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Colori rossazzurri ed Etna stilizzato sulle maglie, ira dei tifosi del Siracusa

Protesta anche sui social degli ultras azzurri per uno sponsor non gradito, e il "patron" lo toglie

Colori rossazzurri ed Etna stilizzato sulle maglie, ira dei tifosi del Siracusa

SIRACUSA - Forse non susciterà clamore come la polemica dei tifosi della Juve sulle poche strisce bianconere sulle maglie lo scorso anno o il logo non consono alla tradizione che fece infuriare i sostenitori del Bologna nell'estate del 2017. E probabilmente non si arriverà mai ad episodi eclatanti - nonostante la richiesta dei tifosi aretusei - come quando i giocatori del Genoa nell'aprile del 2012 al termine del ko interno col Siena, vennero invitati dai sostenitori a consegnare le maglie per la prestazione "indegna" offerta dal Grifone.

Ma il caso ci sta tutto ed è sfociato al termine di Siracusa-Rende quando gli ultras azzurri, rimasti fuori durante la gara per protesta, hanno fatto irruzione nel piazzale antistante gli spogliatoi del «De Simone» per protestare contro la società: ma non per la sconfitta interna contro i calabresi, quanto per quello sponsor non gradito. Ovvero una delle aziende del patron e presidente Giovanni Alì che richiama a colori rossazzurri e l'immagine dell'Etna quasi fosse stata interpretata come lesa maestà o un abuso a quella che i tifosi chiamano storia, tradizione e valori. «Che sentiamo calpestati - hanno gridato al termine di Siracusa-Rende - e per questo invitiamo la società a togliere quei simboli o a consegnarci le maglie».

Il tam tam mediatico era partito qualche giorno prima sui social ma è sfociato tutto durante la sfida di giovedì sera quando per protesta la curva Anna è rimasta vuota con un solo striscione di protesta («Etna stilizzato, colori ripudiati, vanno subito eliminati»). Poi, al fischio finale, l'irruzione e la richiesta di incontrare i vertici societari che è puntualmente avvenuta. Lo stesso Alì, accompagnato dall'amministratore delegato Nicola Santangelo ha incontrato una delegazione di tifosi e dopo più di un'ora dal termine della gara, la conferenza stampa che ha chiarito questo aspetto.

«Abbiamo stretto un patto con i tifosi - ha sottolineato Santangelo - e il presidente Alì ancora una volta farà un sacrificio per buona pace di tutti, togliendo il proprio sponsor dalle maglie. Ma il patto ha anche il rovescio della medaglia: abbiamo chiesto ai tifosi di impegnarsi a sostenere la squadra, non criticarla perché è troppo facile adesso che le cose non vanno bene in termini di risultati. Ma noi ci stiamo impegnando tantissimo anche e soprattutto fuori dal campo, dunque chiediamo di sostenerci in massa, di andare a prendere la gente a casa e portarla allo stadio senza scuse perché non è possibile fare 400 e poco più paganti. E' questo il momento di stare vicini alla squadra, durante gli allenamenti e in occasione delle prossime partite. Poi tireremo le somme».

Una diatriba che è proseguita anche sui social per tutta la giornata di ieri, con i tifosi che hanno poi spostato l'attenzione sulle questioni tecniche puntando il dito sul tecnico Pagana e una rosa, a detta di molti, inesperta e non adatta ad un campionato come quello di Serie C.

In molti hanno chiesto le dimissioni del tecnico e un maggior coinvolgimento nel progetto di Antonello Laneri, che rimane il direttore sportivo ma soltanto sulla carta. Perché Laneri, di fatto, da quest'anno svolge compiti diversi, da direttore generale e non ha mai realmente messo bocca su questioni di mercato. Ecco perché - al di là di questioni legate a sponsor e maglia - i tifosi hanno criticato la società, per tutta una serie di decisioni tecniche che hanno prodotto sinora 3 punti in 5 partite: alcune delle quali giocate certamente all'altezza, ma la sostanza oggi dice ben altro e servirà correre ai ripari prima che poi intervenire risulterà tardivo per salvare la situazione.

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