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Calcio Catania, patron Pulvirenti rompe il silenzio: «Parlo per un preciso motivo»

Di Giovanni Tomasello

Il Catania nel cuore, al di là di tutto o ancor di più un amore viscerale. Perché chi ha il calcio nel proprio Dna, sa che ci possono essere momenti di delusione in cui si cercano altri svaghi, ma trascorso qualche mese la passione torna più forte di prima.
Antonino Pulvirenti, il patron del Catania Calcio, ancora oggi si commuove quando pensa al papà tifosissimo dell’Inter che da bambino quasi mezzo secolo fa (era la stagione 1970-71) lo portò in quella tribuna C - oggi Curva - del mitico Cibali diventato poi Massimino, a vedere i nerazzurri dei Mazzola e dei Boninsegna che vinsero con un autogol di Bernardis “cavalllo pazzo” conquistando pure lo scudetto.

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Lui non si sarebbe di certo mai immaginato allora che un giorno il Catania fosse diventato suo e oltre 30 anni dopo i rossazzurri avrebbero fatto impazzire l’Inter. Ecco che gli occhi di Pulvirenti diventano lucidi e quasi leggiamo nel suo pensiero quel che è poi un desiderio, quello dell’intera tifoseria rossazzurra, stampa locale compresa e cioè risalire dal sottoscala del calcio.

Il patron del Catania rimasto nel silenzio - a parte una conferenza stampa e qualche dichiarazione lampo - ieri è tornato a parlare ma non certo per motivi personali. Anzi ancora oggi ribadisce quella che fu “una sua colpa, uno sbaglio più morale che pratico”. E allora come mai rompe il silenzio? «Ho riflettuto a lungo in questi giorni perché chi mi conosce sa che non ho mai abbandonato il Catania, a parte i primi giorni dopo quella vicenda di cui mi sono assunto le responsabilità. Sono tornato a parlare per un motivo ben preciso».

Che riguarda naturalmente il Catania, il calcio giocato.
«Esattamente. Mi rivolgo ai tifosi, ai sostenitori del Catania e chiedo a tutti: restiamo uniti per il bene del Catania che è riuscito a restare a galla nonostante tante altre avversità, a cominciare dal tira e molla della scorsa estate quando dopo una sentenza che ci dava in Serie B siamo rimasti in bilico e alla fine siamo stati di nuovo relegati in C giocando la prima partita dopo oltre un mese di stop forzato».

Parlava dei tifosi prima. Cosa deve dire loro oltre che restare tutti uniti, società compresa. Li invita a tornare allo stadio?
«Una squadra senza tifosi è come legna secca e noi abbiamo bisogno del sostegno di chi ha il Catania nel cuore. E sono veramente tanti».

Lei ben sa dei contrasti che sono sorti tra alcuni gruppi organizzati e l’amministratore delegato rossazzurro Pietro Lo Monaco. Crediamo che sia il nodo cruciale della questione o sbagliamo?
«Io dico solo che se il Catania è uscito dal lungo tunnel oscuro lo deve soprattutto al proficuo lavoro del nostro direttore Lo Monaco. Sia chiaro una volte per tutte che è stato lui a metterci la faccia quando la società era davvero sull’orlo del baratro e ha portato a termine diverse operazioni che hanno permesso al Catania di rialzarsi sotto il punto di vista economico. Mi sembra doveroso, oltre che giusto, sottolineare il buon operato di Lo Monaco che certo non ha fatto tutto questo per tornaconti personali o vantaggi economici».

Lei ormai conosce bene Lo Monaco. Un tandem di successo dell’ultimo Catania in A.
«Lo Monaco è un passionale, lo è sempre stato anche ai tempi della Serie A quando abbiamo centrato obiettivi prestigiosi e ancora oggi oltre che la faccia ci mette pure il cuore. È chiaro che nel calcio possono esserci delle divergenze, ognuno può interpretare una partita in maniera diversa, ma è proprio questo il bello del gioco del pallone. Adesso che siamo sopravvissuti alla tempesta, posso dire che i primi due anni sono stati terribili, ma oggi siamo di nuovo una società nel vero senso della parola e questo ci permette di guardare al futuro con ottimismo. Ecco perché si deve restare uniti e indire la giornata rossazzurra proprio in occasione del big match di domenica con la Juve Stabia, mi sembra una decisione saggia e lungimirante. Tutti assieme al Massimino per vincere una sfida chiave».

Ci sarà allora pure lei domenica al Massimino?
«No, io tornerò allo stadio dopo che avrò scontato l’ultimo giorno di squalifica».

Pulvirenti, sia sincero: ha mai pensato di mollare?
«Le ripeto no e non mi pentirò mai di questa mia scelta. Del resto il fatto di poter contare sul centro sportivo di Torre del Grifo è stato un bene per il Catania. Società e Village si sono “aiutati” a vicenda»

Non va più allo stadio ma segue in qualche modo le partite del Catania.
«Vado spesso agli allenamenti e la domenica soffro davanti al computer solo soletto, ma così ho deciso fin dall’inizio».

Chiudiamo con una domanda strettamente calcistica: lei oltre che patron è un buon intenditore di calcio. Perché questo Catania non è riuscito a esprimersi al meglio?
«La Serie C non è un campionato facile e la risalita è stata difficile per molte squadre. Abbiamo una rosa competitiva e mi sembra che domenica si è visto il miglior Catania della stagione e questo a conferma che Lo Monaco ha lavorato bene sul mercato.

Per mercato s’intende pure l’arrivo di Walter Novellino?
«Ho visto il nuovo tecnico dirigere gli allenamenti la settimana scorsa, è un tecnico esperto e di valore e anche questo è un merito di Lo Monaco. Catania calcistica ha bisogno di tutti noi».

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