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"U sapiti com'è", Idonea dopo Idonea: «Sul palco per papà»

Di Giovanna Caggegi

Catania - Sarà ricordata come la stagione del passaggio di consegne tra il grande attore Gilberto Idonea – ambasciatore nel mondo del teatro siciliano - e il figlio Alessandro. Impaginata dall’artista catanese poco prima della sua prematura scomparsa, la settima “Stagione a 4Stelle” subito ribattezzata “Gilberto Idonea” è stata traghettata dal figlio, chiamato a raccoglierne l’eredità artistica ma anche a cimentarsi in un compito per lui nuovo, quello del direttore di compagnia. «È stato un passaggio difficile ma intenso, con tante dimostrazioni di affetto e grandi riconoscimenti», dichiara Alessandro, talentuoso attore e regista, che ha dovuto rinunciare ad alcuni impegni del suo percorso personale, come una regia di “Traviata” in Corea del Sud, «Al debutto del primo spettacolo della rassegna, il “Non ti pago” di Eduardo, in cui ho preso il ruolo che sarebbe stato di Gilberto, ho sentito il calore del pubblico, un abbraccio ideale e una sorta di consacrazione. Molto emozionante davvero».

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La stagione è filata liscia sempre con i grandi numeri, gli oltre 4500 abbonati, che rendevano felice Gilberto e gli facevano chiamare il pubblico con l’appellativo di “soci fondatori”.

«Certo, dietro c’era ancora la mano di mio padre: l’aveva concepita lui, attento a stare dalla prospettiva della platea. Il segreto del suo successo? Rispettare il gusto della gente. Detestava l’autoreferenzialità e il vizio di un certo snobismo degli artisti. Ascoltava con grande umiltà gli umori del suo pubblico e, se lo sentiva rumoreggiare, era pronto a correggere il tiro con grande rispetto per coloro che salutava puntualmente dalla ribalta prima di ogni spettacolo».

Mentre fervono le prove dello spettacolo di chiusura, il dramma “U sapiti com’è” di Francesca Sabato Agnetta - cavallo di battaglia di Gilberto con più di 2000 repliche in tutto il mondo - al debutto nel fine settimana al Metropolitan di Catania (sabato 13 alle 21 e domenica 14 alle 17.30), Alessandro ha già le idee chiare sul prossimo cartellone. «Desidero puntare sul talento siciliano, anche riportando in Sicilia quegli artisti che hanno successo altrove. Come sarebbe stato nei desideri di mio padre, al primo posto confermerò il repertorio di tradizione. E qui vorrei far sentire una nota dolente. Perché, mi chiedo, “L’arlecchino servitore di due padroni” di Goldoni, in lingua veneta, continua a essere portato in tutto il mondo da Ferruccio Soleri (che ho avuto tra i miei maestri), mentre noi rischiamo di perdere l’identità del teatro, che istituzionalmente dovrebbe preservarla, e che storicamente è nato con un’impronta tutta siciliana? Per non parlare della necessità di una scuola. Oggi molti giovani non sanno parlare il dialetto e sconoscono la tradizione. Certi mostri sacri, da Ferro a Musumeci a Pattavina, avrebbero potuto e potrebbero dare molto ai giovani se solo gli venisse data la possibilità».

Intanto la prossima “Stagione a 4Stelle – Gilberto Idonea” aprirà con un classico della drammaturgia nostrana, “Annata ricca, massaru cuntentu” di Nino Martoglio. «È un omaggio a mio padre che nel lontano 1989 aprì la prima delle sue stagioni al Metropolitan di Catania proprio con questo testo accanto a Michele Abruzzo. Tornerà Pippo Pattavina, con “L’avaro” di Moliére, e poi Marco Cavallaro, attore catanese da troppo tempo assente dalla scena siciliana, con il successo nazionale “That’s amore”. In fase di definizione gli altri due spettacoli, in uno dei quali posso annunciare già la presenza di Gino Astorina».

Ad attendere Alessandro nel fine settimana sarà la prova più difficile. «È lo spettacolo che più di ogni altro identifica Gilberto. Ho perso il conto delle repliche di “U sapiti com’è”, con mio padre nel ruolo tenero e divertente del ‘diverso’ Cola, a cui ho assistito in Italia e all’estero. Per questo lascio intatta la regia di Gilberto e, scegliendo di interpretare il suo stesso ruolo, con cui incantava gli spettatori di tutto il mondo, io non potrò non tenere conto della sua grande lezione di umanità».

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