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Storie e campioni di Sicilia: Salvatore Campanella, il catanese che ha scritto straordinarie pagine di storia nella lotta

Tra i grandi della greco romana italiana, è stato azzurro a Europei, Mondiali e a due edizioni delle Olimpiadi. "I miei sacrifici sono stati ripagati e a 22 anni ho partecipato alle Olimpiadi di Barcellona 1992 e de nel 1996 ai Giochi di Atlanta"

28 Agosto 2025, 18:20

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La lotta in Sicilia vanta una grande tradizione. Nella specialità di libera e greco romana sono venuti fuori e continuano a venire fuori grandi campioni. Da Ignazio Fabra, palermitano, lottatore di successo campione iridato e continentale a Giovanni Schillaci, passando per due grandi come Vincenzo Maenza e Andrea Minguzzi, campioni emiliani di origini siciliane fino ad arrivare negli anni ‘90 a Salvo e Giuseppe Rinella, fratelli palermitani, lottatori, con Salvo che ha iniziato la carriera a 8 anni e Giuseppe come fratello minore, entrambi con successi nella libera e al catanese Salvatore Campanella capace di scrivere pagine di storia della greco romana.

Andrea Minguzzi, Salvatore Campanella e Daniela Ficara, la storia della lotta italiana

Salvatore Campanella ha continuato una tradizione catanese nella lotta che ancora oggi continua e dopo essere stato un grande atleta adesso come tecnico e dirigente continua ad avviare e lanciare in orbita tanti campioni.

"Una passione nata a soli 10 anni - racconta Salvatore Campanella - grazie a mio cognato che era un agente di Polizia. All’interno del X Reparto in Corso Italia era infatti attiva una palestra del Cs della Polizia di Stato aperta anche ai parenti e così ho cominciato quasi in sordina, ma con grande entusiasmo la mia avventura nel mondo dello sport".

Un giovanissimo Salvatore Campanella

Una scelta fortunata.

"Sicuramente perchè ho conosciuto un mondo, quella della lotta, che mi ha subito affascinato e soprattutto mi ha fatto crescere con uno spirito sano. Non vedevo l’ora di andare in palestra e di confrontarmi con i miei compagni di allenamento e ascoltare le parole del mio allenatore. Sono rimasto così entusiasta di questa disciplina tanto da allenarmi anche due volte al giorno. Successivamente ho continuato alla palestra di atletica pesante della Plaia di Catania".

E non sono mancati i problemi.

"Vengo da una famiglia numerosa di otto persone nella quale lavorava solo mio padre e, pertanto, non potendo permettermi neanche una bicicletta andavo da Picanello, il quartiere in cui sono nato e dove vivevo, fino alla Plaia a piedi. La prima bicicletta mio padre me la regalò infatti quando avevo 19 anni".

Tanti i sacrifici poi ampiamente ripagati con una strepitosa scalata.

"Non è stato facile perchè negli anni ‘90 c’era da fare i conti con i grandi campioni dell’Est e dei Paesi asiatici, ma ci ho sempre creduto e ho messo subito nel mirino un mio sogno nel cassetto che avevo fin da piccolo: Partecipare alle Olimpiadi".

Un traguardo importante che è arrivato dopo tanti sacrifici, ma ancora giovanissimo.

"Nel 1992 a soli 22 anni dopo due stagioni strepitose mi sono infatti guadagnato la partecipazione alle Olimpiadi di Barcellona 1992. E credetemi non è stato facile visto che i posti a disposizione nella mia categoria dei 90 kg erano appena 18 e così per entrare nel ranking internazionale mi sono dovuto superare e sono riuscito a salire sul podio agli Europei in Danimarca. Primi traguardi che ho ottenuto grazie al mio impegno ed ai tanti sacrifici che ho fatto io e la mia famiglia. A quel tempo non ci potevamo permettere un viaggio in aereo e i miei spostamenti, quando venivo convocato per i collegiali, avveniva solo in treno".

Da Barcellona 1992 ai Giochi di Atlanta 1996, il passo è stato breve pur con qualche rammarico.

"All’esordio olimpico a Barcellona ero sicuro di poter salire sul podio. Nel girone eliminatorie ho ottenuto due belle vittorie contro il quotato bulgaro Ivajlo Jordanov e il greco Iordanis Konstantinidis, ma ho pagato a caro prezzo il ko all’esordio contro lo statunitense Michial Foy e soprattutto quello contro il turno Hakki Basar che ha poi vinto l’argento e alla fine non ho partecipato alla finale per il 7° posto contro il cubano Reynaldo Penà e ho chiuso all’8° posto che non era male alla mia età".

Ma il rammarico è stato forte.

"Certo partecipare alle Olimpiadi e il sogno di tutti gli sportivi ed esserci riuscito è stato bello, ma sarebbe stato ancora più bello salire sul podio. Non mi sono perso d’animo e così sono tornato in palestra più carico di prima e dopo una serie di successi a livello nazionale e internazionale e l’argento ai Mondiali Militari del 1995 a Roma ho conquistato la convocazione per la mia seconda Olimpiade vestendo l’azzurro ai Giochi di Atlanta 1996 e non mi sono fermato partecipando a 5 edizioni dei Mondiali e a sei edizioni dei campionati Europei".

Una grande carriera nella lotta continuata anche dopo l’attività agonistica.

"Purtroppo non sono stato molto fortunato perché, nonostante tutti i miei sacrifici, ho avuto nei momenti importanti degli infortuni seri che hanno pregiudicato l'attività agonistica. Grazie ai risultati ottenuti sono stato assunto nel Corpo Forestale e oggi lavoro presso il distaccamento regionale di Nicolosi e mi dedico alla direzione del Centro Federale di Catania che oggi è il fiore all’occhiello della Fijlkam nazionale. La struttura di proprietà del Comune di Catania ha ospitato ed ospita importanti raduni nazionali ed internazionali ed è diventata negli anni un fiore all'occhiello come riconosciuto anche dall'attuale amministrazione comunale. Infine da una decina d'anni sono stato eletto come consigliere Federale Fijlkam del settore lotta e questo per me rappresenta l'incarico più prestigioso per uno che è cresciuto con la disciplina della lotta olimpica".

Salvatore Campanella con un gruppo di lottatori al Centro Federale della Fijlkam

E continuano a crescere i talenti.

"A Catania abbiamo avuto grandi campioni da Antonino Caltabiano a Francesco Scuderi e Mimmo Giuffrida e così l'obiettivo che mi sono prefisso in questi anni e quello di fare crescere i ragazzi in modo che possano diventare i campioni del domani. Di tutto questo non posso che essere grato alla disciplina della lotta olimpica, uno sport non violento ma che richiede tanta abnegazione e tanti sacrifici".

Salvatore Campanella con il tecnico Daniele Ficara che da atleta è stato un suo allievo che ha vestito l'azzurro nella lotta