ‘U contra è anche l’antidoto contro la disonestà. Con Guarneri in scena Francesca Ferro, Claudia Bazzano, Ilenia Maccarrone, Elisa Franco, Vincenzo Volo, Mario Opinato, Alessandra Falci, Nuccia Mazzarà, Gianni Fontanarosa, Maria Saccà e Pietro Barbaro. Scene di Salvo Manciagl, costumi di Dora Argento.

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«Con la messa in scena di questa commedia – spiega il regista Antonello Capodici – Enrico Guarneri completa la sua personale e magistrale esplorazione dell'universo martogliano. Don Procopio, il cialtrone di buoni sentimenti, è una maschera riassuntiva degli umori popolari di una Catania che si trova a cavallo tra i due secoli. La più originale delle eredità lasciate dal genio belpassese al teatro contemporaneo. E poi c'è lo sfondo della Civita, vera protagonista dell'opera tutta di Martoglio».

Conclusa al Quirino di Roma la lunga tournée de La governante, e prima di presentare la nuova stagione - «Il Teatro Abc è una fortissima realtà teatrale con quattromila abbonati che continuano a crescere - commenta - nei grandi teatri pubblici forse pensano ai ministeri, noi prepariamo il cartellone pensando solo al pubblico» - Enrico Guarneri, attore amatissimo, è di nuovo mattatore nei panni di Don Procopio, che con il suo linguaggio da finto letterato storpia le parole con esiti divertenti. «E’ un puro, una sorta di archetipo di tutti i personaggi martogliani», lo racconta. «Ma il centro dello spettacolo è la Civita - prosegue Guarneri - in cui i cortili sono stanze comuni, e basta poco per essere amiche o nemiche. Basta che un figlio si innamori della figlia dei vicini di casa e questo può portare a una festa o una dichiarazione di guerra».

Il suo Don Procopio è il re dello sproloquio. «Racconta fesserie, sa quattro-cinque cose che spaccia per quattro-cinquecento. E’ appena meno ignorante degli altri in un contesto di ignoranti totali. Si spaccia per avvocato, per uomo di lettere, ma vive in profonda indigenza. “Mangio pani schittu quannu l’aiu, accompagnato dal ciauru della sarda salata”, dice al medico. E’ un uomo tenerissimo». Una classico del teatro siciliano. «Un testo poco frequentato rispetto ad altri di Martoglio perché non c’è una storia portante, ma una serie di piccole vicende che ruotano attorno a Don Procopio e vivono nella Civita e della Civita. Il mio preferito? Sono da sempre innamorato de L’aria del continente, per me la più nobile commedia martogliana. ‘U contra è un quadro a tinte forti, dalla pittura poco raffinata, si vedono le pennellate. I colori sono violenti si passa dal giallo al rosso, dal blu al nero. Però ha il fascino della Catania di inizio secolo. Com’era Catania e come erano i catanesi».

Cento anni sulle spalle e nessuna ruga. «Certi personaggi sono, e rimarranno, eterni. ‘U contra è anche un inno all’essere galantuomini. All’imbroglione Don Cosimo, figura di grandissima attualità, Don Procopio dice: “siete pazzo a farmi certe proposte, spacciare il laudano per un medicinale portentoso. Io sono Don Procopio, sono voluto bene da tutti e tra 100 anni ci sarà ancora qualcuno che si ricorderà di me”. Ecco, è un inno all’onestà che trionfa sempre». Tra le cronache dei nostri giorni, c’è una vicenda che è già commedia? «Il pesce puzza dalla testa, purtroppo la testa è la politica che non ha dato, sino ad ora, esempi positivi. Sulla scia dei cattivi esempi ecco che tutto, l’imprenditoria, gli enti pubblici, la massoneria, vanno nello stesso modo. Gestire il potere è una cosa difficile, delicatissima. Proprio per questo ci dovrebbero essere i Don Procopio, i galantuomini».

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