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Lucio Dalla, è morto nove anni fa ma è come se non se ne fosse mai andato

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Lucio Dalla, è morto nove anni fa ma è come se non se ne fosse mai andato

Di Salvo Pistoia

È andato via senza clamori, togliendo il disturbo in punta di piedi, lontano dai confini di casa. Quel primo marzo di 9 anni fa, le prime pagine dei TG furono occupate da una notizia spiazzante, vengono alla memoria parole e voce rauca di Gianni Morandi, con Vincenzo Mollica al Tg1, quasi piangente.

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Per scriverla franca, senza mascherarsi, Lucio Dalla è andato via, allo stesso tempo la sua assenza è una presenza, l'intero movimento bolognese ne sente la mancanza, un figlio della terra e della guerra, lucido folle nel suo viaggio immaginario intorno alla vita degli italiani e non solo.

«Sembra sia in atto una gara a chi mostra il peggio di sé, chiunque a cercare il tormentone del momento, per inseguire una sputacchia di successo - affermava il musicista in un'intervista del 2004,rilasciata a chi scrive, durante il tour jazz con Stefano Di Battista e Nicky Nicolai - la nostra attività si muove sulla ricerca, nell'intraprendere nuove espressioni, non mi sono mai adagiato su quanto ottenuto, cercando nuovi stimoli, idee che andassero fuori dal cliché studio di registrazione, tour, concerti».

Le migrazioni, lo sbizzarrirsi verso altre etnie, Brasile, Fado, il mai dimenticato amore per il jazz degli inizi,
«Il successo di questo tour è dovuto alla maestria di virtuosi dello strumento, l'estensione vocale della Nicolai, il sano divertimento di noi tutti sul palco>.

Le note umorali intorno al cantautore bolognese sono infinite, teorico del farsi scivolare nel bene e nel male, gli aspetti della vita: «Spesso - disse - ho ricevuto inviti a documentare la mia vita attraverso il linguaggio del cinema, narrarla per il grande schermo, non sono interessato a questo esercizio, l'ho vissuta in prima persona e basta per raccontarla, riterrei invasiva una documentazione visiva, girano tante vite da raccontare più che la mia».

Vivere tra i corridoi dell'esistenza è stata una sua prerogativa, scovando anime da raccontare, infondendo attimi di speranza nei vari atti di scrittura musicale, «Sono molto attento alle voci, alle curiosità della gente, il desiderio di aver raccontata la vita mediante aneddoti curiosità, oltre crudeltà e cinismo quotidiano, che probabilmente occupano la realtà del nostro tempo, ma proviamo a cucire finestre e squarci di luce che lasciano scie luminose».

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